Dossier

IL BAVAGLIO ALLA PIAZZA

La nuova legge di sicurezza cittadina impone pesanti sanzioni e stringenti limiti alle manifestazioni pubbliche, innescando la reazione di cittadini e associazioni per i diritti umani.

Madrid – “La voz del pueblo no es ilegal”. Lo slogan si leva forte e potente, scandito senza sosta da migliaia di manifestanti lungo “las calles” controllate a vista dalla polizia in tenuta antisommossa. Il grido di ribellione di un popolo uscito da poco da una delle più lunghe dittature che la storia abbia mai conosciuto. No, non siamo a Cuba, né a Caracas né tanto meno a Buenos Aires, le migliaia di uomini, donne ed anziani, che da mesi scendono in piazza per ricordare al Governo che la loro voce non è illegale, si trovano in Spagna.

Una Spagna piegata e sottomessa da una profonda crisi economica, con un indice di disoccupazione senza precedenti e dove la gente non ne può più di tagli ai servizi basici, alla sanità e all’istruzione. Non ne possono più i laureati che non riescono a trovare uno straccio di lavoro, non ne può più chi un lavoro lo aveva ma lo ha perso e non ne posso più gli anziani che con la loro misera pensione non riescono più a curarsi. Così, può accadere che tre generazioni, così distanti l’una dall’altra, si trovino come per magia tutte insieme a Puerta Sol, con la medesima voglia di gridare la loro rabbia. Quella collera, che con il passare del tempo è diventato scontento sociale, risentimento nei confronti di una classe politica sempre più distante dalle istanze del popolo e che ha dato vita ad una miriade di movimenti sociali. Una rete sempre più vasta di cittadini pronti a ricordare a chi decide che loro sono lì, che non andranno a casa finché le cose non cambieranno.

Durante gli ultimi tre anni, infatti, la Spagna è stata terreno fertile per la nascita di un gran numero di movimenti sociali di ogni ordine e genere. Il movimento 15M è sicuramente il più conosciuto, quello che più di ogni altro ha saputo incanalare il malcontento di moltissimi giovani spagnoli. Oltre a questo, però, ne sono nati altri: la PAH (una piattaforma che lotta contro le ipoteche), la Marea Blanca (una rete sociale che si oppone ai tagli alla sanità pubblica) o la Marea Verde (un gruppo di cittadini che cerca di portare l’attenzione sui tagli all’educazione pubblica) e molti altri ancora. Sintomo di un popolo che, nonostante abbia conosciuto la democrazia con un po’ di ritardo, sa benissimo quello che vuole. Lo sanno così bene, che sono disposti a passare notti insonni dentro improvvisate tende da campeggio, aspettando che qualcuno si accorga di loro, che ascolti la loro voce, appunto. Quello che non sanno, quelle migliaia di manifestanti stanchi e infreddoliti, è che da domani qualcosa cambierà. Si, perché dentro ai palazzi del potere non ne possono più di tutti quegli “scalmanati” che, un giorno si e l’altro pure, continuano a rovinare l’immagine pubblica di un Governo appena insediatosi. Il cambiamento è arrivato lo scorso 14 dicembre, quando il Congresso ha approvato la nuova legge di sicurezza cittadina, poi ribattezzata: Ley Mordaza (legge bavaglio). Un nome che è tutto un programma.

L’obiettivo, infatti, sembra proprio quello di voler scoraggiare la gente a scendere in piazza, impedendogli di esprimere un malcontento che, probabilmente, comincia a mettere in imbarazzo il Partido Popular. Una sterzata autoritaria, come l’ha definita la Piattaforma cittadina No somos delitos, che sembra riportare alla mente un tempo che fu, quando il dissenso era un crimine contro la “Patria”. Così, se anche dal Senato dovesse arrivare la luce verde, la discussione alla camera alta è attesa per questi giorni, verrebbero introdotte regole molto stringenti per le manifestazioni pubbliche: imposizione di una serie di multe ai danni di manifestanti e organizzatori, divieto di assemblamento nelle vicinanze di edifici istituzionali, obbligo di identificarsi alle forze dell’ordine anche senza che si sia preso parte ad atti di violenza, possibilità da parte delle autorità di pubblica sicurezza di negare il permesso allo svolgimento di qualsiasi forma di protesta anche pacifica e, soprattutto, l’impossibilità di fare ricorso ad un giudice per le sanzioni subite. Oltre al danno anche la beffa, verrebbe da dire.

Secondo il Ministro dell’Interno Joerge Fernandez Diaz, però, si tratta di una scelta obbligata considerando l’impennata delle violenze che si sono registrate negli ultimi mesi durante le proteste di piazza. Una preoccupazione, questa del Ministro Diaz, che secondo Green Peace sarebbe completamente infondata, visto che al crescere delle manifestazioni non corrisponderebbe un aumento degli incidenti. Allora, quale potrebbe essere la spiegazione per un tale inasprimento? Le parole di Thomas Jefferson sembrano suonare profetiche: “Quando il Governo teme il popolo, c’è democrazia, quando il popolo teme il Governo c’è dittatura”. Quello che è certo, comunque, è l’ondata di polemiche che ha investito il Partido Popular, accusato dalle opposizioni di atti di repressione, aberrazione giuridica e, financo, di aver dato “barra libre” alla polizia. Critiche che si sono levate un po’ da tutte le parti, la CGPJ, supremo organo giudiziario spagnolo simile alla nostra Corte Costituzionale, ha voluto sottolineare i forti connotati d’incostituzionalità dovuti ad un ampliamento eccessivo dei termini d’intervento da parte del potere pubblico. Implacabile anche il giudizio espresso da Amnesty International, che in un report ha manifestato tutte le sue preoccupazioni per la violazione del diritto di espressione e manifestazione pacifica delle opinioni.

Un giudizio condiviso e ribadito anche dal Commissario per i Diritti Umani dell’Unione Europa, il quale ha ricordato al Governo spagnolo che in nome dell’ordine pubblico non è possibile ledere il diritto alla libertà di riunione pacifica attraverso l’imposizione di sanzioni amministrative. Di fronte a così tante critiche, il Governo Rajoy non ha potuto fare altro che assicurare una rilettura immediata della riforma, garantendo che verranno introdotti tutti gli accorgimenti necessari. Nel frattempo, i cittadini spagnoli hanno scelto di continuare a manifestare tutto il loro disappunto per un esecutivo che preferisce reprimere piuttosto che ascoltare. Infatti, sarebbero decine le città interessate da sit-in di protesta contro la nuova “Ley de Securidad Ciudada”, proteste che da nord a sud hanno voluto ribadire che la voce del popolo non è illegale.

Mattia Bagnato

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Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

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