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GIGANTE IN CAMPO, CAMPIONE DI VITA

Carriera e vita di Klas Ingesson, autentico calciatore di Bari e Bologna. Il ricordo dei successi italiani e internazionali. Come ai mondiali americani del 1994 quando portò la sua Svezia a raggiungere uno storico terzo posto.

Roma- Alzi la mano chi da maschietto adolescente e promettente calciatore, almeno una volta nella sua onirica carriera da seria A, non abbia mai sognato di essere il campione del momento. Magari straniero, come i talenti di quei primi anni ’90, fatti di zaini o marsupi Invicta e tute dell’Adidas a strisce. Il traguardo di indossare il numero dieci- quando ancora i nomi non erano scritti dietro alla schiena- alla Platini o Maradona; Batistuta o Zidane; da Roberto Carlos a Ronaldo, da Van Basten a Crespo.

La storia di oggi, invece, non celebra i campionissimi, ma i giocatori in cono d’ombra: uno di quelli non di qualità ma di sostanza, uno di quelli che la stampa chiama un “portatore d’acqua”. Ci ha lasciati da poco, a causa di un brutto male, che gli ha strappato la vita ma che non è riuscito a togliergli l’entusiasmo e la passione del pallone. Sembra rivederlo scendere in campo, alto e statuario. Stiamo parlando di Klas Ingesson. Svedese di Odeshog, classe 1968 era conosciuto come il “Falegname” o il “Gigante buono del centrocampo”, soprannome che non lascia spazio a equivoci sulla sua mole di un metro e novanta per 87 chili.

Le Origini. Ingesson inizia la carriera nella sua Svezia e, più precisamente, nel famosissimo club del Goteborg che in quegli anni era la più forte squadra scandinava. Klas spicca subito il volo e prima di fermarsi in Italia gira un po’ tra Malines, Psv Eindhoven e Sheffield Wednesday. È un indubbio centrocampista roccioso e  combattente, nonchè pilastro del centrocampo di quella Svezia che ben figura in quel periodo.

Il Bari. Klas sbarca in Italia nel campionato 95-96 accompagnato dal suo connazionale Kenneth Andersson, con cui giocherà’ spesso anche qui da noi, nel club pugliese del Bari. La provinciale biancorossa, all’epoca,  è famosa per il suo trenino e lo sarà durante l’arco della stagione per il suo bomber Igor Protti che vincerà  ex-equo la classifica marcatori insieme a Beppe Signori pur poi retrocedendo in serie B. Cosa che non era mai accaduta.

Il team barese retrocede e tutti si aspettano da Ingesson un saluto di commiato ma Klas non cede. Il progetto Bari gli piace e dà il massimo per portare subito di nuovo la squadra in A. L’età intanto avanza: Ingesson si avvicina ai trent’anni, e un periodo di maturità estrema capisce che dovrà rinunciare al sogno del mondiale con la Svezia in Francia, quella di Bartez e Zidane, per intenderci, ma accetta ugualmente di far da chioccia ad un bari giovane. Con 6 gol contribuì in pieno alla pronta risalita del Bari, dove si mostra sempre più fulcro del gioco e sempre più uomo squadra fino ad indossare in qualche occasione anche la fascia di capitano e  dopo la terza stagione è giunta l’ora dei saluti e con 11 gol e 94 presenze lascia la Puglia e si trasferisce al Bologna.

L’Esperienza in Emilia Romagna. Qui Ingesson ritrova Andersson e insieme faranno grandi cose al Bologna, che arriverà a giocare perfino la coppa Intertoto per poi poter accedere alla più blasonata coppa Uefa. Ingesson si ritaglia bei momenti e si distingue per serietà, impegno e anche per la sua correttezza nonostante dall’inizio tutti lo vedevano imponente e deciso, per via della sua mole fisica.

Finisce anche la bella favola del Bologna, la società attraversa dei momenti critici e così Ingesson decide di trovare nuovi stimoli, ma non più Itali. Tenta il grande salto finale in Francia nel Marsiglia, portando con sé i  4 gol e le 64 presenze in rossoblu.

La stranezza non si sa mai da dove parte e il Gigante sente nostalgia della nostra terra e forse ancor di più dell’amata Puglia. Così si stanca presto della Francia e dopo neanche 5 mesi torna col Lecce dove conclude la sua carriera in quel campionato con 19 presenze ed un gol.

La Panchina e la Malattia. Col tempo Ingesson studia per divenire un mister e dopo un po’ di anni siede sulla panchina dell’Elfsborg nella massima divisione svedese. Sa, però, di essere affetto da un male incurabile. Quel mostro chiamato mieloma multiplo, ma fino alla fine non si arrende. Purtroppo le condizioni pian piano peggiorano e quel guerriero sempre più stanco lascia la squadra dell’Elfsborg che aveva guidato perfino dalla sua sedie a rotelle. Pochi mesi dopo, il 29 ottobre di quest’anno  se ne andrà, lasciando la sua Svezia, ma anche la nostra. Quell’Italia che tanto ha amato e a cui ha regalato tanti successi. Ci piace ricordarlo su e giù per la Puglia, mentre passeggia tra gli ulivi e la terra brulla. Con lui abbiamo raccontato il calcio di una volta, quello genuino di Mazzone e Boniek. Un calcio che non torna più. Ma questa è un’altra storia. Ciao Klas, gigante e campione eterno.

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Michele Belsito

Internauta con la passione dello sport. La sua cultura calcistica spazia dalla serie A ai campionati di promozione. Non perde un match in ambito europeo: segue Bundesliga, Premier League e Liga. Tanti idoli e un solo amore, quello per la sua squadra. Ma guai a svelare il nome... Scrive poesie e si definisce "l'ultimo dei Romantici".

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