La mancanza di leadership: «Francamente non capisco cosa sta succedendo», dichiara Zingaretti.

Roma – L’occasione è ghiotta, anzi ghiottissima: il ministro dell’Interno Salvini non si presenta a riferire in Senato, il premier Conte sta per parlare davanti ad un’aula semideserta perché i 5S hanno abbandonato l’aula per protestare contro Salvini, ma non tutti e così si dimostrano divisi. Il discorso che il premier dovrà tenere è complicatissimo, un’arte di diplomazia e oratoria; il giorno prima si è pronunciato a favore del Tav, contro il partito di Di Maio. La situazione del governo in carica si prefigura come una polveriera a rischio di esplosione. Il Pd all’opposizione che con il suo nuovo leader, uscito trionfante dalle primarie, che cosa fa? Se ne frega di ciò che accade a Palazzo Madama, di rivestire il suo ruolo politico di opposizione perché è occupato completamente da una polemica interna: su chi deve intervenire dopo il discorso di Conte.

Andiamo con ordine. Martedì Zingaretti si riunisce con i senatori del Pd e viene formalizzata la proposta di far rispondere a Matteo Renzi all’informativa di Conte sul Rubligate. La proposta viene accolta all’unanimità. Subito dopo, però, Zanda, Pinotti e Misiani contestano il metodo. Renzi, nonostante il voto positivo, annuncia su Facebook il passo indietro dichiarando: “Avevo chiesto di poter intervenire contro Salvini a nome del Pd. La cosa ha suscitato polemiche interne da parte dei senatori vicini alla segreteria. E siccome ritengo assurdo che nel giorno in cui Salvini deve parlare dei suoi guai, una parte del Pd attacchi me, ho deciso di rinunciare all’intervento”.

Parlerà il dem Dario Parrini, capogruppo in commissione affari costituzionali, del suo intervento non rimane memoria di alcuna traccia. Il neoeletto segretario del Pd, Zingaretti, dimostrando una totale mancanza di controllo politico e di leadership, dice: “Francamente non capisco cosa sta succedendo”. Su questo siamo d’accordo con lui. Tra l’altro i dem non presentano alcuna mozione di sfiducia per il governo, che avrebbe obbligato Salvini ad essere presente in aula con esiti imprevedibili; o meglio la presentano dopo il discorso di Conte, quando ormai è inutile e non ha nessun valore politico. Francamente è vero, Zingaretti non sta capendo poi molto. Benvenuti nel nuovo Pd, quello che si risolleverà dalle macerie e che si opporrà al governo gialloverde.

Renzi in serata dichiarerà: “Trovo sorprendente che tutte le volte che apro bocca ci sia qualcuno dei miei, ‘miei’ si fa per dire, che mi attacca. Il Matteo da attaccare non sono io, ma Salvini”. Il Pd è molto bravo a fare opposizione: al suo interno! Con un’epurazione per niente democratica, impendendo ad un suo senatore di svolgere il mandato parlamentare per il quale è stato eletto.

 

                                                                                                                        Emanuele Cheloni