Afghanistan, presto una legge per tutelare i “Bacha-bazi”, i bambini violentati “per gioco”

Kabul- Il governo afgano entro il mese di Marzo, emanerà una legge che punisce con il carcere, e nei casi più gravi con la pena di morte, chi abusa dei Bacha-bazi, bambini costretti  a vestirsi da donna e sottoposti a molestie e violenze sessuali dagli adulti. La decisione delle istituzioni afgane, è scaturita anche grazie ad una forte presa di posizione della commissione indipendente per i diritti umani afgana che ha notato un aumento significativo dei Bacha-bazi nel 2016. Hayatullah Amiri, a capo della Commissione, ha sollecitato il parlamento afgano ad approvare una legge per prevenire questa piaga sociale, e sottolineato che, sebbene il diritto penale dell’Afghanistan vieti lo stupro e la pedofilia, non ci sono disposizioni chiare per impedire gli abusi verso questi bambini.

I Bacha-bazi che letteralmente significa “bambini per gioco”, sono di età compresa tra gli otto e i quattordici anni, costretti ad indossare abiti da donna, cantare e ballare nelle feste per intrattenere uomini molto più grandi di loro. Il più delle volte vengono rapiti, adescati per strada e negli orfanotrofi o venduti dalle loro stesse famiglie strangolate dai debiti, finiscono per essere abusati sessualmente. Quella dei “Bacha- bazi”, pratica che negli anni in cui i talebani furono al potere venne perseguita perché anti-islamica,  è tornata purtroppo in voga anche tra i soldati afgani che combattono i talebani e non solo.

Per i comandanti militari, di polizia, politici e i membri dell’élite avere un proprio “harem” di Bacha-bazi rappresenta uno status sociale, simbolo di potere e benessere, i bambini sono schiavi di proprietà, agghindati con vestiti femminili, trucco e campane ai piedi. I “padroni” dei Bacha-bazi approfittano della condizione di povertà in cui vivono questi bambini e le loro famiglie, sapendo che i genitori non posso rifiutarsi o denunciarli, perché troppo potenti e influenti e nessuno avrebbe il coraggio di opporsi.  Questa orribile pratica di sottomissione e di pedofilia è resa possibile anche dal fatto che questi adolescenti potrebbero essere accusati di omosessualità, reato punito anche con la pena di morte, soprattutto nelle zone rurali dove i capi locali dei villaggi  godono di un potere assoluto. Un detto afgano dice: “per i signori della guerra le donne sono utili per crescere i figli, i ragazzi sono per il piacere”.  

Fino ad oggi, gli aguzzini dei Bacha-bazi hanno goduto di totale impunità, anche perché di fronte allo sfruttamento sessuale dei minori, le autorità spesso corrotte hanno chiuso  un occhio. Nel 2015 il New York Times denunciò che anche ai militari statunitensi, i superiori avevano imposto di non intervenire né denunciare gli abusi sessuali, neanche quando gli alleati afgani abusavano dei ragazzini nelle basi militari. “Durante la notte li sentivamo gridare, ma non potevano far nulla. Non ci era permesso”, raccontò il padre del caporale Gregory Buckley, rimasto ucciso in Afghanistan nel 2012.

E’ stato documentato che alcuni di questi bambini sono stati impiegati anche nelle missioni suicide dei talebani, costretti anche a farsi autoesplodere. Da vari dossier redatti dall’Unicef, viene dimostrato che i Bacha-bazi subiscono un forte danno psicologico che produce traumi permanenti, dovuto al cambio di personalità, essere picchiato e vittima di ripetute violenze carnali da parte del proprio padrone.  Quando raggiungono i 18 anni vengono liberati ma il futuro che li aspetta è fatto di esclusione sociale e discriminazione. La condizione di sottomissione in cui sono stati costretti a vivere  segnerà per sempre le loro esistenze. Nella loro mente si instaura un sorta di disperazione e un sentimento di ostilità e vendetta, con il rischio che, una volta adulti, diventino a loro volta carnefici ripetendo il ciclo degli abusi.

 

Pierluigi Bussi