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IL PRATO IN TAVOLA

Storia e leggenda della Misticanza, piatto tipico romano. Da Papa Sisto V ai giorni nostri ecco gli aneddoti e le curiosità dell’insalata dei romani: «Il Prato in Tavola»

Roma- Nel periodo primaverile, nella città di Roma, si comincia a parlare di “Mistocanza”. La tradizione vuole che si consumi di Venerdì, giorno della questua per i frati degli ordini mendicanti. Citata da Gian Gioacchino Belli nei suoi “Sonetti Romaneschi”, è legata ad un episodio curioso della Roma papalina che ha come protagonista Papa Sisto V, al secolo Felice Pedretti (1521-1590).

Era l’anno 1586, in primavera, durante una visita del suo medico personale, Papa Sisto V volle sapere la situazione in città dei suoi concittadini marchigiani, visto che anche lui era di origine marchigiana. Il Dottore espose la situazione e si soffermò sul caso clinico, a suo dire, di un avvocato, che per peculazioni non andate a buon fine, avvertiva dolori di ogni genere e non si riusciva a curare. Ovviamente, il medico era disperato, perché l’avvocato lo interpellava in continuazione. Papa Sisto V disse: “Ce penzo Io !”.

Congedato il dottore, il Papa, chiamò il proprio giardiniere e gli ordinò di preparare un cestino di Mistocanza con sotto degli zecchini d’oro, di farlo recapitare presso l’Avvocato come dono del Papa per una pronta guarigione. Tutto questo doveva essere ripetuto per una settimana.

Dopo la settimana di Mistocanza, il medico personale del papa, durante una visita di controllo al pontefice, disse che non solo non era stato chiamato più dall’avvocato, ma addirittura, che l’aveva incontrato per strada in perfetta salute. Il Papa spiegò al medico che cosa aveva fatto ed il povero dottore disse sconsolato: “Santità, si queste so le vostre cure, io vado a fa er carnacciaro! “

Questo episodio diede origine ad un modo di dire popolare, oggi caduto in disuso, “Ce vorrebbe la Mistocanza de Papa Sisto”, che sta a significare ci vorrebbero tanti soldi.

Ma che cosa è la Mistocanza o, in italiano la Misticanza? La Misticanza è un insalata tipica della cucina romana. Questo particolare tipo di insalata è composta esclusivamente da erbe di campo quali rughetta, invidia, crescione, pimpinella, cicoria selvatica, finocchio, erbanoce, caccialepre, cresta di gallo, porcellana, pisciacane, piede di papavero, barba di frate, cerfoglio, orecchio d’asino ed altre erbe di campo.

In pratica, come disse Romeo Collalti, in questo piatto “Er monno è un prato”. A differenza di altri piatti, la misticanza, non ha una ricetta unica, ma è essenziale che contenga le erbe citate in precedenza. Al giorno d’oggi è difficilissimo trovare e formare la vera misticanza, le insalate in busta che si trovano nei vari negozi, non contengono nulla della ricetta o ricette originali, e questo va a tutto discapito del sapore.

Inoltre nei ristoranti non si usano più erbe di campo per cucinare e formare questo piatto. Esistono solamente due modi per mangiare la misticanza romana. Il primo è cruda con olio ed aceto da versare direttamente sul piatto. Il secondo è lessata con un pochino di Raperonzolo adagiato sopra, sempre condita con olio ed aceto, questo metodo viene usato generalmente in tarda primavera per via del sapore, molte volte amaro, che prendono le erbe con l’avanzare della stagione. Complicato è il vino da abbinare, ma un EST EST EST!!! di Montefiascone, abbinamento territoriale per eccellenza, dovrebbe portare il giusto equilibrio gustativo.

Stefano Campidelli

Stefano Campidelli

Dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, sviluppa il suo interesse per il mondo dell'editoria on-line. Divora riviste, giornali e tutto ciò che è attualità, inchiesta e approfondimento. Ama il collezionismo e i libri di genere storico o fantasy, come viaggiare su due binari paralleli. E' appassionato e cultore di vini e della buona gastronomia. Oltre che delle vere tradizioni popolari. Romane, soprattutto.

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