Continua il focus di KIM sul Nepal. Il diario racconto di Edoardo Nicolotti, ex osservatore internazionale delle Nazioni Unite

Katmandu (segue dalla prima http://ilkim.it/una-finestra-sul-nepal/) – Sicuramente la cosa che colpisce di più del Paese sono le persone e la loro diversità. Il Nepal è uno stato unitario forse da 100 anni, adesso non ricordo bene di preciso. La cultura Nepalese è quella che è stata imposta dalle varie monarchie nel corso del tempo: I Malla, I Rana e per ultima la dinastia degli Shah.

In verità però il Paese è pieno di sub-culture, gruppi etnici e indigeni che hanno una storia propria, una religione propria etc. Per esempio il gruppo Khas quello rappresentato nelle varie dinastie monarchiche è sempre stato di religione Hinduista, ma le indigenous people del Nepal sono sempre stati Buddisti o Animisti. Anche il sistema legislativo Nepalese si è sviluppato su una linea di cultura dominante hinduista, anche se oggi dopo le ultime elezioni e l’ultima costituzione si spaccia per stato secolare. Questi fattori di natura sociale e antropologica rendono il paese molto interessante, almeno per me.

 I Nepalesi sono molto curiosi, molto disponibili,socievoli, non aggressivi con i turisti stranieri.  Questo fa si che non ti senti mai in pericolo, la società è fuori nelle strade, la gente non è chiusa in casa, la società si prende cura degli altri ed in alcuni casi, in un certo modo, veglia anche sulla tua sicurezza. I bambini girano liberi per il vicinato senza paure perché la gente del borgo è presente fisicamente e si conoscono un po’ tutti, non c’è individualismo, diciamo che è come se ci fosse una società contadina per sistema di valori che però da 15-20 anni vive una realtà urbana.

La gente si lava la testa e i denti al bordo delle strade, all’aperto, un po’ perché alcuni non hanno l’acqua in casa, un po’ perché sono anche abituati così e non gli importa se qualcuno li vede o altro. Mentre la nostra società a volte sembra chiusa, chiusa nel bagno, in casa, in ufficio, qui invece sembra tutto all’aria aperta.

Poi ti colpisce la bellezza dei visi delle donne. Un misto tra continente Indiano e Asia. Per esempio le donne Newar un gruppo indigeno della valle di Kathmandu hanno tratti molto particolari e occhi bellissimi. O andando nel sud del paese ti colpisce l’originalità dei visi delle donne Tharu, altro gruppo indigeno. Inoltre qui le donne, a differenza dell’Europa, hanno i capelli molto lunghi e gli dedicano una gran cura, questo personalmente lo trovo molto affascinante e femminile inoltre sono di una spontaneità disarmante. O almeno, questo è quello che ha colpito me in quanto uomo. Nella nostra società, avere i capelli lunghi per le donne è un impegno che richiede tempo. A volte le donne in Europa sembrano non avere tempo per i capelli lunghi. Non c’è il tempo a disposizione in generale figuriamoci per prendersi cura di chiome fastidiose da asciugare.

Il fascino dell’Himalaya.  Quando arrivai la prima volta in Nepal da turista cercavo naturalmente un’esperienza ai piedi dell’Himalaya. Già all’arrivo a Kathmandu dall’aereo mi colpì la grandezza delle montagne, le Alpi lasciate sopra Malpensa sembravano delle “roccette” a confronto.

Quando inizi una gita per raggiungere l’Himalaya, passi dal verde della giungla sub-tropicale al bianco dell’Annapurna e al blu del cielo, il contrasto di colori in linea d’aria è fantastico. Il mio primo trekking è stato l’Annapurna base camp e mi colpì questo impatto visivo come prima esperienza. Poi per lavoro ho vissuto e visitato praticamente quasi tutti i distretti della regione est del paese dove da scenario si potevano vedere diversi ottomila (metri s.l.m., ndr), come il Makalu e il Kangchenjunga che ricorda a me un po’ il Monte Rosa come io lo vedo da casa mia in Italia.  Sempre nel 2004 andai da Kathmandu fino a Lhasa in Tibet con un pulman lungo strade molto scassate. Oggi per andarci le strade sono molto meglio. Ricercavo il sentirsi sul lato del plateau tibetano, dove la geografia cambia. Per vedere l’altopiano tibetano rimanendo in Nepal bisogna andare in luoghi come l’Alto Mustang nella regione dell’Annapurna e Dolpo  a ovest del paese.

Il lato oscuro della medaglia.  In dieci anni la visione che avevo del Nepal e dei Nepalesi è cambiata naturalmente. All’inizio vedi solo il bello che è quello che rimane anche ai turisti, invece se cerchi di capire a fondo la loro cultura e società ti rendi conto anche di molte cose che non riesci a digerire o che ti possono creare un certo fastidio.

Tutti arrivano in Nepal pensando che i Nepalesi siano quelli che vengono mostrati nei documentari sulla montagna (di solito Sherpa), oppure si crede che siano solo le persone che, da turista, si possono vedere durante il trekking nell’Annapurna o nell’Everest region: persone dall’aspetto fisico simile ai tibetani, pacifici e accoglienti che corrispondono poi ai tanti gruppi di indigenous people delle zone montane, come i Rai, i Limbu a est o i Gurung e i Magar a ovest del Paese. Insomma quando parliamo di Nepalesi in Italia la gente intente le “indigenous people of Nepal”.

Invece il Nepal è un paese molto diverso, le persone del sud del Nepal per esempio i Madeshi , sono molto diversi e piu vicini ad influenze fisiche e culturali del continente indiano e dello stato indiano del Bihar.

La burocrazia e gli apparati dello stato invece sono controllati da un’unica casta i Chhetri – Bhaun. Questo gruppo appartiene originariamente ai Khas (come anche l’origine delle dinastie dei monarchi Rana, Shah) un gruppo che in tempi antichi controllava tutta la fascia montuosa centrale dell’Himalaya (Nepal incluso; in India, gli Stati del Himachal Pradesh, Uttarakhand, Sikkim, Assam fino al West Bengal). Questa casta-gruppo ancora oggi mantiene le migliori posizioni all’interno degli apparati dello stato.

Poi ci sono le indigenous people, come ad esempio gli Sherpa. In Italia si pensa che Sherpa sia sinonimo di portatore d’alta quota per le spedizioni agli ottomila, invece gli Sherpa sono uno dei tanti gruppi etnici in Nepal. Hanno una propria lingua, una propria definita provenienza territoriale, dei propri costumi etc…

Diciamo che quello che lascia con l’amaro in bocca e parecchia frustrazione è il fatto che il Nepal, nonostante i cambiamenti da Monarchia a Republica del 2006 e il movimento Maoista, rimanga una società diseguale, dove l’accesso al potere è ancora molto limitato e prevalentemente al gruppo Khas con gli altri gruppi esclusi.

Per i Madeshi, per esempio, l’unica opportunità di crescere socialmente ed economicamente è quella di emigrare lavorando all’estero per poi, attraverso le rimesse, migliorare la situazione di povertà delle proprie famiglie nel sud del Nepal, dove si vive prevaletemente di agricultura e allevamento di bestiame. Il governo Nepalese ha sempre trascurato questa zona del Paese non investendo nello sviluppo economico delle zone rurali. Un po’ come si è fatto da noi in Italia con le regioni del meridione.

Allo stesso modo per le indigenous people non è facile. Per loro direi che ci sono tre vie principali per migliorare il loro tenore di vita e di status sociale: Entrare a far parte, come soldati, nei Brititsh Gourkha (una pensione da British Gourkha garantisce sicurezza economica notevole in Nepal); lavorare nel settore del turismo come guide di trekking, portatori, guide d’alta quota per spedizioni etc.; emigrare all’estero in cerca di lavoro ben pagato (come dicevo riguardo ai Madeshi). Solitamente vanno nei paesi del Golfo o in Malesia, per poi spedire le rimesse alle famiglie rimaste in Nepal.

La cosa più insopportabile è la corruzione diffusa a tutti i livelli della burocrazia nepalese e che ogni cittadino deve affrontare. Inoltre se appartieni al gruppo Khas diciamo che le istituzioni ti trattano come cittadino di serie A, se invece appartieni ad altri gruppi sei trattato da cittadino di serie B.

Dopo più di 50 anni di aiuti internazionali il Paese ha ancora infrastrutture terribili, la qualità nella scuola e della sanità pubblica è inesistente. Inoltre, pur essendo il Nepal secondo al mondo per risorse idriche dopo il Brasile, rimane un Paese dove vi è una forte scarsità di approvvigionamento dell’acqua e di elettricità in generale. Le grandi opere nel settore idroelettrico sono state implementate a rilento dal governo, a volte per questioni interne (corruzione, mancanza di conoscenze tecniche e politiche per l’ambiente) a volte per questioni internazionali (influenze da parte dell’India o della Cina nel controllo del potenziale energetico nepalese. Come se non bastasse, il quadro legale Nepalese è molto fragile e obsoleto e ciò comporta una mancanza di fiducia da parte delle imprese e degli investitori stranieri, spaventati dalle condizioni generali in cui andrebbero ad operare e che non sono a loro favore.

Nonostante queste cose c’è da dire che realizzare grandi opere in un contesto montuoso, logisticamente complesso e ad alto rischio sismico non è cosa facile per nessuna compagnia di costruzioni.

Il male maggiore rimane la corruzione e la fragilità degli apparati dello stato e la mediocrità culturale della classe politica. Molti parlamentari in Nepal hanno un livello di educazione che non raggiunge gli studi superiori. I laureati sono forse una piccola minoranza. I governi di vari colori e partiti hanno sempre mirato ad arricchirsi alle spalle dei Nepalesi nel breve termine, trascurando politiche per lo sviluppo del Paese a lungo termine. Questo ha fatto si che le migliori generazione di giovani lasciassero il paese per andare a studiare e lavorare altrove, soprattutto: Stati Uniti, Australia, UK e Germania senza tornare più.

(Segue)

Federico Molfese