In un libro, il racconto, i volti di chi ogni giorno custodisce, restaura e studia i tesori esposti nella galleria più visitata d’Italia e terza al mondo

Città del Vaticano- Oltre 6 milioni di visitatori ogni anno, con una media giornaliera di 25mila. Oltre 200mila opere nelle collezioni, circa 70mila quelle esposte. Il tutto lungo un percorso espositivo di 7 chilometri.

I Musei Vaticani, per chi fa tappa nella Città Eterna, sono una meta obbligata che raccoglie millenni di storia e di arte. Uno scrigno preziosissimo dal valore inestimabile.

Là, dove gli occhi non si sono potuti ancora posare da vicino, ad immortalare dipinti, sculture, arredi, oggetti sacri, arazzi, etc.. nel corso degli anni, ci hanno pensato volumi, foto, cartoline e quant’altro oggi è possibile trovare sul web.

Ma c’è un aspetto che nessuno ha mai visto e difficilmente potrà vedere: l’attenzione, la costante e amorevole opera di esperti d’arte, restauratori, biologi, studiosi, ricercatori, chimici, impiegati e addetti alla sicurezza che quotidianamente permettono alle migliaia di visitatori e non solo, di portare avanti un concetto di cultura che travalica ogni possibile immaginazione. Che permette di tramandare il cuore e il talento di tanti artisti.

Ed è proprio questo aspetto che è protagonista del volume “Musei Vaticani-Arte, storia, curiosità”. Dentro questo splendido libro, coedito dagli stessi Musei Vaticani e da Focus Storia, di Jacopo Loredan, attraverso altrettanto splendide foto, è possibile conoscere i volti di quanti prestano la loro opera al servizio della storia.

Un vero e proprio viaggio nel mezzo millennio di mecenatismo dei Papi che va oltre il messaggio religioso.

Ed eccoli gli altri numeri che riguardano lo staff di questa macchina ben organizzata dei Musei Vaticani: 639 dipendenti. 60 professionisti a contratto, circa 55 stagisti ogni anno.

Avete mai pensato ad esempio alla persona che ha le chiavi di tutto questo e che apre e chiude ogni giorno 247 tra porte e cancelli? Nel volume c’è l’immagine del responsabile degli addetti del settore.

E ci siamo mai chiesti come sono nati i Musei Vaticani? La storia ci dice, nel 1506, durante il pontificato di Giulio II, con il ritrovamento del gruppo marmoreo del Laooconte su Colle Oppio. Il Papa lo acquistò, seguendo il consiglio di Michelangelo e di Giuliano da Sangallo. Nel frattempo, le stanze papali, le cappelle venivano affrescate con opere rinascimentali. Capolavori identificabili con la Cappella Sistina e con le altre opere dello stesso Michelangelo e di Raffaello.

Il via ufficiale al grande museo si deve ai papati di Clemente XIV e Pio VI, nel ‘700.

Nei laboratori dei Musei Vaticani, occhi, mani e menti di specialisti, si prendono cura dei tesori in marmo, degli affreschi e dei dipinti. Se non fosse così, il nerofumo delle candele, la polvere, il tempo, avrebbero consumato testimonianze uniche al mondo. Un’opera costante che tiene conto anche della climatizzazione delle sale e degli spazi espositivi.

Capitolo a parte, a proposito di restauri, si deve al recupero della Cappella Sistina e della Volta. Oltre ad aver ritrovato i colori del Maestro Michelangelo, è stato scoperto come, negli anni, altri restauri per nulla accorti e, soprattutto, la censura della Controriforma, avevano manomesso il capolavoro. Grazie al restauro di qualche anno fa infatti, si è visto come le nudità di Adamo ed Eva e degli altri protagonisti, fossero state coperte, pitturando improbabili veli.

Non solo Italia tra i tesori esposti. La sezione dedicata all’Egitto è tra le più preziose e visitate. Così come i gioielli dell’Etruria e dell’antica Roma. E quanta esperienza e quanta accortezza in questo caso ci vuole per la manutenzione.

Musei Vaticani vuol dire ripercorrere la storia della pittura, da Giotto a Tiziano a Caravaggio, a Canaletto. Per passare poi ai mosaici, ai metalli, agli oggetti che Capi di Stato hanno, nei tempi, donato ai vari Papi che si sono succeduti. Fino ai giorni nostri.

Ed ecco il perché della presenza di tanti specialisti, studiosi e tecnici grazie ai quali è possibile godere di tanta vera bellezza.

La presentazione del volume è stata impreziosita dalla presenza di Gigi Proietti che ha declamato Gioacchino Belli e che si è detto entusiasta di questa opera editoriale che racconta il backstage dei Musei.

Questa opera è dedicata – ha affermato il direttore Antonio Paolucciagli uomini e alle donne che curano questi capolavori esposti nel museo meno clericale che si possa immaginare”.

 

Emanuela Sirchia

>>>>FOTOSERVIZIO<<<<