Dossier

IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO

 

Il saluto del Capitano giallorosso, senza polemiche, senza retorica e senza accuse è uno schiaffo a quanti credono che il calcio sia solo business. Un esempio di coraggio e orgoglio

 

Un calcio e via.

Non ad un pallone ma ad un’idea, un progetto, una storia, un uomo.

Questo è il benservito dato a Daniele De Rossi, non dalla Roma calcistica, ma da un nugolo di persone che non hanno la più pallida idea di cosa voglia dire stupirsi ancora, mettere avanti il cuore e avere stima e rispetto.

Già, stupirsi poi di cosa? Di un abbraccio sincero, dell’attaccamento alla maglia e alla città mai divise?

Ma se non ci si stupisce nemmeno di un Ronaldo qualsiasi che intanto compra una clinica specializzata nella caduta dei capelli. Qualcuno ride. Noi no.

Gli occhi azzurri di Capitan De Rossi dello stesso colore del suo mare di Ostia hanno sempre guardato oltre. Dimostrando che correre dietro ad un pallone ha il suo valore ma ci sono cose più importanti. E il giusto orgoglio ha il suo peso.

E quanti di quelli che oggi contestano la società qualche anno addietro contestavano anche lui. A proposito di stupirsi.

Noi no dal muretto della Tevere lo abbiamo sempre difeso; proprio per il suo essere, per il suo ruolo non facile, per i suoi lanci al millimetro, per il suo darsi completamente alla squadra, ai tifosi, a se stesso.      

Quando finalmente ha smesso di essere capitan futuro (che noia) speravamo in una nuova stagione finalmente.

Invece no. Di contro, una società che è difficile chiamare così: per gestione, per decisioni, per non capire che anche i tifosi della Sud come l’intero stadio, prima o poi si stufano. E quando mollano lo fanno sul serio in considerazione proprio di quel battito nel petto senza il quale non si ama, non si gioca, non si vive.

Daniele è più forte di tutto questo e chi gli ha offerto di fare il dirigente sapeva che avrebbe detto di no. E questo peggiora l’immagine di quel nugolo di persone.

Il tempo è galantuomo si dice e personalmente ne abbiamo avuto la prova più volte. Deve essere così.

Due anni fa l’altro saluto, quello di Francesco Totti. Che a nostro parere doveva ritirarsi qualche anno prima e pensare per tempo al suo futuro.

Lui è rimasto da dirigente ma cosa fa esattamente? Che peso ha tra quel nugolo di persone?

Eh si, non sempre chi resta vince; ci vuole più coraggio ad andar via. Ci vuole più coraggio ad essere uomini.

Vai Daniele! Vai e fai rotolare quel pallone ancora e con qualsiasi maglia. Tanto sotto avrai sempre quella giallorossa, quella della Roma e di Roma. Vai Daniè che il mare è immenso.

Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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