Cronache di Roma

Il Piccolo Cinema America al centro delle polemiche estive

Le sale accusano l’organizzazione culturale di "concorrenza sleale" per la gratuità del servizio. Aumentati i contributi dalla Regione Lazio

Roma – Terminerà il 30 agosto la stagione 2020 del Piccolo Cinema America. Nonostante le difficoltà incontrate nel corso del 2019 e i numerosi attriti con il Cineland di Ostia (ne avevamo parlato qui), anche quest’anno saranno tre le arene gratuite sotto le stelle disposte in tutta Roma, da Trastevere (San Cosimato), a Tor Sapienza (Cervelletta), fino al litorale romane (Porto Turistico di Roma). Il format rimane invariato: un mini festival in cui si alterneranno grandi classici del Cinema di tutti i tempi a pellicole destinate ai più piccoli. La scelta delle proiezioni guarda sempre al passato, riportando sul grande schermo film fuori dalle sale ormai da molto tempo.

Se fino al 2019 era possibile partecipare alle serate semplicemente raggiungendo i luoghi dell’evento, quest’anno è invece necessario prenotare il posto tramite una piattaforma online. Nonostante le numerose critiche, l’accesso rimane ancora gratuito. Ovviamente come in ogni altro luogo, è necessaria la mascherina protettiva di naso e bocca. Anche gli spazi assumono oggi una nuova organizzazione: le sedute non sono più ordinate nelle canoniche file, ma in piccole “piazzole” composte da quattro posti in cui si può sedere solo in compagnia dei propri accompagnatori.

L’organizzazione degli eventi a “norma di Covid” è, in realtà, l’ultimo dei problemi del Piccolo Cinema America, nel 2020 più che mai al centro di un’aspra querelle con le case produttrici e le sale cinematografiche. Le proiezioni messe in piedi da Valerio Carocci, leader dell’associazione, e dal suo team non pesano in alcun modo sul portafoglio degli spettatori, a cui viene tuttavia offerta la possibilità di contribuire con donazioni una volta spento lo schermo. Le spese a cui va incontro un’organizzazione di questo genere non sono poche, il ruolo degli sponsor è indubbiamente fondamentale per il suo svolgimento, ma il Piccolo Cinema America – fin dalle sue primissime esperienze – ha catturato l’attenzione della politica ottenendo più o meno ingenti fondi pubblici (di molto aumentati dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti per l’anno 2020). Persino il premier Giuseppe Conte e la sua consorte si sono recentemente fatti fotografare nella piazza di San Cosimato, sfoderando il loro miglior sorriso e una maglietta dell’associazione. L’approvazione generalizzata dei leader politici e della stampa progressista di interesse culturale (anche il New York Times ha recentemente parlato delle arene pubbliche romane nelle proprie pagine) è in realtà sintomo di una situazione tutt’altro che placida. I cinematografi privati accusano l’organizzazione culturale di “concorrenza sleale”, poiché offrono gratuitamente un servizio che da sempre richiede un biglietto di ingresso. La risposta di Valerio Carocci è stata negli anni sempre la stessa: le pellicole proiettate sotto le stelle non sono più nelle sale da tanto tempo, piuttosto che ledere l’industria cinematografica la aiutano educando il pubblico al cinema sul grande schermo.

Nel 2020, l’approvvigionamento dei diritti sui film è stato ben complesso. In un comunicato di giugno l’ufficio stampa del Piccolo Cinema America ha denunciato che su 140 film richiesti alle case di produzione sono state ricevute più di 120 risposte negative, rendendo impossibile una pianificazione delle rassegne estive. Le dichiarazioni parlavano di vero e proprio boicottaggio operato anche in direzione di altre associazioni simili, come la milanese Scendi c’è il Cinema o il festival calabrese La Guarimba. Seppure qualsiasi distributore è libero di scegliere in maniera del tutto autonoma se concedere o meno a un determinato esercente i propri film, la voce del Piccolo Cinema America non è rimasta per molto inascoltata. L’Autorità Antitrust ha infatti svolto ispezioni nella sede di ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali), presieduta da Francesco Rutelli, e in quelle di ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) e ANEC Lazio. L’AGCM ha inoltre avviato un’istruttoria volta ad accertare la presenza di un’intesa restrittiva da parte dei privati e ipotizzando la presenza a partire dal 2018 di «un’azione concertata, riferibile ad una parte sostanziale dell’industria cinematografica italiana, finalizzata ad orientare le case di distribuzione e/o i loro intermediari a negare i film alle arene a titolo gratuito, o comunque per subordinare il rilascio delle liberatorie a condizioni sempre più stringenti».

L’azione dell’AGCM ha avuto un effetto immediato. Nel giro di pochissimi giorni, quasi tutte le case di distribuzione che avevano negato le autorizzazioni per la proiezione alle arene gratuite sono tornate indietro sui propri passi. Gli schermi del Piccolo Cinema America sono tornati ad accendersi a pieno ritmo e le piazze sono riapparse di nuovo piene. Quella che era nata come una piccola associazione culturale portata avanti da un gruppo di attivisti volontari (e giovanissimi), sembra ormai essere diventata un’attività ben salda e invincibile, in grado di farsi ascoltare fin oltre oceano e di interessare le zone apicali della politica nostrana.

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Serena Mauriello

Dopo aver insegnato lettere nelle scuole superiori, Serena Mauriello è attualmente dottoranda in Italianistica presso l'Università la Sapienza di Roma. Suoi contributi sono stati pubblicati su importanti riviste specialistiche come Rivista di Studi Italiani o Bollettino di Studi di Italianistica. Ha partecipato attivamente a convegni e seminari sul Medioevo italiano. Nel ambito del giornalismo, scrive principalmente di cultura e società.

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