Da qualche anno a questa parte continua il trend positivo riguardante l’import-export di armamenti. Come leggere questa situazione? C’è da preoccuparsi? Probabilmente no, anzi, tutto sommato la cosa potrebbe avere più risvolti positivi che negativi.

Per quanto sia impossibile riportare in poche righe tutti i Paesi che stanno attivamente contribuendo all’aumento della compravendita di armamenti, basta prendere in considerazione pochi dati per rendersi conto di quanto, in effetti, a livello mondiale si stia assistendo ad una rinvigorita corsa agli armamenti. Il Medio Oriente, ad esempio, tra il 2012 ed il 2016 ha visto crescere dell’86% l’import degli armamenti. Solo il Qatar ha speso nel 2015 ben 17 miliardi di dollari, mentre l’Arabia Saudita 12. Se una crescita delle spese per gli armamenti in Medio Oriente appare più che comprensibile (e magari preoccupante), vista e considerata la sua instabilità, sono invero molti i Paesi che prendono parte a questa corsa. La Norvegia, tanto per fare un altro esempio, ha da poco rinnovato attrezzatura da fanteria, naviglio e flotta aerea (soprattutto in chiave anti-russa), arrivando a vantare un arsenale di tutto rispetto considerando che è riuscita in questa impresa utilizzando (bene) solo l’1,4 % del Pil contro il 2% generalmente richiesto. In tal senso l’ex Primo Ministro Jens Stoltenberg, ora Segretario Generale della Nato non ha mancato di far notare la sua soddisfazione. Inutile poi menzionare il crescente interesse verso un rinnovo degli armamenti dimostrato dalle grandi potenze quali Stati Uniti, Russia e Cina che, fondamentalmente, stanno manifestando una forte volontà di rendere il loro arsenale più performante sotto ogni punto di vista. Se poi si considerano le ultime dichiarazioni del presidente statunitense Donal Trump riguardo all’eventualità di aumentare l’arsenale nucleare statunitense, ben si può intendere quanto il trend relativo a questo nuovo riarmo sia tutt’altro che destinato ad invertirsi nel breve periodo.

Un primo risvolto positivo: l’Italia ci guadagna

Nella classifica dei maggiori esportatori di armi nel quinquennio che va dal 2012 al 2016 troviamo (come sempre) gli USA al primo posto (con il 33% della torta), seguiti da Russia (23%), Cina (6,2%), Francia 6%) e Germania (5,6%). Parlando di esportatori risulta comunque interessante osservare l’’India, dal canto suo, si ponga come il maggiore importatore. L’Italia, per quanto non sia prima in classifica nelle esportazioni, non si può dire che non si stia dando da fare. Il 2016 è stato infatti una gallina dalle uova d’oro per lo Stivale europeo che ha aumentato il suo export dell’85% (per un totale di circa 14,5 miliardi di dollari) rispetto al 2015. Aumento legato all’acquisto da parte del Kuwait di 28 caccia Eurofighter (i cui guadagni andranno per il 60% alla Leonardo) e ai proventi derivanti dal rinnovo della flotta da guerra del Qatar andati alla Leonardo e a Fincantieri. Al contempo risulta aumentato anche l’import, che nel 2016 ha visto un aumento del 169% rispetto al 2015, per un totale di circa 612 milioni. L’Italia, quindi, sembra essersi mossa bene essendo riuscita a portare a segno ottimi contratti.

Un secondo risvolto positivo: più grande è il rischio, meno conveniente diventa l’azzardo

Insomma, a tutti gli effetti si sta assistendo ad una veloce corsa agli armamenti, ma questo non necessariamente è da leggersi come un qualcosa di allarmante e ciò per due motivi fondamentali. Il primo riguarda il fatto che gli armamenti, ogni tot anni, richiedono un aggiornamento. In tal senso si potrebbe dire che molti Paesi stiano semplicemente aggiornando i loro mezzi, cosa che accade ciclicamente. Il secondo motivo, invece, riguarda il fattore deterrenza. Un aumento delle capacità offensive e difensive, oltre a poter essere letto come una maggiore probabilità di poter dare avvio ad una guerra (girando un po’sul web già si può incappare in qualche titolo da Terza Guerra Mondiale), può altresì essere letto come una una diminuzione delle probabilità di vincerla e, quindi, minori possibilità di guadagno. Banalmente, più sono grandi le forze in campo, meno conviene farsi la guerra. Se poi si tiene conto della presenza del nucleare non si può che rimanere interdetti quando qualcuno prova anche solo per un attimo a pensare ad una guerra (non limitata ma assoluta) in quest’epoca, per quanto ciò non sia comunque mai da escludersi a priori.

Federico Molfese