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IL NEPAL GUARITO DALLA GUERRA: “WHITE SUN”

IL REGISTA NEPALESE DEEPAK RAUNIYAR HA PRESENTATO ALLA 73° MOSTRA D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA LA SUA OPERA SECONDA, WHITE SUN, IN CUI MOSTRA COME IL PESO DEL PASSATO GRAVI SUL PRESENTE DI UN NEPAL CHE TENTA DI RISORGERE DALLE CENERI DELLA GUERRA CIVILE CHE L’HA OPPRESSO PER DIECI INTERMINABILI ANNI…

La “guerra popolare”, così definita dal Partito Maoista e meglio conosciuta con il generico nome di guerra civile nepalese ebbe formalmente inizio il 12 febbraio 1996, quando il Partito Comunista, di tendenza maoista, dichiarò guerra al governo monarchico in carica. La motivazione? Il desiderio di abolire il regime autoritario imposto dalla monarchia, superando la divisione di caste e la discriminazione di genere e predicando la redistribuzione delle terre di proprietà dei latifondisti ai nullatenenti. Infine, tra le cose che più premevano ai maoisti, vi era la necessità di riformulare la Costituzione introducendo leggi che permettessero di abbandonare vecchie tradizioni in favore del progresso del Nepal. Sostenendo la causa della rivoluzione morirono circa 10.500 maoisti, a farne le spese furono anche 3000 sostenitori del governo, per un totale di più di 16.000 morti, 16.000 nepalesi uccisi per mano di altri nepalesi. Ed è proprio la sua esperienza di nepalese che Deepak Rauniyar mette in campo per infondere anima in White Sun, un film che parla al Nepal e parla del Nepal.

Non c’era modo di sfuggire da ciò che stava accadendo. Ero un adolescente quando il Partito Comunista del Nepal ha iniziato la sua guerra contro il regime e poco dopo sono partito per andare a studiare – ricorda il regista – Alcuni dei miei amici si erano arruolati tra le fila del Partito Maoista, altri in quelle dell’esercito del re, molti di loro sono stati uccisi. Al momento del cessate il fuoco il mio villaggio era ormai deserto, come il villaggio che mostro in White Sun”. Forte di questi ricordi di dolore, il regista nonché sceneggiatore del film, ha voluto proporre un’opera seconda che scavasse fino al cuore della sua terra e facesse conoscere al mondo intero il conflitto a cui è andato incontro il Nepal. Così il dramma familiare espresso in White Sun, che vede contrapposto Chandra a suo fratello Suraj, l’uno convinto sostenitore e attivista maoista, l’altro conservatore monarchico, vuole essere riflesso del dramma storico vissuto in prima persona da ogni singolo nepalese.

Come i personaggi di White Sun trovano conforto nel comprendere che i conflitti interni devono essere risolti, e così Chandra si confronta con il fratello Suraj e i monarchici hanno modo di riflettere sulle tradizioni imposte a loro e alla loro terra, alcuni ancora accaniti sostenitori, altri aperti ad un dialogo, così il Nepal stesso giunge ad un accordo tra le parti: il 21 novembre 2006 viene firmata la pace tra il governo e i maoisti, arrivando alla deposizione dell’autoritario re Gyanendra. Non solo, nel 2008 il parlamento nepalese ha dichiarato la mutazione del Nepal da monarchia a repubblica: finalmente i nepalesi hanno visto la fine della guerra civile, finalmente l’ordine è stato ristabilito, altrimenti “non ci sarebbe potuta essere pace senza giustizia”.

Silvia Ricciardi

Laureata con il massimo dei voti in “Arti e Scienze dello Spettacolo: Cinema” presso La Sapienza di Roma con una tesi su “Partner” di Bernardo Bertolucci, collabora con diverse testate cartacee e online, tra le quali il mensile Marie Claire ed il bimestrale Just Cinema. Desiderando approfondire le sue conoscenze in settore cinematografico, ha seguito corsi incentrati su critica, ma anche su sceneggiatura e scrittura creativa, realizzando diversi cortometraggi. Ha collaborato con un ufficio stampa di cinema e libri e ha lavorato anche come segretaria di edizione per diversi film.

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