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IL PARADISO DI STEFANIA ANGELINI

UN’INTERVISTA ALLA POETESSA ROMANA, DA POCO PREMIATA SULLE RIVE DEL TEVERE, RICORDANDO IL SUO DOLOROSO TRASCORSO PERSONALE E LE TAPPE FONDAMENTALI DEL SUO PERCORSO ARTISTICO

Roma – Che dire di Stefania Angelini? Un’esplosione di energia e creatività, destinata irrimediabilmente a sorprenderti. La contatto per un’intervista, in merito all’ultimo riconoscimento che le è stato attribuito a fine giugno nell’ambito di una nota manifestazione culturale sulle rive del Tevere. Lì, Stefania ha recitato alcune delle sue poesie in romanesco. Parole in cui è racchiusa, in sostanza, tutta se stessa. Poetessa genuina, sincera, solare eppure segnata da un trascorso doloroso:

Avrai letto della mia infanzia. Sono stata molto male negli anni Sessanta… sono stata ricoverata in tutti gli ospedali della Capitale. Finché mi hanno operata al cuore”. In quello che Stefania definisce “tempo di fantascienza” per operazioni del genere, poi, il dono della vita. “Chi soffre diventa sensibile” – aggiunge – “e così con la mia sensibilità già da bimba iniziai a scrivere poesie”. E, infatti, tra le tematiche basilari della sua poesia spiccano la memoria, l’infanzia e il senso d’appartenenza alla terra in cui si è nati (mi piace ricordare a tal proposito la suggestiva e malinconica Trastevere). Eppure ciò che più conta per Stefania è la ricerca della verità, del senso profondo della vita. Quell’esistenza vissuta a contatto con il dolore e la gioia, con le persone. “Per me stare con la gente conta tantissimo… ma quella intelligente, non bella. Quella che ha un’anima che ti penetra dentro”, prosegue come un fiume in piena. E quando le chiedo dei suoi modelli poetici, mi sorprende dicendo: “Amo i poeti che toccano l’anima. Ero una grande fan di Franco Califano. Come poeta era il mio rovescio, ed io ho scritto poesie bellissime ispirata da lui. Poi la sua vita privata non mi interessava ma come poeta tanto di cappello. La sua è stata una vita vissuta sulla pelle. Ad esempio, gli ho dedicato una poesia dettata in sogno. Si trova ad Ardea, nella sala museo che gli è stata dedicata. Ho vinto due premi con quella poesia, uno ad Ostia e l’altro al Telescopio di Casal Palocco a maggio”.

Di riconoscimenti, però, nel corso della sua carriera poetica ne ha ottenuti tantissimi. Come il Premio Campidoglio nel 1987. Ciononostante, Stefania Angelini non smette di nutrire riconoscenza per il pubblico (“…io dico sempre grazie di tutto quello che ho […] Ho visto bambini morire, ho sofferto troppo […] dite sempre grazie”), di provare stupore ed emozione. Ed è questo ciò che la rende speciale. “Non mi interessa apparire”, conclude. “Mi interessa far conoscere i vari sentimenti che la vita ci pone. Ieri sera è stato un altro successo… la gente si fermava ad ascoltare le mie poesie senza conoscermi. Per me è il massimo”. 

Per leggere la poesia di Stefania Angelini, è possibile visitare il sito.

Simona Cappuccio

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Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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