Dossier

A Paolo Gentiloni l’incarico più difficile

Forte della maggioranza parlamentare il premier incaricato proverà con “dignità e responsabilità” a portare a termine la legge elettorale per poter arrivare al voto che tutti vogliono

Dignità e responsabilità. Con questi due concetti l’incaricato presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha accettato il conferimento da parte del presidente della Repubblica Mattarella.

Non due parole ma due concetti che hanno caratterizzato l’intera carriera politica di Gentiloni. Per lui, un compito difficile e ne è consapevole. Considerata la dichiarata indisponibilità da parte delle opposizioni, come lo stesso premier incaricato ha affermato. Ed è per questo che intende “accompagnare, se possibile, il lavoro parlamentare” per “condividere proprio le responsabilità”.

Come vuole la prassi, Gentiloni si appresta a fare un giro d’orizzonte chiedendo “pieni poteri”. Gli stessi ai quali ha fatto riferimento il Capo dello Stato al termine del giro di colloqui effettuati in una estenuante e democratica serie di consultazioni.

Pieni poteri per portare a termine una serie di impegni, un’agenda fitta di provvedimenti da approvare definitivamente. Priorità che riguardano l’intero Paese a cominciare dalla ricostruzione delle zone terremotate del centro Italia, alla questione economica, alla nutrita serie di impegni internazionali che attendono l’Italia, qui in casa propria. Con una campagna elettorale al veleno, come sicuramente sarà quella che precede le prossime elezioni, sarebbe impossibile rispettare quegli impegni.

C’è bisogno di sobrietà, di abbassare i toni e lavorare per portare a termine una serie di passaggi legislativi (rinnovo del contratto del pubblico impiego, riforma del codice penale per rimettere in sesto un sistema giudiziario allo sfascio).

La scelta di Sergio Mattarella era scontata per una serie di motivi: dalla conoscenza che Gentiloni ha della politica a tutti i livelli (nella giunta Rutelli è stato portavoce dell’allora sindaco e coordinatore dell’ufficio stampa); da ministro degli esteri ha saputo portare a casa la stima in Europa e non solo (vicenda Marò ad esempio). È persona seria e mite ma, attenzione, non debole. E lo dimostra l’iter politico, le scelte che ha fatto fino ad oggi. Con Mattarella ha inoltre condiviso il percorso nella Margherita per poi credere nel progetto del Partito democratico

Ed a proposito di Pd, per quanto può valere il nostro parere, l’unica via d’uscita per tenerlo in piedi è quella di vedere tutti seduti attorno a un tavolo e ripartire dallo spirito originario dello statuto. Ragionare per trovare i punti essenziali che portarono ala fondazione del partito dem. Peraltro, la stessa cosa vale anche per il centrodestra che deve ritrovare una identità.

Il voto. Certo che ce ne è bisogno. Ma al voto subito senza una legge elettorale valida, è quantomeno assurdo.

Farebbe comodo a 5 Stelle e alla destra di Salvini e Meloni che avrebbero dalla loro l’ennesimo voto di protesta (vedi amministrative e referendum). Poco importa perdere il vitalizio, in ballo c’è il governo del Paese. Ed inoltre, tardare il voto potrebbe essere pericoloso se Roma e Torino con Raggi e Appendino, nei prossimi mesi non dimostrano di essere città efficienti e giuste.

Voto subito lo vuole anche Matteo Renzi. Consapevole che più presto si vota è più aumenta il rischio di veder definitivamente sparire il Pd.

Un Renzi al quale Genitoloni, nel breve intervento da premier incaricato, ha voluto dedicare due parole con quel “coerenza che merita rispetto”.

Una cosa è certa: c’è necessità di tornare a scuola di politica, quella delle idee e degli impegni. Viceversa si andrà avanti con voti di protesta e senza stabilità. Senza fiducia e senza ideali. La fotografia dell’attuale situazione che fa dire agli italiani: “tanto sono tutti uguali…”.

Emanuela Sirchia

Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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