Tra sanzioni USA e noncuranza russa abbiamo ipotizzato tre motivi per i quali il ponte sullo stretto di Kerch, progetto da circa tre miliardi di dollari, gioverebbe molto (troppo?) alla Russia di Putin e a Putin stesso.

Il Tesoro (il Dipartimento del Tesoro degli USA) sta con i suoi partner nel condannare le violazioni della legge internazionale da parte della Russia, e noi continueremo a sanzionare coloro che minacciano la pace, la sicurezza e la sovranità dell’Ucraina”. Queste le parole dell’attuale direttore dell’Office of Foreign Assets Control del Tesoro (che si occupa delle sanzioni), John Smith, riguardo alle sanzioni imposte alla Russia e alla già avviata costruzione del ponte sullo stretto di Kerch nel Mar d’Azov. Sono ben sette le compagnie coinvolte in questo giro di vite statunitense. Giro di vite indirizzato a frenare Mosca nella costruzione di 19 chilometri di connessioni ferroviarie e stradali atte a legare definitivamente la Russia alla Crimea. L’affondo statunitense non sembra però preoccupare gli addetti ai lavori. Il Crimea bridge infocenter, l’organizzazione responsabile per le comunicazioni riguardanti il progetto, difatti, mette in mostra una Russia molto fiduciosa arrivando a sostenere che “le sanzioni non influenzeranno la costruzione del ponte”.

Tra i vari motivi che rendono tale costruzione un obiettivo di enorme rilevanza per la Russia di Putin se ne possono elencarne almeno tre. Il primo, come ovvio, riguarda il rafforzamento della posizione della Russia nei confronti della Crimea e, allo stesso modo, l’ulteriore soddisfacimento della necessità (o richiesta) di legittimità dei secessionisti. Chiaramente la realizzazione di un ponte che attraversi i 4,5 chilometri di mare che separano la Russia dalla Crimea, inserito all’interno di una sorta di missione colorita con toni quasi messianici, gioverebbe non poco alla Russia di Putin che, così, acquisterebbe altro consenso in quanto diverrebbe l’artefice di un progetto desiderato dalla Russia sin dai tempi dello zar Nicola II. Si tratta infatti di un progetto che lo stesso Stalin non riuscì a realizzare (il ponte costruito da Stalin crollò dopo poco tempo). Non è un caso che Putin abbia già etichettato tale impresa come una “missione storica”. In questo senso si può forse rintracciare il secondo motivo per il quale tale ponte ha, di fatto, una grande importanza per la Russia, ovvero l’incremento del suo soft power (superficialmente si può definire come la capacità di mostrarsi forte e degno di fiducia agli occhi del mondo, ndr): potere che Putin sembra (almeno apparentemente) molto capace a gestire. Portare a termine il ponte rafforzerebbe ancora una volta la figura del Presidente della Federazione Russa nell’immaginario di chi lo sostiene e, considerato quante volte la macchina comunicativa del “nuovo zar” sia riuscita quasi chirurgicamente a osannarne l’immagine di grande statista, non è difficile immaginare quanto l’ultimazione del ponte nel Mar d’Azov potrà essere usata per tale scopo. La dice lunga in tal senso la visita di Putin ai cantieri del ponte a due anni dall’annessione della Crimea (visita avvenuta a marzo) così come è molto esplicativo un video a 360° che su youtube permette di assistere in computer grafica all’iter che seguirà la costruzione del ponte; video ovviamente ben condito da una musica dai toni solenni.

Un terzo motivo, più rilevante dei primi due a seconda dei punti di vista, riguarda l’ovvia riduzione dei tempi di trasporto di merci e quant’altro tra la Russia e la Penisola. In tal senso è bene sottolineare come il ponte agevolerà anche gli investimenti che Mosca ha previsto per la Crimea; investimenti che partono da una base di 5 miliardi di dollari. Simferopoli ha chiaramente molto bisogno di tali investimenti e Putin, ovviamente, non permetterà che gli sfugga dalle mani l’opportunità di “aiutare” (tanto per tornare ai primi due motivi) e di consolidare la strategica conquista.

In definitiva, appare inutile ribadire come gli attriti tra l’aquila e l’orso rimangano forti, non mancando stoccate e affondi reciproci. Se da un lato Putin continua a rafforzare la sua posizione nei confronti della Crimea festeggiando la continuazione dei lavori di costruzione di un ponte acclamato come una conquista storica, gli USA purtroppo continuano ad aver poco da festeggiare. Per ora, non resta che aspettare la prossima mossa.