Era il 13 agosto 2007 quando Chiara Poggi viene uccisa nella sua villa di famiglia. A distanza di 8 anni, il 12 dicembre 2015, la corte di Cassazione riconosce come colpevole Alberto Stasi, il fidanzato.

Oggi, 28 giugno 2017, la condanna viene confermata. Alberto Stasi è condannato a 16 anni di reclusione per aver ucciso la sua fidanzata, Chiara Poggi, in quell’ormai lontano 13 agosto.

Ogni delitto porta con sé dolore, stupore, incredulità ma anche dubbi, ricerche, pressioni mediatiche e cambi di rotta. Siamo ormai abituati a sentir parlare di uccisioni ad ogni ora del giorno e su ogni tipo di programma televisivo. Abbiamo vissuto in prima persona il delitto di Cogne, eravamo ad Avetrana per l’omicidio di Sara Scazzi, a Brembate di Sopra per la povera Yara e in molti altri delitti.

Una nuvola mediatica che sorvola incombente sopra le indagini e gli avvenimenti giudiziari, come fosse essa stessa giudice sovrano.

Non so se tutto questo sia giusto, se tutto questo possa essere utile o creare soltanto confusione, come se già non ce ne fosse abbastanza.

Quello che è certo, è il dovere di rendere giustizia a queste vite spezzate, individuando il colpevole e infliggendogli la giusta condanna.

I fatti

La vita di Chiara viene rubata a soli 26 anni senza un vero motivo. Per gli stessi giudici della corte d’Assise d’appello di Milano Alberto agì “senza fatica e senza pietà, per un motivo rimasto sconosciuto”. Poi tornò a casa e continuò la sua vita fatta di computer e filmati pornografici. Ed è forse proprio questa sua passione ad aver provocato discussioni nella coppia, facendo così rientrare Chiara nell’identikit della persona scomoda che ha fatto scattare il raptus omicida.

Il ragazzo arriva a casa di Chiara in sella alla sua bicicletta nera e trova il corpo della giovane, che lui stesso ha ucciso.

Da li partono le indagini. Il racconto incongruo e illogico che rilascia Alberto fa subito spostare l’attenzione su di lui. Bugie sul ritrovamento del corpo, sul percorso, sul prima e il dopo l’arrivo a casa e le innumerevole prove a suo carico: tutti elementi che portano i giudici a stabilire che si tratta dell’aggressore e non dello scopritore.

Oggi possiamo confermare l’ipotesi. Alberto Stasi è il colpevole.

Questo non riporterà in vita Chiara ma almeno giustizia è fatta.