Galassia MediaMicro

I VOUCHER SONO IL SIMBOLO DI UNA GENERAZIONE PERDUTA

L’Italia è un paese strano, per sconfiggere il caporalato e l’evasione fiscale abbiamo scelto la strada del precariato. Un’intera generazione, infatti, è stata privata di speranze e diritti fuori alla porta del tabaccaio

 

Roma – La riforma del mercato del lavoro sembra sacrificare le esigenze dei lavoratori ad una flessibilità che, giorno dopo giorno, si fa precariato. Il segnale d’allarme arriva dall’Inps, innescato da un insolito abuso di Voucher che, nel 2015, ha fatto salire alle stelle questa atipica tipologia contrattuale.

Armi di distruzione di massa – La questione è sociale prima ancora che economica. Fotografia di un paese flagellato da una crisi economica che obbliga migliaia di aziende a chiudere i battenti. Afflitto da un tasso di disoccupazione che non ha eguali in tutta l’eurozona. Uno scenario così tetro, che più tetro non si può, dal quale sembra emergere un nuovo strumento di massa: il voucher. Nato per riportare alla luce “il nero” dei lavori stagionali, o più in generale delle prestazioni occasionali, sembra essere diventato la nuova frontiera del precariato. La cortina fumogena dietro alla quale si starebbe nascondendo una proliferazione senza precedenti di lavori precari.

Voucheristi di tutto il mondo unitevi – Come dicevamo poc’anzi, il tema è in primis sociale. Se non altro, perché a preoccupare oltre modo è quella strana sensazione a cui ci si riferiva all’inizio. La stessa che aveva accompagnato i famigerati Co.co. co, molti anni orsono, e che ha destato i più avveduti al suono di tutele crescenti, solo pochi mesi fa. L’idea, cioè, che in questo benedetto assurdo bel paese sia in atto una rivoluzione sociale. A farne le spese, questa volta, non sarà la tanto bistrattata classe media, motore della ripresa economica, quanto piuttosto la classica struttura sociale. Prima colpita ed ora affondata dall’avvento di una classe onnicomprensiva: il voucherista.

Messi in questi termini, i timori sollevati dell’Ente previdenziale potrebbero apparire l’anacronistico tentativo di riabilitare una stagione ormai archiviata. Dove la lotta di classe era l’essenza del dibattito politico e altisonanti concetti economici la facevano da padroni. Lungi da noi. Purtroppo, però, la questione rimane molto seria. Come dimostra il fatto che, nel giro di qualche anno, i “buoni lavoro” sono passati da rimedio estemporaneo a principale fonte di guadagno.

Chi si accontenta code, così così…Peggio ancora! Gli effetti dell’attuale crisi economica rischiano di fare del tagliandino blu la forma standard dei futuri contratti di lavoro, spalancando le porte ad un “mondo di mezzo” popolato da working poor. Esseri all’apparenza mitologici, che pur avendo un lavoro sembrano fluttuare sul filo della soglia di povertà. Privati, loro malgrado, di qualsivoglia garanzia sindacale. Ciò nonostante costretti ad accettare quelli che da molti sono stati ribattezzati Junk job (lavoro spazzatura). Ed è proprio a questo punto, allora, che sembra necessario scomodare, per l’ennesima volta, il più caro tra i cavalli di battaglia del Governo Renzi: il Jobs act.

Fatta la legge trovato l’inganno – All’ombra della più “storica” riforma del mercato del lavoro, difatti, sembra celarsi la ragion d’essere di un assurda estensione degli ambiti di impiego. Altro che lotta al caporalato, stando così le cose sembra prevedibile che da qui a prossimi due anni le cose andranno ancora peggio. A breve, infatti, gli sgravi sui contratti a tutele crescenti saranno solo un lontano ricordo. Come se non bastasse, poi, passando in rassegna il testo della riforma si incappa nell’aumento del limite massimo di reddito percepibile con i Voucher. Pensare che la riduzione della babele di contratti sembrava una manna dal cielo. Ma si sa, questo è un benedetto assurdo bel paese.

L’Europa lo vuole, avrebbe gridato Papa urbano II nel tentativo di contenere la folla inferocita. La crociata della flessibilità lanciata dal Governo, infatti, sembra ormai inarrestabile. Decisa a trasformare un efficace strumento di contrasto al lavoro nero nell’ennesimo escamotage per aggirare i controlli. È nota a tutti, infatti, la prassi di impiegare un lavoratore in modo continuativo facendolo apparire come una prestazione di poche ore. Tutto questo perché, ad oggi, la legge lascia molto, troppo, margine di manovra a chi scegli di usufruire dei “buoni lavoro”. Per non parlare della retribuzione, una vera sciagura. Calcolata sui criteri del settore agricolo, appare enormemente distante dalla media dei contratti nazionali.

Ad alzare la soglia di attenzione, però, sono quelle tutele sindacali che di crescere non ne vogliono proprio sentir parlare. Ferie retribuite, malattia, maternità e congedo matrimoniale per i moderni voucheristi sono, difatti, solo un miraggio. Alla faccia della flessibilità. Così, migliaia di persone si sono ritrovate, loro insaputa, all’interno di un meccanismo impazzito che ne fa mera mano d’opera a buon mercato. Precarietà del futuro ancor prima che del lavoro. Un destino infame, quello che attende la versione 2.0 dei lavoratori ad ore, che se vai a vedere non lascia sgomenti come dovrebbe. Un sistema che, in fondo in fondo, accontenta un po’ tutti: lo stato trattiene il 25% del valore del voucher e l’Inps incassa quei contributi che con la crisi e presumibile credere che non avrebbe mai visto. Gli unici a pagare lo scotto per una classe politica un tantino distratta, per usare un eufemismo, sono loro: il popolo dei voucher. Sempre a metà tra l’incudine e il martello, certi che questo sistema non incoraggia affatto la stabilizzazione dei rapporti di lavoro.

 

Mattia Bagnato

Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button