Dicembre gelato non va disprezzato. Niente di meglio di un freddo pungente e secco per affrontare il mese natalizio. E poiché ai proverbi popolari non si guarda in bocca, ho deciso di fare mio proprio questo, mentre ‘addobbavo’ la borsa di guanti, sciarpe e vestiti pesanti per affrontare il viaggio del ponte dell’Immacolata. Destinazione: gli zero gradi centigradi del Belgio.

Sulle strade di Bruges (Belgio)

Sulle strade di Bruges (Belgio)

Verso la costa

Dici Belgio e tutti pensano a Bruxelles, al cuore pulsante della seriosa ed imperante madre Europa, ai delicati accordi intra ed internazionali dai quali dipende il destino di ogni paese della coalizione. Ma l’itinerario scelto, per me, è stato un altro.
Sfuggendo volutamente alla vista di uffici a dieci piani, con finestre a picco sulla strada a far da specchio ad impiegati e diplomatici incravattati alle prese con le ‘sudate’ carte politiche, l’intercity in cui mi sono comodamente seduta mi ha accompagnato fino all’estremo opposto del paese, la costa. Un viaggio che, letteralmente, ti trascina via dalla metropoli, facendoti assaporare il gusto di una desolata, grigia e pacifica campagna, apparentemente infinita, piatta e nebulosa. Mai troppo rilassante, per chi è saturo di frenesia cittadina.

Energia del vento

Basta sporgersi dal finestrino per farsi travolgere dalla diversità.
Il paesaggio che corre veloce sotto gli occhi intervalla distese di verde spento a case finalmente nuove, architettonicamente lontane da quelle italiane. Mura strette e tetti spioventi e triangolari, agglomerati di colori pastello caldi a tal punto da far dimenticare il clima rigido e le nuvole dense che ricoprono il cielo. E poi, tra qualche mucca che bruca e cavalli lasciati liberi di gironzolare dentro una natura apparentemente disabitata, l’improvvisa comparsa di pale eoliche che ti ricorda dove sei. La patria del freddo, ma soprattutto la vicina più prossima dell’Olanda, dei mulini. Dell’energia del vento.

Pescatori a Blankenberge (Belgio)

Pescatori a Blankenberge (Belgio)

Blankenberge

A distanza di quasi due ore da Bruxelles, ma di soli quindici minuti da Bruges, il treno fa sosta a Blankenberge, la città costiera che accoglierà i miei sogni per le successive due notti.
Tutto, qui, riporta con tenerezza ai mitici anni ’80, dalle vetrine dei negozi d’abbigliamento agli arredamenti alle pubblicità stampate sui camioncini. Ma ciò che più caratterizza questo tratto di costa belga, almeno d’inverno, è il silenzio delle strade poco battute, il lento andare e venire di donne sole con le buste per la spesa, di coppie più o meno anziane a braccetto sul lungomare, o disposte una su una sedia a rotelle e l’altro dietro, a spingere l’amata compagna nel vento sferzante per portare a spasso il cane.
Una città solitaria e labirintica, che sembra terminare ad ogni svoltar di strada, e tuttavia non opprime, né intristisce. La mancanza di dislivello tra l’asfalto ed il marciapiede, le finestre senza tende delle case a pianterreno, da dove è possibile entrare con lo sguardo dentro le quotidiane abitudini degli ospiti, svelano la propensione ad una tranquilla confidenza, ad un modo di vivere sommesso e pacato. Complice il mare, che rende pazienti i pescatori esposti alle intemperie sul molo più grande, e li fa guardare lontano, con occhi malinconici e profondi, mentre si scaldano le mani e la gola con una tazza di qualche bibita fumante.

Taverna di Frank a Blankenberge (Belgio)

Taverna di Frank a Blankenberge (Belgio)

La taverna di Frank

Gli anni ’80, a Blankenberge, li si vive soprattutto di sera, mentre ci si aggira infreddoliti alla ricerca di qualcosa da mangiare e alle dieci sembra già tutto spento. Scartati senza pensarci due volte tutti gli pseudo locali dalla cucina ‘tipicamente’ italiana o spagnola – rintracciabili, tra l’altro, solo al prezzo di pazienti passeggiate notturne tra le vie apparentemente tutte uguali della città -, l’alternativa più plausibile, che si rivelerà anche la più azzeccata, è quella di entrare in una ‘taverna’. Come quella di Frank, dove per due sere consecutive ciò che cambia può essere solo la birra che si decide di bere. Un’ipnotica immobilità permea tutto il resto, le chiacchiere e le risate di un gruppo abituale di avventori, le luci soffuse, i bocconcini di carne corroborante per cena. Basta un attimo che il cerchio si chiude. Mentre dentro il locale Frank pulisce i boccali e spilla altra birra sulle note dei Dire Straits, fuori la pioggia pulisce le strade, e compone la sua personale musica battendo sui sellini delle biciclette parcheggiate all’aperto.

Bruges

Con Blankenberge alle spalle, l’approdo a Bruges cambia di nuovo tutte le carte in tavola. Niente, in questa cittadina, riesce a lasciare indifferenti, ed il periodo prenatalizio fatto di luci, mercatini, musica in filodiffusione o prodotta da improvvisati artisti di strada non fa che accentuarne ogni adorabile dettaglio.

Mulini Sint Anna, Bruges (Belgio)

Mulini Sint Anna, Bruges (Belgio)

Con il cielo sgombro di nuvole ed un sole reso più lucente dal freddo secco del nord, il Markt, il Burg, il Begijnhof e tanti altri quartieri disseminati qua e là si rischiarano mettendo a nudo un arcobaleno di colori pronto ad indicare la via ai numerosi passanti di turno. Sono le tinte delle case basse, accostate una all’altra secondo la tipica architettura delle Fiandre, ma anche le sfumature calde delle foglie e dei prati che costeggiano la periferia della città.
Angoli con scorci romantici, presi d’assalto da coppie d’innamorati e dalle macchine fotografiche di chi guada, a bordo di piccole barche turistiche, i tanti canali presenti, si alternano a panorami più distesi, visibili dall’alto delle collinette che ancora ospitano i quattro mulini nella zona Sint Anna. Il senso del Natale, in una cornice del genere, sembra non voler finire mai. Un buon motivo per non disprezzare troppo il freddo di dicembre.