Il dio della guerra Kratos, lo spartano più brutale della storia dei videogiochi, ritorna su console con una nuova inedita avventura, che lo porterà questa volta tra le innevate terre degli dei del Nord.

Muscoloso, barbuto, più anziano ma sempre più sanguinario: così si presenta Kratos, il guerriero spartano divenuto dio della guerra, nel nuovo capitolo di God of War, uscito in Italia questo weekend in esclusiva su PlayStation 4. Nei capitoli precedenti della saga, la sua furia vendicativa aveva creato scompiglio sul Monte Olimpo, e aveva portato il Fantasma di Sparta a conoscere oscure verità sul suo già travagliato passato. Ma il Kratos che ci troviamo di fronte nell’ottavo capitolo della serie è un uomo più maturo, nell’aspetto e nel comportamento: il pizzetto color nero corvino ha fatto spazio a un enorme barba crespa e selvaggia, i suoi occhi sembrano più stanchi e doloranti, ma la sua forza sovrumana sembra non invecchiare insieme a lui. Dopo essere inspiegabilmente sopravvissuto allo scontro fatale contro suo padre Zeus, Kratos si è rifatto una vita lontano dalle calde e assolate lande della Grecia, arrivando a Midgard, nelle bianche e selvagge terre del Nord. Lì si è sposato con Feya, e da lei ha generato un figlio di nome Atreus. All’inizio del gioco sono passati diversi anni e Feya, per motivi ignoti e in circostanze sconosciute al giocatore, è passata a miglior vita. Ma la sua ultima volontà è quella di vedere le proprie ceneri deposte sulla cima del monte più alto di Midgard, e in questa missione Kratos sarà accompagnato dal figlio Atreus. Quello ordinato da sua moglie però è un compito non immune da rischi e pericoli: in primo luogo Atreus è poco più di un bambino, il cui entusiasmo giovanile e la mancanza di esperienza costringeranno Kratos a insegnare a suo figlio tutti i segreti, marziali e morali, per diventare un guerriero imbattibile come lui. Inoltre, gli dei norreni conoscono la fama di “ammazzadei” di cui gode il Fantasma di Sparta, ragion per cui ostacoleranno come meglio possono il viaggio di Kratos e Atreus nel corso della loro avventura. Tuttavia, il giovanissimo ragazzo non è a conoscenza del tremendo passato di suo padre, che molti anni prima di generarlo aveva massacrato (a causa di un inganno degli dei) la sua prima moglie e la prima figlia, e nel vendicarsi aveva mosso guerra all’intero Monte Olimpo, causando la distruzione del Pantheon greco. Ma nonostante le difficoltà che si frappongono tra lui e la meta, Kratos, non più armato delle affilate Lame del Caos ma della tremenda ascia Leviatano, è determinato a portare a termine la missione affidatagli dalla defunta moglie. La trama è densa e fitta di dettagli, con colpi di scena improvvisi e inaspettati e una storia entusiasmante, che riesce a tenere il giocatore incollato al televisore con il gamepad in mano per il puro piacere di esplorare i Nove Regni della mitologia vichinga.          

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Kratos è pronto a prendere a calci in quel posto tutti i suoi nemici con la sua nuova ascia “Leviatano

Alcuni videogiocatori amanti della saga storceranno il naso di fronte a un videogioco notevolmente diverso dai precedenti titoli della saga per quanto concerne le dinamiche di gameplay, ma con la sua grafica mozzafiato (basti pensare che la grafica dei filmati è la stessa in game) God of War sa farsi amare anche da chi era più affezionato a uno stile di gioco più dinamico e frizzante alla “Hack and Slash”, fatto di combo, mosse concatenate e nemici affettati e sminuzzati con spargimenti di sangue truculenti. Musiche coinvolgenti ed effetti speciali entusiasmanti rendono quest’avventura ancor più “cinematografica”, conferendo al gioco un’epicità degna dei migliori blockbuster hollywoodiani. Lo stile del nuovo God of War, più agguerrito e selvaggio (e allo stesso tempo più complesso e impegnativo) ma leggermente più lento e calcolato, si sposa bene con il repentino cambio di carattere del protagonista Kratos: egli vuole infatti mostrarsi un buon padre, saggio, un esempio per suo figlio Atreus, a cui vuole insegnare che un buon guerriero si deve distinguere non solo per la sua forza ma anche per la sua saggezza e caparbietà. È un Kratos maturo, come dicevamo, che ha imparato dai suoi errori e li ha trasformati in punti di forza: insomma, un personaggio lontano anni luce dallo spartano sadico e annebbiato dalla furia cieca che conoscevamo. Atreus, nella sua innocenza, vuole invece dimostrare di avere le carte in regola per essere un buon combattente, e tenta di tirare fuori il lato più umano e nascosto di suo padre. Il rapporto padre-figlio è quindi una tematica molto importante all’interno del gioco, e ci regalerà momenti intensi e profondi, che intervalleranno scene di combattimento e duelli all’ultimo sangue.

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C’è chi porta i figli a pesca e chi su una montagna sperduta piena di nemici armati fino ai denti…

Ma gli amanti della storia e della mitologia antica troveranno in God of War pane per i loro denti: nei loro viaggi, Kratos e Atreus affronteranno creature del folklore nordico come giganti, troll, orchi e draugr, e incontreranno i più celebri personaggi della mitologia norrena, quali Freya, Brok e Sidri (i due nani che forgiarono il Mjöllnir, il martello di Thor) Miðgarðsormr (il serpente gigantesco in grado di circondare il mondo intero e riuscire a mordersi la coda) Yggdrasil (l’albero della vita) e addirittura i corvi di Odino, che il padre degli dei del Nord usava come suoi “occhi” per sorvegliare il mondo; Kratos e Atreus, nel loro viaggio attraverso i Nove Regni del cosmo vichingo percorreranno il ponte del Bifrǫst. Insomma, un’avventura nella mitologia norrena più che emozionante, interessante sia per chi ama le storie degli dei del Nord sia per chi le conosce di riflesso tramite i film e i fumetti di Thor della Marvel. Ma non mancano nemmeno riferimenti velati alla mitologia greca da cui proviene lo spartano Kratos: in alcuni momenti “morti”, Atreus ad esempio chiederà al padre di raccontargli qualche storia, e quest’ultimo in tutta risposta reciterà alcune favole tratte dai Mythoi di Esopo (il ragazzo ladro e sua madre, il cavallo e il cacciatore, le due rane, il granchio e la madre e molte altre…)

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Non capisco perchè agitarsi così tanto per una lucertolina…

Alla vigilia dell’uscita, le aspettative su questo titolo d’azione per Playstation erano tante e molto alte, ma sono state tutte degnamente ripagate da un videogame meraviglioso nella sua storia e giocabilità: insomma, lo spettacolo vale il prezzo del biglietto. Battaglie da mozzare il fiato, un’avventura tutta da vivere, un viaggio che vi coinvolgerà senza annoiarvi mai. Non esageravano affatto (e basta qualche ora di gioco per averne la conferma) i critici che prima dell’uscita, basandosi su pochi filmati e minuscoli spezzoni del gioco, vedevano nel nuovo God of War uno dei migliori videogames del decennio, se non di tutta la storia videoludica. Ma in questi casi, le parole forse sono di troppo: non vi resta che prendere la vostra ascia, anzi, il vostro gamepad e gettarvi all’azione.

                                                 Michele Porcaro