Proprio mentre molti mettono in dubbio l’utilità dello studio del greco, del latino, della filosofia e della storia antica, una statistica internazionale mette in luce un dato che porta non poco orgoglio all’Italia: l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” è il primo ateneo al mondo nel settore delle Scienze dell’Antichità.

Chiunque si sia mai cimentato nello studio del greco e del latino e abbia mai tentato di approfondire la storia del passato e dei suoi grandi uomini quali Cicerone, Alessandro Magno, Cesare e Pericle, avrà sicuramente incontrato nel suo percorso di studi dei detrattori pronti a etichettare tutto ciò che è antico come qualcosa di inutile e polveroso. A un vero amante del mondo classico ribolle sempre il sangue nelle vene quando sente parlare del greco e del latino accostate all’infamante marchio di “lingue morte”. Persino i recenti governi hanno più volte trascinato le lingue antiche sul banco degli imputati, sacrificandole sempre quando necessario. Basti pensare che la ex MinistrA dell’Istruzione Valeria Fedeli aveva meditato la proposta di un cambio dei programmi scolastici portando avanti lo slogan di Bernard Dika “Meno Babilonesi, Più Attualità!”. Nella mentalità di molti, la lingua di Platone e Tucidide e quella di Cesare e Tacito sono viste più come frivolezze d’ornamento volte a riempire il bagaglio culturale dell’individuo piuttosto che come campi di studio pregni di un’utilità collettiva di cui la nostra società ha bisogno. Un po’ come l’Azzeccagarbugli de I Promessi Sposi che sfoggia il suo “Latinorum” per affermare la sua superiorità sul semplice e ingenuo Renzo…

Certo, c’è da dire che in passato il Liceo Classico, la prima casa di formazione in Italia del latino e del greco, è stato sopravvalutato, incensato tra tutti gli istituti superiori oltremisura, ed elogiato come sede del sapere nella sua forma più autentica e genuina, dove si istruiva la crème de la crème della gioventù italiana, destinata a formare la futura classe dirigente dello Stivale. Fortunatamente, negli ultimi anni si è data maggior considerazione agli altri indirizzi di studio, portando a pari dignità Licei come lo scientifico e l’artistico e Istituti tecnici, professionali e commerciali. Negli anni, tuttavia, si è subito passati da un eccesso all’altro, e se un tempo il Liceo Classico era visto come l’Olimpo della cultura classica e umanistica, oggi viene al contrario considerato come uno sgabuzzino che raccoglie le polveri e le ceneri di perifrastiche, declinazioni e versioni di libri antichi e noiosi.

Ma proprio quando l’utilità delle scienze umanistiche viene messa in dubbio da molti, e lo studio del greco e del latino subisce sempre più sferzate da ogni parte e istituzione, arriva direttamente dal Regno Unito una statistica interessante: la QS (Quacquarelli-Symonds, azienda britannica specializzata in educazione e studio all’estero) ha recentemente stilato una classifica dei migliori atenei del globo. In questo ranking su scala mondiale, nella voce “Classic & Ancient History”, sopra la Sorbona, sopra Yale, Harvard, Oxford e Cambridge, spunta il nome di un orgoglio del nostro paese: Sapienza. Agli occhi di chi in questi anni ha speso per l’università romana solo parole negative, criticando la (senza dubbio evidente) disorganizzazione e lentezza burocratica dell’ateneo, questo dato può sbalordire, mentre chi è ben consapevole dell’impegno e del sacrificio impiegati dal

Il prof. Enzo Lippolis durante la trasmissione “Le parole della settimana” 

Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza, considererà l’ammissione di questo primato come la coronazione di un duro lavoro svolto in tanti anni. Il merito di questo riconoscimento è in primo luogo da attribuire al governo della Sapienza e al Magnifico Rettore Eugenio Gaudio, che hanno incentivato e sponsorizzato in notevole misura lo studio delle materie antiche. Ma chi ha contribuito notevolmente alla crescita scientifica dell’antichistica della Sapienza, portandola dal centunesimo (2012) al primo posto del ranking mondiale è stato il prof. Enzo Lippolis, archeologo, docente ordinario di Archeologia Classica alla Sapienza e proprio dal 2012 direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità.

 

Il destino, beffardo e imperscrutabile, ha voluto che poche ore dopo essere stato celebrato per il suo indiscutibile merito dalla Rai, nel corso della trasmissione “Le parole della settimana” condotto da Massimo Gramellini su Rai 3, il prof. Enzo Lippolis sia scomparso, colto da un improvviso malore fulminante. Ma i tanti progetti accademici e le numerose campagne di scavo, di promozione e di contributo scientifico sono la testimonianza che la Sapienza continuerà nei prossimi anni, a migliorarsi sempre di più, nella speranza che il lavoro portato avanti dal prof. Lippolis non vada vanificato.

A questo punto chiediamoci: quanto è paradossale che il paese con la migliore università nello studio delle Scienze Antiche sia lo stesso dove si tentano di fare sempre più tagli sul greco, sul latino e sulla storia antica? Lo studio delle materie classiche e umanistiche non va ridotto, non va mutilato e osteggiato, ma al contrario va invece apprezzato e valorizzato sempre di più. La cultura classica, bisogna rendersi conto, non è un fardello che dobbiamo trascinarsi con noia e svogliatezza, ma un tesoro prezioso, di cui noi dobbiamo prendere coscienze di esserne diretti eredi, che dobbiamo custodire quasi gelosamente. Il greco e il latino non costituiscono un mondo a sé stante, chiuso e sbarrato ad ogni altra infiltrazione. Bisogna rendersi conto che la Grecia e la Roma antica hanno costituito la base del mondo occidentale in cui oggi viviamo: d’altronde, non ci sarebbe stato un Michelangelo, se non ci fosse stato un Policleto; non leggeremo Machiavelli, se non ci fosse stato Tito Livio, e non vanteremmo la democrazia, se non avessimo avuto Clistene e Pericle. E poi… non è mica un caso che lo stesso Dante, padre (a detta di molti) della lingua italiana, scelse come sua guida Virgilio, no?
                   
                                                                                                                                                                                Michele Porcaro