OSTIA – Mercoledì  21/03 ore 21: di fronte l’altare di Regina Pacis il secondo incontro di ‘LEGALITA’ e GIUSTIZIA’ per amore del nostro Territorio

IL COLTELLO SULL’ALTARE: A OSTIA,DON ANTONIO,DA OPERAIO A SACERDOTE, GLI OCCHI D’ANGELO CHE METTONO IN GINOCCHIO LA MAFIA  

Sotto scorta fatto oggetto di colpi d’arma; non ha paura e oggi ha trasformato i beni confiscati alla mafia in case d’accoglienza per i poveri e centri diurni. Prosegue la mobilitazione delle Chiese Ostiensi guidate dal Vescovo Paolo Lojudice ‘perché Ostia mostri il suo vero Volto’.  Don Antonio, la testimonianza e il metodo che hanno sconfitto la banda della magliana può valere anche per Ostia. Professionisti del Sociale e Volontari forse più necessari di forze armate e pattuglie itineranti: ’la relazione può fare più del controllo’.

L’INCONTRO A REGINA PACIS – IL TESTIMONE, IL METODO

 

L’INCONTRO A REGINA PACIS – IL TESTIMONE, IL METODO

Secondo incontro di ‘Legalità e Giustizia’ appuntamenti voluti dal ‘don’ Paolo Lojudice , Vescovo a. di Roma Sud, Ostia e Ostia Antica, insieme a tutti i Parroci delle Parrocchie Ostiensi in un momento davvero senza precedenti  nel quale le Chiese , veramente in ‘uscita’ , vivono un’esperienza forte di ecclesia antitodo all’isolamento, alla cultura della ‘cosa nostra’ e anche della ‘cosa mia’ del relativismo individualista.

Lo scorso mercoledì è voluto essere tra i cittadini ostiensi don Patriciello <<chiamatemi don Maurizio semplicemente – aveva detto – mi dicono che sono il prete antimafia, quello della terra dei fuochi, ma sono semplicemente un Sacerdote che cerca di fare quello che c’è scritto sul Vangelo>>

Mercoledì 21 alle ore 21 in Regina Pacis il Vescovo ha chiamato a farci conoscere un altro sacerdote don Antonio Coluccia , questa volta nostro concittadino, che da operaio ha poi maturato la sua celta al Servizio di Gesù; ha iniziato la sua esperienza pastorale accogliendo i poveri , via via è entrato in contatto con organizzazioni che sulla povertà fanno proselitismo obbligando di fatto a percorsi dapprima di devianza, poi di criminalità vera e propria. Togliere dalle strade queste persone, dalle grinfie di chi le assoggetta , le assimila, le relega nelle sue strutture celate al tessuto cittadino, sfruttando la loro fragilità,  in modo operativo e psicologico, via via l’ha portato a incontrare sul suo cammino anche la Banda della Magliana.

Iniziano vere e proprie intimidazioni; un coltello sull’altare, bossoli spediti in una busta da lettera, fino ad arrivare ad essere soggetto a colpi d’arma. Di qui la scelta , da parte delle Istituzioni, di affiancargli una scorta , necessaria decisione visto che don Antonio non si è mai fermato anzi ha intensificato l’impegno.

Con uno ‘sguardo d’angelo’ ha saputo sempre andare avanti senza ‘urlare’ , senza necessariamente organizzare rumorose contestazioni o battaglie politiche, ma con la forza della fede, con le parole del Vangelo e il sorriso. Ecco, questo ‘sguardo d’angelo’ mette in ginocchio la Mafia. Don Antonio è riuscito così e questo messaggio che è anche metodologia d’azione ce lo viene a portare qui da noi –  quello che spiazza il Male non è la lotta, la battaglia, la massa, quanto la risposta sorridente che continua, un surplus di Bene, un abbraccio, l’incontro , l’ascolto , possono essere davvero disarmanti. Come ci si difende dall’Amore?

Le attività , le case ‘malavitose’ sono state dunque assegnate , dopo la confisca come beni sottratti alla mafia, per diventare ‘centri di accoglienza’ o centri diurni dove possono operare educatori in rete con parrocchie, con i volontari, i servizi sociali e pedagogici.

Don Antonio , oltre a testimoniare dal vivo questo suo percorso ai cittadini ostiensi, viene a proporci esperienze pratiche: già qui da noi i beni confiscati perché non assegnarli celermente ad associazioni di volontariato in rete con i professionisti dell’ambito socio pedagogico per munire il Territorio Ostiense di una rete di prossimità istituzionalizzata , di mappare la cittadina, di appropriarci di piazza e strade attraverso presidi educativi? Forse queste professionalità da mettere in campo, queste modalità ‘civili’ e relazionali avrebbero più senso che le repressioni militari o il pattugliamento ‘. La ‘relazione’ di familiarità,  o d’aiuto in genere – certo non improvvisata ma con una certa preparazione – possono fare di più del ‘controllo’.

LA SITUAZIONE ATTUALE: NUOVA OSTIA, OSTIA NUOVA

Non sarà possibile avere un’ Ostia Nuova senza saper gestire seriamente e nella maniera corretta Nuova Ostia. Purtroppo non sembra che ci si stia incamminando verso una modalità. Costruire ‘cattedrali nel deserto’ non aiuta certamente. Separare e separarsi nemmeno.  Sono modalità deboli, codarde. Reprimere e controllare è come mettere la polvere sotto il tappeto.

Intanto i fatti ci parlano purtroppo di Istituzioni che ammainano la bandiera: la Scuola Amendola Guttuso da un lato chiude i battenti, dall’altro viene decentrata come dirigenza, ridotta a plesso.  La presenza dello stato non può essere di certo la polizia armata. Questo poteva andar bene ai tempi del ‘brigantaggio’ ma possibile che in qualche secolo ancora non abbiamo imparato metodi civili?

Intanto la Chiesa San Vincenzo chiede aiuto ; il Parroco deve stare attento nelle stesse stanze della Chiesetta dietro le serrande perché gli rubano sotto gli occhi, anche il suo stesso portafoglio. Anche l’aiuto tra Chiese limitrofe (l’altra è a 4 5 kilometri) non arriva. Troppa separazione Troppa paura. Ma Gesù non ne ha avuta…

Chi è cristiano? Chi non lo è? Lo è chi alle parole fa corrispondere i fatti, in preghiere e opere. Quale comportamento sarebbe opportuno?

Ascoltando gli Operatori cristiani del quartiere c’è una preoccupazione lecita che va riportata: non si lascino questi eventi inter parrocchiali fine a se stessi, ma si imposti tutti partendo dalla realtà non dagli uffici vaticani.

La risposta del resto, grazie alla pastorale di Mons. Lojudice arriva già da tempo e si parla anche di sacerdoti e soprattutto suore missionarie che arriveranno ad aiutare quelle zone, quei condomini, palazzi.

E intanto lo Stato Repubblicano? Il Ministro Minniti l’aveva detto: ‘Su Ostia la Repubblica si gioca la faccia’. Di certo la risposta non può essere il sorvolo di qualche elicottero e il pattugliamento di qualche auto di polizia modalità che rimangono purtroppo aldilà di una capacità di relazione, necessaria in una cittadina nel 2018!

Si attende per nuova Ostia un concezione di Ostia nuova, una risposta forte:  non solo l’impegno della Chiesa ma la capacità di un Istituzione Pubblica sovrana di mettere in campo sia la stabilizzazione delle tante realtà educative in loco e sia strutturare presidi socio pedagogici di accoglienza e relazione anche simili il ‘metodo don Antonio Colucci’.

UN MESSAGGIO NECESSARIO AL NOSTRO TERRITORIO

C’è bisogno di essere in ‘prossimità’, vicini alla gente, tra le strade, i condomini. Del resto la visita di Papa Francesco in Ostia Lido tra i condomini di qualche mese fa ci lanciava questo messaggio importante: uscire dalle parrocchie, dalle canoniche, vivere il Territorio. Questo ci fa riappropriare della nostra Casa comune di cui siamo custodi, la nostra Famiglia di Famiglie.

Questi eventi importanti di inter parrocchialità che Ostia sta vivendo dando un segnale forte anche alle Istituzioni. L’amore è contagioso. Si susseguono quindi altre esperienze , spontanee o patrocinate addirittura dal Municipio X , nelle quali si cerca di far entrare nell’ordinarietà , via via nella quotidianità , una cultura che vuole la partecipazione dei cittadini e reti locali, strutturata, istituzionalizzata e professionalizzante. Questo spiazza la mafia da un lato , nello stesso tempo è prevenzione a tutti gli effetti, perché sottrae alla criminalità il suo stesso humus dove prolifica: la cultura della ‘cosa nostra’ , del controllo di oligarchie, di quelle ‘cupole’ che agiscono specie nell’ignoranza e nelle zone d’ombra, nelle reti occulte, che odiano chi ‘viene alla luce del sole’, odiano l’informazione come ‘buona notizia’  e la trasversalità dei vissuti di solidarietà, la capacità di ‘spezzare il pane e bere allo stesso calice’.

Al periodo straordinario per la Chiesa e per il Territorio in genere di reazione allo stigma marchiante Ostia – da parte anche di una svalorizzante informazione spesso, cinica, becera e superficiale – deve poter seguire l’ordinario affinché siano debellate quelle ‘malattie spirituali’ che rovinano la società e la stessa Casa di Dio, ipocrisie, chiusure, pensieri giudicanti, avidità, tutte derive sulle quali anche l’humus mafioso e criminale approfitta per strisciare tra la popolazione e predare l’escluso e isolato.  Per questo al momento di consapevolezza , grazie anche agli incontri di <Per Amore della nostra Terra>, <Legalità e Giustizia>, possono succedersi azioni pastorali , inter parrocchiali o parrocchiali, tali da creare maggiore rete tra la gente, condividere davvero in comunione fraterna, tra chiese e non solo, opportunità e servizi.

Spirito di Comunione , la maggiore sinergia tra Sacerdoti anche  aldilà delle proprie canoniche e sacrestie, gli incontri con gli Insegnanti del Territorio, la formazione degli Operatori Parrocchiali con particolare attenzione ad una coscienza e consapevolezza cittadina, la conoscenza della Bellezza dei Quartieri della Casa comune, possono portarci a essere più felici , insieme