Il mondo social in questo periodo è permeato di immagini e messaggi di odio, sesso e violenza. Il panorama dei “gruppi chiusi” di facebook (dove per entrare devi essere accettato dall’ amministratore) è il canale con cui vengono distribuiti al vasto pubblico social, contente anche ragazzini assai piccoli, la dose quotidiana di sesso e violenza. Ma come funziona questo mondo? Esiste qualcuno che controlla se vengano pubblicati video pornografici o pedopornografici, gore (che ritraggono persone nel momento della morte o di qualche menomazione), propaganda jhiadista?

 

La risposta è: assolutamente no. Il mondo di facebook infatti è studiato per essere autocontrollato, ovvero, i video vengono cancellati solo se delle persone lo segnalano. Quindi i video, in questi gruppi chiusi, possono rimanere per mesi alla mercé di chiunque ci capiti all’interno.La persona che più di tutti fa notizia su questi gruppi e ha fatto in modo tale da farli chiudere è stata la “giornalista” Selvaggia Lucarelli che ha segnalato pagine come “Pastorizia Never Dies”( gruppo chiuso della più famosa pagina da migliaia di “mi piace” “Sesso, Droga e Pastorizia”) e” Degradoland” ( gruppo chiuso della “Fabbrica del degrado”).

Il manichino da crash test è il simbolo di uno dei più grandi gruppi facebook di questo genere

In realtà però questi gruppi sono soltanto la parte più esterna del  “degrado” che si può trovare all’interno dei social. Lo scorso anno è stata fatta chiudere una pagina nella quale vi erano dei video presi dal deep web, ovvero, una parte del web gestita da hacker dove tutto è possibile senza alcun controllo come: acquistare droga, armi o materiale pornografico illegale. La pagina che aveva questi video prendeva nome dalla youtuber Greta Menchi divenuta  famosa ai più per lo scandalo della giuria di San Remo, infatti il suo nome era “Greta Menchi fan club”. Da questo gruppo inoltre era uscita una raccolta, ora oscurata, di video pornografici rubati a ragazze e ragazzi (anche minorenni). Questa raccolta prendeva il nome di “Bibbia” e ne sono uscite varie “edizioni aggiornate” : Bibbia 2.0 e 3.0 nelle quali si potevano anche trovare i video di Tiziana Cantone che sono costati la vita alla ragazza.

Questo capitolo della storia dei social e soprattutto di facebook non è ancora finito, intatti, nonostante gli sforzi dei segnalatori, questi fenomeni continuano a riproporsi sotto altri nomi e gruppi. E’ necessario infatti che, soprattutto i genitori dei bambini più piccoli, vigilino maggiormente sul contenuto che visionano i loro figli sui social ricordando anche che il fenomeno “Blue Whale” nasce proprio da questo uso sconsiderato dei social network.

Matteo Pandolfi