A Ostia, c’è un dentista che ha a cuore i piccoli di Chernobyl. E’ partito il progetto #insiemeperamore che permette alle famiglie che ospitano i bambini bielorussi in Italia di avere un’assistenza odontoiatrica agevolata

Roma- Sono passati quasi trent’anni dal terribile disastro nucleare in Ucraina, ma la parola Chernobyl fa ancora paura. Solo a pronunciarla. Evoca morte e distruzione fin dal 26 aprile del 1986 quando, nelle prime ore del mattino, il quarto reattore della centrale esplose rilasciando radiazioni 400 volte più potenti della bomba atomica sganciata su Hiroshima. Chilometri di territorio contaminati ed effetti devastanti per Bielorussia, Ucraina e Russia.

Il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare si porta dietro, da allora, strascichi pesantissimi per oltre 3 milioni di persone. Gli effetti del ‘Cesio 137’ (la sostanza radiottiva sprigionata dall’esplosione) si fanno sentire anche a distanza di anni, soprattutto tra i più piccoli. A causa della velocità dell’accrescimento cellulare e dell’abbassamento delle difese immunitarie, i bambini pagano ancora oggi le conseguenze del contatto con l’ambiente radioattivo. In Bielorussia, il paese che ha assorbito il 70% del fall-out radioattivo, i tumori, leucemie e malattie ematiche sono triplicate. Alcuni, nel 1986, erano appena nati o di pochi anni d’età. Altri addirittura non erano ancora venuti al mondo: eppure fanno egualmente i conti con quell’esplosione.

PROGETTO CHERNOBYL. All’indomani della tragedia, il mondo si scoprì partecipe nei confronti di quanti avevano subito una catastrofe epocale. Il futuro di tanti bambini era a rischio e la necessità di aiutarli innescò nell’immediato un meccanismo di solidarietà, che trovò terreno fertile soprattutto in Italia. Il clima e l’alimentazione del nostro paese erano, infatti, salutari per smaltire gli effetti delle radiazioni accumulate nell’organismo. Urgeva allontanarli, anche se solo per un breve periodo: un mese di aria, cibo e acqua sana bastava per ridurre del 50 per cento gli effetti della contaminazione. Nacquero così, un po’ ovunque, i programmi di accoglienza. Dapprima in maniera disorganica e poi, successivamente, sempre più capillari nel territorio per coordinamento e organizzazione con il coinvolgimento delle associazioni, del volontariato, delle istituzioni locali e, soprattutto, delle famiglie.

IL RACCONTO DI SANDRA. Fin dalla sua nascita la Puer, nel 1992, organizza con grande spirito di solidarietà e grandissima generosità periodi di ‘accoglienza terapeutica’ per i piccini, noti come i ‘bambini di Chernobyl’ poiché vivono ancora nelle zone contaminate dove, dopo trenta anni, terreni, colture agricole sono pericolosi,animali ed esseri umani colpiti da patologie tumorali e leucemie, in particolar modo in Bielorussia. Sin dagli inizi uno degli obiettivi fondamentali che l’Associazione si pose fu quello di garantire il benessere, la prevenzione e la difesa della salute dei minori, senza altre risorse se non quelle offerte dai volontari, senza percepire contributi pubblici, se non raramente. L’associazione ha portato a Ostia negli ultimi giorni più di 400 bambini. Sandra è la mamma “Puer” di Caterina che oggi ha dieci anni. «La piccola quando arrivò in Italia l’anno scorso era deperita e aveva delle carie, decisi di portarla dal dentista di famiglia. Dopo averla visitata, il dentista diagnosticò delle carie e decise di farle per prima cosa una pulizia dei denti – prosegue Sandra- quando andai a pagare rimasi un po’ sorpresa: 80 euro per qualche dentino da latte? Conoscendolo da tempo, mi permisi di dirgli che mi sembrava una cifra un po’ alta, visto che avrebbe dovuto poi proseguire la cura. Lui glissò, pagai… E basta. Poi, ecco ad intervenire, penso, il destino, o il fato o quel che si vuole – continua- mi trovavo con i bambini in via Federico Paolini quando notai la clinica Dental Sinergy Ostia: senza starci troppo a pensare, spinta da non so cosa, entrai d’impulso ed al gentile medico odontoiatra presente chiesi se poteva visitare Caterina. Lui, un giovane bello e altissimo, la fece accomodare, confermò le carie e mi propose di intervenire subito curando la prima. Quello che mi colpì – sottolinea Sandra- fu la premura, la delicatezza con la quale si prese cura di lei, preoccupato che la piccola provasse dolore. Le parlava, la rassicurava e intanto le diceva di farle un cenno con la manina se avesse provato fastidi e lui si sarebbe fermato. In realtà, lei non parlava, era in silenzio, immobile, sicché al dottore spiegai brevemente la sua storia. Quando andai alla cassa per pagare, arrivò lui, questo giovane e bel dottore che disse “Non mi deve nulla, l’ho fatto volentieri”. Rimasi di stucco, provai ad insistere, ma non ci fu nulla da fare».

In seguito, Caterina ha completato il trattamento ma il dottor Giampietro Orchi, così si chiama il dentista “buono”, e suo padre, il dottor Giovanni Massimo Orchi, hanno mostrato sensibilità e umanità avviando con le famiglie “Puer” un progetto di accoglienza terapeutica.

L’amore e la sensibilità, in questi anni, hanno ‘curato’ più delle medicine migliaia di ragazzini. Una generosità tangibile e reale che non significa solo una bella vacanza, quanto un’esperienza interculturale, un’opportunità di conoscenza e approccio ad altre realtà, un’occasione di arricchimento umano. Per tutti.

Redazione