Dossier

“GIOVANI” DI AL SHABAAB

Roma – Chi sono e cosa vogliono i sequestratori di Silvia Romano? Al-Shabaab è il gruppo terroristico islamico che ha come obiettivo quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, utilizzando la tecnica degli attentati suicidi contro il governo, colpendo militari e civili. I rapimenti sono una grande fonte di finanziamento. Il commando di jihadisti somalo conduce attacchi anche in paesi vicini come il Kenya dichiarato nemico storico.

Al-Shabaab significa “la giovinezza” in arabo ed è la più grande organizzazione militante che cerca di controllare il territorio somalo per stabilire una società basata sulla rigida interpretazione della Sharia. Il gruppo nasce nel 2006 e diventa una costola di al-Qaeda dal 2012. L’ideologia di al-Shabaab è in genere descritta come un marchio di salafismo e wahabismo che non perdona chi viene riconosciuto colpevole di “miscredenza assoluta”. Sebbene abbia dichiarato molti obiettivi in ​​passato, il gruppo combatte innanzitutto per creare uno stato islamico fondamentalista nel Corno d’Africa, ciò includerebbe non solo la Somalia ma anche Gibuti, il Kenya e l’Etiopia.

Per anni ha controllato la capitale Mogadiscio, nonostante la presenza di truppe straniere in difesa del governo somalo. È riuscito ad entrate nelle maglie sociali somale in quanto il paese non ha avuto un governo nazionale efficace per più di 20 anni, durante i quali gran parte della Somalia è stata una zona di guerra. Inizialmente al-Shabaab ha ottenuto il sostegno promettendo la sicurezza alla popolazione. Ma la sua credibilità è stata messa al tappeto quando ha respinto gli aiuti alimentari occidentali per combattere la siccità e la carestia del 2011. Con Mogadiscio e altre città sotto il controllo del governo, è ricomparso un sentimento di ottimismo, molti somali sono tornati dall’esilio portando con sé i loro soldi e la volontà di ripartire.

Al-Shabaab, nonostante sia stato costretto a ritirarsi dalla maggior parte dei principali centri urbani della Somalia tra il 2011 e il 2014, ha dimostrato di essere un gruppo resistente di fronte a nemici numericamente, economicamente e tecnologicamente superiori, tanto che controlla tuttora le regioni a sud della capitale. Si stima che il numero degli affiliati sfiori le 30 mila unità, divisi in varie cellule.  Il gruppo jihadista somalo conserva sia capacità armate significative sia capacità di guerra mediatiche raffinate e sofisticate.

Un aspetto chiave di al-Shabaab, è determinato dalla capacità di gestire perfettamente il malcontento attraverso tecniche mediatiche evolute, il suo punto di forza è la messaggistica PSYOPS (operazioni psicologiche), rivolta sia ai soldati nemici sia agli elettori nazionali nei paesi ostili, tra cui Kenya, Uganda e Burundi. Nei suoi PSYOPS e in altri messaggi di propaganda, al-Shabaab sfrutta sia la mancanza di trasparenza dei suoi oppositori, sia la richiesta dei media internazionali di dettagli sul campo, con il gruppo che si inquadra come una fonte affidabile di informazione.

In Kenya quasi sempre, al-Shabaab prende di mira i cristiani, lo fa nei villaggi vicini al confine tra Kenya e Somalia fermando i pullman di linea diretti verso le città di frontiera. Il sequestro di persona è uno dei modi con cui i jihadisti africani cercano di autofinanziarsi, hanno legami con le organizzazioni criminali che praticano traffico di armi e di droga, tratta di profughi irregolari e sequestri a scopo di estorsione.

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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