Dossier

IL MERCATO DEI REPERTI FINANZIA L’ISIS

Teste mozzate e statue nascoste. La presa di potere dello Stato Islamico in Medio Oriente prosegue apparentemente indisturbata lasciando alle sue spalle una scia di sangue. E laddove ormai il Paese è conquistato, tra i civili regna il terrore.

Roma- Campagne militari di questa entità vanno però mantenute e finanziate. È fondamentalmente questo il motivo per cui i miliziani dell’ISIS prima di distruggere un sito archeologico mostrano tanto interesse per i suoi reperti: in questi casi il mercato nero internazionale è il miglior finanziatore che possa esserci, anche grazie all’anonimato che garantisce.

Khaled Assad, archeologo siriano, si è laureato nel 1962 e nel 1963 già venne nominato direttore del sito e del museo di Palmira, una città romana a 200 chilometri circa da Damasco. Lì ha lavorato in pratica per il resto della sua vita, tra museo e scavi archeologici, proseguendo anche dopo il pensionamento. Si tratta di una collaborazione durata almeno mezzo secolo, che ha visto la pubblicazione di lavori scientifici anche in ambito internazionale (USA, Francia, Germania).

La zona di Palmira è stata conquistata dallo Stato Islamico nel mese di maggio, già allora con non poche perdite a livello storico, e il 25 agosto scorso sono state pubblicate in rete le fotografie della distruzione del tempio di Baal Shamin.

Tra queste due date però si è verificato un crimine più atroce: il corpo di Khaled Assad è stato appeso ad una delle colonne della piazza centrale di Palmira dopo essere stato decapitato davanti alla folla. Il motivo di tanta barbarie è semplice: l’archeologo è riuscito a nascondere centinaia di statue romane e per questo è stato tenuto prigioniero per settimane e “interrogato”. Le statue sono ancora al sicuro mentre l’archeologo che le ha protette è stato ucciso come monito per il futuro.

Khaled Assad ha dedicato la sua esistenza a Palmira e per “lei” è morto. Molti direbbero che si tratta di follia eppure dietro al caos che si sta creando nella comunità internazionale appare sempre più chiaro un disegno ben preciso e meticoloso, almeno ai vertici dell’organizzazione. Appendere un cadavere per i piedi a una colonna, con la testa mozzata a terra sotto di esso, fa parte di un attacco studiato a tavolino e chissà quanto premeditato. Le uccisioni in massa possono essere sintomi di follia, questo no.

In tutto il mondo la notizia della morte di Khaled Assad ha avuto un eco mediatico enorme, in alcune città come Roma è stato mantenuto il lutto in musei e gallerie d’arte, mentre si attende inermi la prossima mossa.

Manuela Micheli

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Manuela Micheli

Laureanda in Lettere, operatore per i Beni Culturali, indirizzo Beni Archeologici, con tesi in topografia antica e rilievo dei monumenti, coltiva la passione per la scrittura e ancor di più per la lettura. Da sempre è interessata alla tutela dei Beni Culturali, alla valorizzazione degli stessi e agli interventi finalizzati alla cooperazione internazionale in materia soprattutto di circolazione di Beni rubati. Progettista software di professione, in parallelo cerca di portare avanti più interessi al fine di completare la propria formazione umanistica.

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