Dossier

I TONI DELLA POLITICA

QUANTO ACCADUTO A MACERATA RIPORTA AL TEMA DELLA DIALETTICA USATA SOPRATTUTTO IN CAMPAGNA ELETTORALE. NESSUNO ESCLUSO, DAI RAPPRESENTANTI DEI PARTITI AGLI SCRITTORI FAMOSI ALLA STAMPA, OGNUNO SI PRENDA LE PROPRIE RESPONSABILITÀ

 

“Non uscite di casa…restate in casa”. L’appello anzi, per meglio dire il categorico invito ai suoi cittadini da parte del sindaco di Macerata, è certamente una novità. Come lo è per modalità l’azione portata a termine da Luca Traini, pistolero per un giorno che ha trasformato le strade della città marchigiana, in un nuovo far west.

Volevo uccidere il nigeriano in tribunale” dice in queste ore Traini. Perché? Per vendicare Pamela Mastropietro, la giovane romana uccisa e fatta a pezzi e chiusa in due trolley.

 

Cronaca a parte, quanto accaduto, ha lasciato una scia nera come la mente di Traini, fanatico neofascista, già candidato con la Lega etc… etc… Una scia cavalcata per via di quella campagna elettorale che porta alle elezioni del 4 marzo.

Non può e non deve essere tutto lecito e quelli che vengono chiamati “toni”, più volte chiamati in causa dalle più alte cariche dello Stato per abbassarli, per smorzarli, sono invece alzati tanto da provocare l’effetto contrario. Ai politici a dire il vero, si aggiunge anche certa stampa con titoli e con risalto alla voce di chi non meriterebbe affatto gli onori della cronaca.

 

Per decenni si è parlato di “nostalgia” in riferimento al fascismo. I più anziani hanno sempre fatto riferimento all’ordine e alla sicurezza del Ventennio. Ordine e sicurezza oggi invocati e giustamente da più parti ma che non devono assolutamente essere abbinati all’epoca fascista. Ricordare e distanziare le epoche serve a fotografarle nel giusto modo non c’è alcuna giustificazione per chi, vedi Matteo Salvini, afferma che la sparatoria di Macerata è “colpa di chi ci riempie di clandestini”.

Non porta a nulla fare affermazioni di questo tipo, se non aizzare come lupi affamati quanti non si riconoscono e non si identificano più nella politica; quanti fanno dell’odio la soluzione a tutti i mali.

L’altro Matteo, Renzi, invoca “calma e responsabilità”; il ministro dell’Interno Minniti aggiunge “Nessuno pensi a farsi giustizia da solo”. E l’ex presidente della Camera, Pietro Grasso “fermate la spirale di odio e violenza”.

E cosa dire di Roberto Saviano che a colpi di twitter afferma “Salvini è il mandante morale dei fatti di Macerata”.

Se ci deve essere responsabilità che sia di tutti.

Sì, della morte di Pamela è accusato Innocent Oseghale, nigeriano; anche se le ultime notizie danno per ancora incerte le sue responsabilità. Che sia stato lui o altri a martoriare il corpo della giovane, Oseghale resta in carcere per vilipendio di cadavere. Come resta dentro Luca Traini, accusato di strage aggravata dalla finalità di razzismo per aver ferito sei immigrati.

Quanto messo in atto da Traini è pura follia. E non è lo stesso per chi invece di gettare acqua sul fuoco, tiene viva la brace sotto la cenere così da far invigorire il fuoco alla prima occasione?

 

Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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