“Io sto con il mondo”, questo il grido di battaglia della neonata pagina Facebook I don’t Trump ideata da Francesco Foti con il sostegno di Giuseppe Civati, ex PD ed oggi fondatore di Possibile. Richiamando il suono del verbo to trump, il giovane attivista politico gioca con la lingua inglese e si fa portavoce di un malessere socialmente poco palesato, quello nei confronti del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump e le sue decisioni politiche. Il gruppo nasce sul social network il 30 Gennaio e nel giro di pochi giorni raggiunge numero 233 di membri che hanno deciso di aderire spontaneamente alla causa.

Il caso Trump

Come anticipato anche da noi de Il Kim il 20 Gennaio, il nuovo presidente si dimostra carico di spirito sessista, razzista e nazionalista, tanto da essere rinominato l’Hitler americano.
Ed è proprio questo a scuotere gli animi di Foti e di chi come lui aderisce alla causa “I don’t Trump”; Francesco mi spiega, infatti, che sembra strano che non ci sia una reazione forte da parte di quella che comunemente viene chiamata società civile e dai governi europei che al contrario hanno manifestato un approccio alquanto morbido nei confronti del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America”.
Trump, infatti, porta avanti l’idea di creare una nazione forte e dominatrice e permetterà di prende parte a questa nuova America solo a chi amerà e sosterrà gli americani.

Il nuovo presidente Trump non smette di far parlare di sé. Dal grande muro al confine col Messico al decreto immigrati, fino al rafforzamento delle forze armate, il miliardario newyorkese ha le idee chiare. Ma il resto del mondo cosa ne pensa? Questo è quello che si è chiesto Francesco Foti e ha cercato una risposta attraverso un gruppo Facebook.

Il nuovo presidente Trump non smette di far parlare di sé. Dal grande muro al confine col Messico al decreto immigrati, fino al rafforzamento delle forze armate, il miliardario newyorkese ha le idee chiare.

Stop all’accoglienza profughi

A far discutere o se vogliamo, a dover far discutere dovrebbe essere anche il provvedimento firmato il 27 Gennaio che prevede una sospensione del programma d’accoglienza per i profughi. L’immigrazione è bloccata per 7 paesi di maggioranza islamica: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Il Presidente spiega che alla base di questa sua decisione c’è la voglia di tenere fuori dagli Usa i terroristi islamici radicali. Ma non finisce qui. È di pochi giorni fa la notizia che l’uragano Donald potrebbe firmare un ordine esecutivo in cui si parla di rispetto per le libertà religiose, parte di un programma più ampio che potrebbe portare alla legalizzazione della discriminazione.

A.A.A cercasi consapevolezza sociale e appoggio politico

#NoMusulmanBan questo l’hastag riportato sui cartelli di protesta innalzati dai manifestanti anti-Trump che hanno aderito al sit–in del 2 Febbraio sotto l’ambasciata americana a Roma. “Facciamo un appello a farsi sentire e a farsi vedere, subito, nelle strade, nelle piazze, contro le politiche razziste, isolazioniste e discriminatorie di questi primi giorni di presidenza Trump”, queste le parole con cui Francesco Foti accoglie coloro che decidono di diventare membri del suo gruppo. E forse in qualche modo qualcosa già si è ottenuto. Ma Francesco mi precisa che una manifestazione non è l’unico modo per avere ascolto. “Quello che vorrei è che ci fosse una partecipazione più attiva anche di elementi politici come la Boldrini e la Bonino che di tematiche come l’accoglienza se ne sono occupate ai massimi livelli”.

Quello che si cerca è di capire se esiste ancora una coscienza sociale o se ormai ci si faccia scivolare tutto addosso, ma soprattutto “sperare che ci si possa unire in una visione del mondo diversa da questa”.