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IL ROMANZO DI MAFIA CAPITALE

Cronista di Paese Sera e di Repubblica, Massimo Lugli nel suo ultimo libro “Nel Mondo di Mezzo” racconta in chiave romanzata le vicende di criminalità intrecciate con malaffare della politica

 

Roma- “È la teoria del mondo di mezzo compà. Ci stanno… come si dice… i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo”. È una delle frasi più celebri emerse dalle intercettazioni ambientali che riguardano i colloqui tra i due massimi esponenti della vicenda Mafia Capitale.

Una vicenda che tiene banco, con l’avvio ormai imminente di un processo (il 5 novembre), con una serie di problematiche, per non dire con una serie di schermaglie politiche delle quali, probabilmente, solo il tempo potrà dare una spiegazione. Con i fiumi di inchiostro versati e da versare proprio in vista del dibattimento ed ancora, con una serie di iniziative editoriali, cinematografiche che correranno in parallelo con la stessa vicenda giudiziaria.

Massimo Lugli, cronista di nera da Paese Sera a Repubblica, 40 anni di lavoro sul posto a raccontare i fatti e non ad interpretarli, con il suo “Nel mondo di mezzo-Il romanzo di Mafia Capitale”, cambia direzione. Non pubblica verbali, non descrive il percorso di vita dei protagonisti più noti. Racconta “il mondo di mezzo”, quello che con grande intuito da parte di chi lo gestiva, ha portato ad un giro di affari colossale e ad un sistema radicato. Un mondo di mezzo che vede soccombere i più deboli. E così se ieri il business era la droga (della quale erano spesso vittime giovani in difficoltà o ricchi annoiati), oggi l’affare si fa grazie ai disperati, gli ultimi; quelli che ci hanno costretto a guardare con sospetto perché “ci rubano il lavoro” e “sono sporchi, brutti e cattivi”.

Lugli porta alla luce fatti e cronache della malavita collusa (ma non è certamente una novità) con il mondo dell’imprenditoria e della politica. Non è certo un libro per educande il suo. E d’altra parte come si possono descrivere vicende malavitose? Con parole forbite? Certamente no.

Massimo Lugli alla presentazione del suo libro
Massimo Lugli alla presentazione del suo libro con la giornalista Emanuela Sirchia
Massimo Lugli alla presentazione del suo libro
Massimo Lugli alla presentazione del suo libro

Ma il “mondo di mezzo”, è una novità?Assolutamente no – afferma Lugli – . Si è  evoluto, ma c’è sempre stato. E non chiamiamolo mafia a tutti i costi. Piuttosto un viluppo tra corruzione, cambio di livello delle organizzazioni malavitose. Il mondi di sotto sono gli inferi, non se ne parla perché non si vede. È il mondo dei derelitti che ci gira intorno. Gente che magari cerca il riscatto sociale e la malavita ha intuito subito la convenienza: meno sangue da far scorrere e più affari con le mani pulite”.

Ma come si è arrivati a tutto questo? Sicuramente, grazie ad una politica becera e alla contorta macchina amministrativa che permette di complicare anziché semplificare le cose. Ed allora ecco la burocrazia che oltre a rallentare la stessa macchina, consente di nascondere le pastette.

È così Lugli?Sì. Il ginepraio di normative che ruotano attorno agli appalti a chiamata diretta per esempio. E dove non arriva l’amministrazione… ci pensano le cooperative. Ma non solo. La disorganizzazione delle forze dell’ordine delle quali le prime vittime sono carabinieri e polizia. Sono loro a doversela vedere con la carenza di mezzi e risorse a fronte di un’ottima preparazione che tutto il mondo ci invidia. Il risultato sono le periferie abbandonate a se stesse e lo scarso controllo che dà di fatto il via libera alla criminalità. In questo la famiglia Casamonica è la punta dell’iceberg. Per quanto riguarda il processo – prosegue Massimo Lugli – bisognerà vedere i capi di imputazione dei rinviati a giudizio. In proposito, se il reato di mafia reggerà. Nelle oltre 1300 pagine dell’inchiesta manca la forza di intimidazione. In questa storia si tratta il più delle volte di trattative di affari tra amministratori e malavitosi”.

Già, trattative d’affari del mondo di mezzo che Massimo Lugli racconta in maniera fluida alternando la quotidianità del suo alter ego Marco Corvino uomo, amante e padre, a quella di cronista di nera con gli episodi di nera dei quali deve dare notizia sul suo giornale. Perché un cronista non fa indagini o inchieste, deve raccontare i fatti.

Emanuela Sirchia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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