Mentre la Fiera di Roma si prepara ad ospitare la XXII Edizione del Romics, la Fiera del fumetto più importante della Capitale, ripercorriamo i passi della storia: proprio a Roma, nella Basilica di San Clemente, è conservato il fumetto più antico di sempre.

Fumetti: chi non ne ha mai letto uno? Da Topolino a One Piece, da Tex a Diabolik, da Corto Maltese a Deathnote, da Nembo Kid ai grandi albi della Marvel e della DC. Le storie dei nostri eroi “cartacei” ci accompagnano fin dalla nostra infanzia, e anche i più grandicelli spesso non si fanno mancare l’occasione di sfogliare le pagine di un fumetto prontamente acquistato in edicola o in fumetteria. Gli appassionati di questo genere nel Bel Paese sono migliaia, e si radunano periodicamente nelle varie fiere del fumetto che si svolgono nello Stivale durante l’anno: in Italia l’evento più importante per i “nerd” e gli “otaku” è indubbiamente il LuccaComics, che si svolge annualmente nella ridente cittadina toscana ogni novembre. Invece questo mese, precisamente da Giovedì 5 e Domenica 8 Ottobre, si terrà la XXII Edizione del Romics, la fiera del fumetto più importante della capitale. I padiglioni della Fiera di Roma sono pronti a ospitare numerosi stand dove i visitatori potranno acquistare gadgets, fumetti, albi, action figures, magliette e peluche, mentre i cosplayers, coloro che amano travestirsi degli abiti dei loro eroi di manga, fumetti e anime preferiti, sono invece pronti ad assiepare l’intera fiera e a prestarsi a tante foto con grandi e piccini. Anche quest’anno, il Romics è pronto a regalarci quattro giornate all’insegna del fumetto.

Ma a proposito di fumetto, come nasce questo raffinato genere in cui l’arte e la letteratura danno vita a storie appassionanti e avvincenti? Andando indietro nel tempo, è giusto ricordare che agli esordi i fumetti non apparivano negli albi e nelle brossure, come siamo abituati a vederli noi (cominceranno a essere stampati così solo negli anni a ridosso della Seconda Guerra Mondiale) ma in vignette comiche e satiriche dalla trama autoconclusiva, appunto dette strips comics, pubblicate sui periodici e sui quotidiani. Ufficialmente parlando, il primo fumetto moderno è Hogan’s Alley, una serie di strisce comiche risalenti al 1895 che vedono come protagonista un bambino calvo, soprannominato Yelllow Kid per via di una lunga maglietta gialla sulla quale sono scritte le battute pronunciate dal personaggio. Tuttavia, alcuni esperti di storia del fumetto negano tale primato a Yellow Kid, affermando che già tra il 1827 e il 1890 erano presenti altre vignette a fumetti. Ma se andassimo indietro nel tempo, dove potremmo trovare dei precursori del Fumetto?

Alcuni hanno proposto come “fumetto più antico di sempre” la Colonna Traiana o l’Arazzo di Bayeux, ma in nessuno dei due casi vi sono indicazioni di battute pronunciate dai personaggi seguendo uno schema orizzontale, particolarità che invece troviamo nell‘iscrizione di San Clemente a Roma. In uno degli affreschi della Basilica di San Clemente a Laterano a Roma infatti, viene ritratta la Passione di San Clemente, quarto Papa della Chiesa Cattolica. La scena raffigurata vede Sisinnio, un nobile romano avverso al culto cristiano, catturare Clemente per poterlo condurre in prigione prima di giustiziarlo. I servi sono incaricati di portare il santo incatenato alla sua cella, ma un angelo, secondo la leggenda, portò in salvo Clemente, sostituendolo con una colonna di marmo. I servi di Sisinnio sono dunque ritratti nell’affresco mentre trascinano il blocco di marmo, convinti di trasportare invece il corpo di Clemente. Ogni personaggio ha vicino alla propria testa un’iscrizione che corrisponde alla battuta pronunciata da ognuno. Da destra verso sinistra si legge:
SISINIUM: “Fili de le pute, traite“. (Sisinnio, il padrone: “Figli di… (Beh, avete capito, no? tirate!”)
GOSMARIUS: “Albertel, trai“. (Gosmario, il primo servo “Albertello, tira!”)
ALBERTELLUS: “Falite dereto co lo palo, Carvoncelle“. (Albertello, il secondo servo: Mettiti dietro con il palo, Carvoncello!”)
N.B. Carvoncello è il terzo servo.
SANCTUS CLEMENS:Duritiam cordis vestris, saxa traere meruistis“.
(San Clemente: A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare delle pietre”.)

Oltre alla particolarità artistica dell’affresco, non deve sfuggire un altro dettaglio ai nostri occhi: l’iscrizione di San Clemente, datata tra l’XI e il XII secolo, è uno dei primi documenti in lingua volgare. Infatti, si può notare una netta contraddizione tra la battuta pronunciata da San Clemente e quelle dei servi e di Sisinnio. Quest’ultimi infatti, sembrano parlare una lingua molto simile all’italiano volgare (la cui traduzione è facilmente intuibile) mentre San Clemente, la cui risposta è trascritta nel rilievo centrale, si rivolge ai suoi persecutori in latino (seppur, c’è da dirlo, molto più maccheronico e imbastardito rispetto al latino classico). Come si può notare, il volgare romanesco è considerato un linguaggio più basso e popolare rispetto alla lingua latina, più elevata e non a caso messa in bocca al santo. L’iscrizione di San Clemente si pone dunque come un efficace testimone dell’ormai avanzato passaggio dal latino alle lingue romanze (e, nel nostro caso, all’italiano).

Considerata una vera e propria perla dal punto di visto artistico, linguistico e letterario, l’iscrizione di San Clemente è visitabile nella Cripta dell’omonima basilica. Il primo fumetto della storia è più vicino a noi di quanto possiamo pensare: per poterlo guardare, non basta che una passeggiata tra i verdi e ridenti viali di Roma, tra il Celio e l’Esquilino: l’ennesima prova che la storia ci rende inconsapevoli eredi di un patrimonio inestimabile.

                                                                                                                                                                      Michele Porcaro