Più di duemila follwer su internet per l’ex insegnante di Rostov che ha confessato di aver commesso 55 omicidi tra il 1978 e il 1990. Ragazzi tra gli otto e i 17 anni torturati mutilati, e in buona parte mangiati. Oggi, dopo la morte, il suo profilo spopola ancora sui social network.

 

Rostov (Russia)- Il suo primo omicidio gli fece capire che lui, come serial killer, aveva ancora molto da imparare. Era il 1978 quando uccise la sua prima vittima: la piccola Lena aveva appena 8 anni. I sospetti non bastarono a incastrarlo. Da lì bruciò le tappe: 52 vittime accertate, mutilate e in parte mangiate. Arrestato il 20 novembre del 1990, confesso solo dopo pochi 55 omicidi compiuti in 12 anni di vita apparentemente normale: famiglia, lavoro, partito.

I Primi Impulsi. Andrej Čikatilo nasce il 15 ottobre 1936 da una famiglia di agricoltori, in un piccolissimo villaggio dell’attuale Ucraina. Vive la prima parte della vita raggiungendo un normale standard di vita, diventa insegnante, si sposa e ha dei figli.   Proprio nell’ambiente scolastico Andrej inizia ad essere perseguitato dalle sue ossessioni: inizia a sbirciare gli allievi nei bagni, quindi passa ad approcci più diretti con i ragazzi. Quando le autorità scolastiche vengono a conoscenza di questi atti incresciosi trasferiscono Andrej in un altro istituto tacendone il motivo per non intaccare la reputazione della scuola.

Nel 1978 Chikatilo si trasferisce con la propria famiglia a Shakhty dove acquista all’insaputa di tutti, una capanna, la “casa segreta”, vicino ad un fiume.  Proprio in quella capanna il 22 dicembre di quell’anno, Andrej attira una bambina di 9 anni, Lena Zakotnova, provando a violentarla. Arrivati, la gettò a terra e cominciò a strapparle i vestiti, ma anche quando la ebbe sottomessa non riuscì ad avere una erezione per fare sesso con lei. Eiaculò comunque. La vista del sangue lo eccitò enormemente inducendolo a tirar fuori un temperino e a colpirla ripetutamente. Dopo gettò il cadavere in un torrente vicino. La bambina viene trovata alla vigilia di Natale, ma nessuno sospetta minimamente di Chikatilo, padre di famiglia, insegnante, un uomo che non fuma, non beve. La morte della bambina viene attribuita a un violentatore della zona, Alexander Kravchenko, che su pressione della famiglia della piccola l’uomo viene condannato immediatamente e fucilato.

Nei mesi successivi Andrej viene accusato ripetutamente di molestie nei confronti dei suoi alunni e viene finalmente licenziato dall’istituto tecnico.  Grazie alla tessera del partito comunista, riesce a trovare posto come operaio in una piccola fabbrica vicino a Shakhty. Un lavoro perfetto per il Mostro di Rostov: per recarsi al lavoro Chikatilo deve viaggiare molto in treno, e in questo modo conoscerà la maggior parte delle sue vittime.

Dopo un “periodo di intervallo emotivo” durato 3 anni, nel settembre del 1981 incontrò Larisa Tkachenko ( 17 anni) a una fermata dell’autobus e la convinse in qualche modo a seguirlo. La ragazza era sicuramente disposta a fare sesso con lui, ma lui era troppo eccitato. La gettò per terra, la colpì con pesanti pugni e poi la soffocò. Le staccò un capezzolo con un morso ed eiaculò sul cadavere. Tra il 1983 e l’estate del 1984 la follia del Mostro crebbe esponenzialmente.

L’anno seguente commise 7 omicidi, 5 ragazze di età compresa tra 10-19 anni,  e 2 maschi dai 15-19 anni.  Alla fine dell’estate del 1983 Čikatilo aveva già commesso 14 omicidi, la polizia di Rostov era ormai consapevole di dare la caccia ad un assassino sessuale. Sempre nello stesso anno, Andrej commise altri 3 omicidi, 2 donne ed un bambino di 14 anni. Nel 1984 aveva ormai totalizzato 32 vittime. In alcuni casi fu riscontrato che i malcapitati erano ancora in vita mentre il loro sangue veniva bevuto. Le indagini si intensificarono la polizia era in cerca di risposte, ma intanto il numero di morti aumentava.

Il Primo Arresto e il Rilascio. Il 13 settembre 1984, un ispettore della polizia seguì Čikatilo, lo osservò per ore e ore, lo osservò mentre  abbordava delle sconosciute e mentre si faceva praticare del sesso orale. Lo arrestò e Andrej venne trovato provvisto di coltello, corda e un barattolo di vasellina, il poliziotto era convinto di aver trovato il Serial Killer.

Čikatilo,  venne eliminato dalla lista dei sospetti grazie al suo gruppo sanguigno;  il sangue era del tipo A mentre il suo sperma corrispondeva al gruppo AB, questo succede molto raramente e così la polizia, inconsapevole dell’esistenza di questa possibilità, lo rilasciò. Il 13 ottobre del 1990, nel bosco vicino alla stazione di Doleskhoz fu rinvenuto il cadavere di una ragazza di circa 22 anni, Sveta Korostik. Un poliziotto, circa 1 settimana prima e proprio in quella zona,  fermò un uomo il cui nome corrispondeva a Andrej Čikatilo. Inoltre, i suoi abiti erano sporchi ed aveva delle strisce di sangue sulla guancia e sull’orecchio. Scattò la caccia all’uomo.

Arresto e Confessione. La polizia mise insieme i pezzi del puzzle e lo arrestarono nuovamente il 22 novembre 1990. Analizzarono lo sperma  e questa volta, corrispondeva al gruppo AB, ovvero quello dell’assassino. Sarà solo la confessione di Andrej a porre fine all’incubo. Chikatilo si abbandonò a una confessione-fiume liberatoria. Con l’aiuto di alcuni manichini furono ricostruiti nei minimi dettagli tutti gli orrendi omicidi.

Il Mito Continua su Internet. La voce cavernosa e monotona dell’uomo non sorvolò alcun dettaglio: furono descritte le tattiche di adescamento, gli omicidi. Chikatilo narrava con incredibile calma di bambini accoltellati, di occhi perforati, di dita mozzate a morsi, di cuori strappati e di capezzoli ingoiati. Raccontò dell’eccitazione sessuale derivata dall’uccidere, dal mutilare e dal cibarsi dei corpi esanimi dei piccoli come Oleg di 9 anni. In tutto Andrej confessò di aver sterminato 53 tra donne, uomini e bambini. Il 14 febbraio del 1994, fu giustiziato tramite fucilazione. Oggi, su un noto social network ci sono diverse pagine con il suo nome e le sue foto. In una si dichiara anche “Fidanzato Ufficialmente”, un’altra vanta più di duemila followers. Speriamo per il momento essi siano solo virtuali.