Cronache di Roma

IL MARE E LA PERIFERIA

Amore Tossico, un romanzo criminale venti anni prima di “Romanzo Criminale”. Le parole del regista Claudio Caligari, scomparso di recente e il ricordo di una borgata sospesa tra il mare e i palazzoni popolari.

Roma- Il regista Claudio Caligari, malato da tempo, è morto la sera di martedì 26 maggio all’età di 67 anni. Nato ad Arona, piccolo comune situato sulla sponda piemontese del lago Maggiore, il 7 febbraio del 1948, Claudio Caligari, dopo qualche documentario girato negli anni ’70, ha scritto e diretto solo due film: Amore Tossico, uscito nel 1983 e L’odore della notte nel 1998 (ispirato al romanzo “Le notti di arancia meccanica” di Dido Sacchettoni).

In realtà Caligari, come confessato da lui stesso in molte interviste, cercò anche di acquistare, senza riuscirci, i diritti di Romanzo Criminale, il libro del giudice Giancarlo De Cataldo. Caligari lavorò anche a molti altri progetti mai concretizzati: “Per due volte – ha raccontato il regista – ho proposto alla Cattleya, Anni rapaci, che alla fine si può definire un film commerciale, anche se diversamente commerciale, e per due volte lo hanno rifiutato. La prima volta eravamo prima di Romanzo criminale. Riccardo Tozzi mi fece intendere che loro non facevano film del genere, su personaggi così negativi. Ma un anno o due dopo fece Romanzo criminale. In realtà credo che non vogliano, tutti produttori non solo la Cattleya, un approccio autoriale, un segno forte, sia pure commercialmente veicolabile. Gli basta una medietà espressiva”.

Tante le storie rimaste nel cassetto: “Per esempio ce n’era una che si chiamava Effetto Elisa, che era la storia di una dark lady che si innamora di un pusher. Il ruolo del pusher aveva accettato di farlo Harvey Keitel. Poi non se n’è fatto niente”. Negli ultimi mesi, in collaborazione con l’attore romano Valerio Mastandrea, già protagonista nell’Odore della notte, Caligari stava lavorando ad un altro film: Non essere cattivo. Lo scorso 3 ottobre Mastandrea lanciò, tramite il Messaggero, un appello a Martin Scorsese per finanziare e promuovere il nuovo lavoro di Caligari:

“Caro Martino, Ti scrivo per una ragione semplice. Tu ami profondamente il Cinema. In Italia c’è un Regista che ama il Cinema quanto te. Forse anche più di te (…) Ti scrivo perché, dopo tanti anni di resistenza umana alla vita, a questo mestiere e alle sue dinamiche, questo signore ha avuto il coraggio di scrivere un nuovo copione, e di provare a girare un nuovo film (…) Perché il Cinema di questo signore, Claudio Caligari, merita più di quanto è stato fino a oggi. E perché lo ripeto, quanto lo ama Claudio, il Cinema, forse neanche tu, Martino”.

Scorsese non ha mai risposto all’appello di Mastandrea ma alla fine qualche soldo è arrivato grazie ai finanziamenti di Rai Cinema, Kimerafilm, la Taodue e LeoneFilmGroup.vCaligari è morto qualche giorno dopo aver terminato il montaggio del nuovo film ambientato, come Amore Tossico, a Ostia. Il lungometraggio, come annunciato da Mastandrea, verrà presentato a settembre alla Mostra del cinema di Venezia.

“Non essere cattivo” è un ritorno per Caligari nella periferia romana: “È una storia degli anni novanta. Quando finisce quel mondo pasoliniano – ha raccontato lo stesso regista – Questo film è la storia di due amici. A un certo punto uno decide di andare a lavorare, ma non è che va meglio dell’altro che continua a barcamenarsi tra legale e illegale”.

Nel film “c’è una biforcazione tra i due personaggi: uno va verso Pasolini e la droga, l’altro invece è investito da una connotazione diversa, forte e inaspettata, il lavoro. Entrambi perderanno la loro battaglia, e chi la perde nel modo più doloroso è quello che entra nel mondo del lavoro. Come in Rocco e i suoi Fratelli (1960) di Visconti, dove Ciro va in fabbrica. Ma oggi manca quella fiducia verso il lavoro che si poteva avere cinquant’anni fa. Oggi il lavoro è precario, o non c’è. E la redenzione non è più possibile”.

Dopo la morte di Caligari, Mastandrea ha pubblicato su Tumblr un testo, commovente, per ricordare la carriera del regista e il suo amore, non ricambiato, per il mondo del cinema:

“'(Senza) parole. Muoio come uno stronzo. E ho fatto solo due film’. Se n’è uscito così, ad un semaforo rosso di viale dell’Oceano Atlantico circa un anno fa. Stavamo andando insieme a parlare con un amico oncologo in ospedale (…) Claudio ha perso ai rigori, che si sappia questo. E ai rigori non è mai una sconfitta reale. A tutti noi che lo abbiamo accompagnato nell’ultimo sogno realizzato è bastato questo. Onorarlo nel lavoro che più ha amato, maledicendo la sua ostinazione, ammirandone la tenacia, il coraggio e la passione. Ridendo alle sue battute crudeli. Commossi davanti alla sua commozione dell’aver iniziato e finito il suo nuovo e ultimo film”.

AMORE TOSSICO. Amore tossico, basato su un soggetto scritto dallo stesso Caligari in collaborazione con il sociologo Guido Blumir, è un film del 1983. Cesare, Enzo, Roberto detto Ciopper, Massimo, Capellone, Michela, Loredana, Debora e Teresa: questi i nomi di un gruppo di tossicodipendenti che trascorrono le loro giornate tra Ostia e Centocelle, alla continua ricerca di soldi ed eroina. Il cast è composto da attori non professionisti, alcuni dei quali ex tossicodipendenti o tossicodipendenti. Cesare Ferretti – che nel film interpreta Cesare, il protagonista – ex tossicodipendente, è morto di Aids il 17 marzo del 1989. Roberto, l’attore che interpreta Ciopper, è morto di malaria in Africa alcuni anni dopo l’uscita del film. In realtà gli attori non erano “tossicodipendenti di strada”. Come ben sintetizzato dal blog Cinematografia patologica, gli attori “erano tutti prevenienti da ambienti borghesi con una reale scimmia per l’Ero. Insomma “quelli che non si sbattevano più di tanto per trovare i soldi per una dose”.

E’ lo stesso Caligari a spiegare come si arrivò a scegliere gli attori: “Dovevamo scegliere ex tossicodipendenti ma che sapessero anche recitare. Durante le riprese qualcuno fu anche arrestato e dovemmo ingaggiare degli avvocati per tirarli fuori. Qualcuno non riuscimmo a scarcerarlo e per alcune scene fummo costretti ad usare dei sosia”. Amore tossico è “un film pasoliniano” come l’ha definito Caligari. Uno sguardo non moralistico “in cui è assente il gioco para-pubblicitario che c’è ad esempio in Trainspotting”. Un “Romanzo criminale vent’anni prima di Romanzo criminale” come ha scritto Christian Raimo di Internazionale.

“Volevamo mettere in scena quello che i media ignoravano – spiega Caligari in una vecchia intervista – mostrando tutte quelle situazioni, anche grottesche, che nascono in un mercato nero”. Amore tossico è stato premiato al Festival di Venezia con il premio De Sica come miglior opera prima ed è stato distribuito con il patrocinio di Marco Ferreri (il regista della Grande abbuffata e La casa del sorriso) che lo difese da tutte le critiche. Nella conferenza stampa che accompagnò la presentazione del film, come raccontò lo stesso Caligari, fu Ferreri a difendere il film dagli attacchi della critica:

“Nella conferenza, al casinò, c’erano personaggi importanti, gente come Dario Fo, Monica Vitti e tanti altri. Comunque, ad un certo punto si alza Ferreri facendo cadere una pila di sedie, poi butta il cappello in aria e dice a Sanguineti che non capisce niente. Lì è cominciato uno scontro durissimo. Comunque, ad un certo punto si alza Ferreri facendo cadere una pila di sedie, poi butta il cappello in aria e dice a Sanguineti che non capisce niente. Lì è cominciato uno scontro durissimo, e Ferreri è salito al banco della conferenza stampa, dal quale mi sono defilato dopo mezz’ora”.

In Amore tossico Caligari decide di utilizzare lo slang della borgata e dei tossicodipendenti unendo il vocabolario della criminalità con quello degli eroinomani: uno schizzo (una dose), lavorà (rubare), fare uno strappo (uno scippo), una chiusura (un furto, una rapina), svortà (comprare la droga e farsi), le spade (le siringhe), le guardie (la polizia), i pezzi (le pistole), le farma (le farmacie).

Caligari racconta senza facili moralismi la vita di un gruppo sbandato di tossicodipendenti. Negli anni ’70 Ostia era una borgata sospesa tra il mare sporco e i palazzi di “ricotta” di Armellini. Una borgata dove Nicolino Selis e la banda della Magliana trovarono gli spazi per spacciare un fiume di eroina e per gettare le basi dell’organizzazione criminale che in pochi anni conquistò gran parte dei quartiere della capitale. Un fiume in piena, quello dell’eroina, che travolse migliaia di giovani. “Fu un film molto difficile da fare – ha spiegato Caligari – avevamo scritturato degli ex tossicodipendenti che condividevano l’operazione politica del film, ma c’era il problema che ogni tanto uno di loro veniva arrestato prima di girare una scena. Allora dovevamo ingaggiare avvocati per tirarli fuori e spesso pure pagare costose cauzioni. Fu una vera avventura, il budget era basso e dovemmo girare tutto in un mese”.

Gianluca Pace

L’INTERVISTA A ROBERTO STANI ” CIOPPER” DI AMORE TOSSICO

(Intervista di Mirko Polisano, registrata ad agosto 2004)

https://youtu.be/cuvKfllN2hc

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Gianluca Pace

Laureato in Storia contemporanea, dal 2011 collaboro con Blitz quotidiano. Giornalista pubblicista, ho alternato nel tempo diverse collaborazioni con giornali online. Amo la letteratura americana contemporanea, il cinema, i viaggi e la musica. E la mia città

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