Dossier

IL RITORNO DEL SULTANO

L’effetto domino degli eventi che hanno interessato la Turchia nella notte del 15 luglio è appena cominciato, e i numeri snocciolati dalle agenzie di informazione di tutto il mondo non sono che un pallido riflesso di quello che sta per succedere nella Repubblica turca

Roma- Quasi 10.000 militari arrestati, 2745 giudici rimossi dall’incarico, più di 15.000 dipendenti del Ministero dell’Istruzione, oltre 21.000 insegnanti delle scuole private, e poi rettori delle università, insegnati di religione e perfino qualche Imam, si stima siano più di 80.000 le persone coinvolte dalle purghe del «Sultano» dell’ AKP, il quasi moderato, conservatore e islamita Presidente Erdogan.

Inutile speculare se sia stato un maldestro tentativo di Golpe fallito, o un perfetto e riuscitissimo auto-golpe, o se semplicemente il Sultano avesse già pronte le liste dei sassolini da togliersi dalla scarpa non appena se ne fosse presentata l’occasione, il vaso di Pandora è stato aperto e la Turchia si appresta a tornare indietro di quasi cent’anni.

Probabilmente non si tornerà indietro da un giorno all’altro, non smetteremo di vedere i ragazzi per strada passeggiare vestiti come in qualsiasi altra piazza europea, ma la reazione culturale è già cominciata, e la stretta su social, manifestazioni, libertà e diritti civili ha la strada spianata adesso che tutti gli oppositori hanno ricevuto il benservito, non solo senza proteste, ma addirittura tra il plauso della folla.

La folla che è scesa in piazza a difendere la “democrazia” , dopo il messaggio lanciato dai tanto odiati  social è la stessa folla che ora assiste inerte al giro di vite lanciato dallo stesso uomo che nega ancora il genocidio armeno, che considera il popolo curdo una spina nel fianco della Turchia, e che guarda con disinvoltura l’Europa ed il Medio Oriente ammiccando ora ad una ed ora all’altro, a seconda della convenienza.

…dove il PKK, considerata un’organizzazione terroristica, è vista come l’unica ancora di salvezza al dissolvimento di un’identità nazionale fortemente ostracizzata dai due giganti musulmani che lo circondano…

Non è difficile immaginare a chi si rivolgano le simpatie di quest’uomo arrestato nel 1998 per incitamento all’odio religioso, ripulitosi solo per riacquistare credibilità in un paese pur sempre di lunga tradizione democratica, e non è nemmeno difficile immaginare che adesso la Turchia si trasformerà nell’incudine su cui batte il martello del califfato sul piccolo ma guerrigliero popolo curdo, che lotta strenuamente per allontanare dalle proprie porte il califfato che non vede di buon occhio un popolo laico e fortemente socialista, dove il PKK, considerata un’organizzazione terroristica, è vista come l’unica ancora di salvezza al dissolvimento di un’identità nazionale fortemente ostracizzata dai due giganti musulmani che lo circondano.

L’Europa diplomaticamente non può far altro che stare a guardare, si tendono mani di collaborazione per “capire”, si chiede timidamente di rispettare la democrazia e i diritti civili, ma la paura in questi giorni in cui il terrorismo è internazionale e colpisce indistintamente come la pioggia è grande.

La paura che Erdogan non voglia più essere il confine tra l’Europa e il Medio Oriente, il timore che il sultano voglia essere un ponte, più che un argine per l’Islam radicale.

Patrizio Ricciatti

 

Patrizio Ricciatti

Nato a Roma nel 1982, coltiva da subito la passione per il teatro e la recitazione. Avido lettore di letteratura antica e moderna , appassionato di cartografia e di archeologia, si laurea a Roma Tre in scienze storiche del territorio per la cooperazione internazionale, dove impara a seguire la politica con il distacco tipico dello storico. Attualmente lavora come grafico in una piccola agenzia del litorale romano.

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