La definizione di “persona” è necessaria per elaborare i diritti umani.

Roma – Con la nozione di diritti umani generalmente ci riferiamo a tutte quelle norme che, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, sono state adottate quali direttiva di vita collettiva. La Costituzione universale crea una nuova visione dell’uomo e del mondo, creatasi gradualmente con lo sviluppo e il progresso dell’umanità. Attraverso la considerazione di eventi passati e il desiderio di ciò che si vorrà raggiungere in futuro, e sempre tenendo presente il mutamento delle condizioni di vita dell’uomo nel corso dei secoli, delle ingiustizie subite a causa dell’esistenza di classi sociali ed economiche e del progresso della scienza, si sono man mano definiti ciò che oggi chiamiamo diritti e per i quali, anche in maniera autonoma ed individuale ci battiamo. Ma da quale esigenza nasce il discorso assai dibattuto sui diritti dell’uomo? Per dare una giusta nozione del termine dobbiamo partire definendone il soggetto, ossia la persona umana.

Gli storici propongono due etimologie differenti del termine: il primo è prosopon e deriva dal greco, si compone delle desinenze pros e ops, che vengono utilizzate per indicare tutto ciò che riguarda il viso di una persona, l’aspetto, lo sguardo, insomma, tutto ciò che si vede. Il termine successivamente venne adoperato con il significato di “maschera” e si usava inizialmente in riti dionisiaci e poi in ambito teatrale. Per ciò che riguarda il secondo significato che si da al termine, questo ha origine latina e il senso non è più quello di aspetto umano ma appunto quello di maschera. Alcuni interpreti pensano che persona derivi da personare, per la risonanza che la voce aveva nella maschera. Dopo il I secolo a. C. l’uso del termine cambiò quasi del tutto andando a ricoprire ed accentuare l’aspetto individuale dell’uomo. Questo fa comprendere a pieno come la persona man mano acquisti un significato sempre più ampio, arrivando nel II secolo d. C. a definire il soggetto quale persona avente pieni diritti. Lo studio sulla persona, nel tempo è stato analizzato anche dal punto di vista filosofico, che trova la sua prima definizione intorno al 500 d.C. con Boezio, periodo in cui vi è il grande dibattito sulle due nature di Cristo e sarà proprio questo filosofo ad offrire la distinzione fra natura e persona. Da qui nasce la definizione di persona come “sostanza individuale di natura razionale”. La definizione data da Boezio e ripresa in seguito da Tommaso d’Aquino, evidenzia l’importanza dei concetti di individuo, sostanza e razionalità. La nozione filosofica di persona fa proprio il significato essenziale del termine che avvolge l’uomo nel significato di dignità.

Per parlare dei diritti umani dobbiamo innanzitutto parlare di diritto in senso generale e ricordare che il concetto è dato dal passaggio che si è vissuto dal Medioevo alla modernità e di conseguenza da quello che era il pensiero di Aristotele, per esempio, o di Tommaso d’Aquino, secondo i quali la società può essere paragonata ad un corpo che ha necessità delle sue membra per funzionare. Se in un corpo uno dei membri non funziona bisogna curarlo per far si che sia nuovamente utilizzabile per la buona funzionalità dell’intero sistema. Alla stregua di questo quindi, la società ha bisogno dei suoi cittadini, dei suoi membri per poter funzionare ed è compito suo occuparsene, curarsene per la buona vita. Il discorso sui diritti umani nasce dalla volontà di delimitare il potere politico nei confronti dei cittadini con l’obiettivo di costruire una solida autonomia, tale da non essere intaccata dal potere pubblico. Tale pensiero inizialmente non fu accettato da tutti i paesi, infatti la mentalità riguardo tali diritti cominciò ad emergere nelle costituzioni di molti Stati nel periodo compreso tra il settecento e il novecento, assumendo il ruolo di “diritti fondamentali”. Quando si parla di diritto, innanzitutto bisogna distinguerlo dal punto di vista oggettivo e soggettivo: il primo riguarda l’insieme delle norme, il secondo intende il diritto spettante proprio all’individuo. Un’altra distinzione è quella fra i diritti riguardanti la volontà e i diritti giustiziabili e non. L’aspetto che ci interessa ovviamente è quello riguardante il diritto in senso soggettivo, ossia un diritto fondamentale che fornisce lo strumento per liberarsi dalla coercizione politica, culturale, religiosa, familiare, sessuale, razziale ecc.. Il diritto soggettivo permette all’uomo di programmare la sua vita avendo il rispetto che merita.

Proprio per questo motivo, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Dopo questa solenne deliberazione, l’Assemblea delle Nazioni Unite diede istruzioni al Segretario Generale di provvedere a diffondere ampiamente questa Dichiarazione e, a tal fine, di pubblicarne e distribuirne il testo non soltanto nelle cinque lingue ufficiali dell’Organizzazione internazionale, ma anche in quante altre lingue fosse possibile usando ogni mezzo a sua disposizione. Il testo ufficiale della Dichiarazione è disponibile nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, cioè cinese, francese, inglese, russo e spagnolo.

“Il rispetto dei diritti umani, tra cui picca la libertà religiosa e di espressione del pensiero, è condizione preliminare per lo sviluppo sociale ed economico di un Paese. Quando la dignità dell’uomo viene rispettata e i suoi diritti vengono riconosciuti e garantiti, fioriscono anche la creatività e l’intraprendenza e la personalità umana può dispiegare le sue molteplici iniziative a favore del bene comune”.

La Dichiarazione universale è un documento sui diritti individuali, firmato a Parigi, molto importante perché fu il prodotto risultante dai danni subiti emersi dopo la seconda guerra mondiale. Inizialmente come ho accennato in precedenza, non fu vincolante per tutti gli Stati membri ma i diritti erano considerati dalla maggior parte delle nazioni civili. La dichiarazione riguardante i diritti umani è un codice etico di un’importanza storica assai rilevante poiché è stato il primo documento in assoluto che sancì universalmente i diritti che spettano all’essere umano. Una grande impronta ai fini ai fini del percorso, che ha portato alla realizzazione della Dichiarazione fu data dai pilastri delle quattro libertà fondamentali enunciati da Roosevelt nella carta Atlantica del 1941: libertà di parola, libertà di credo, libertà dal bisogno e libertà dalla paura. Queste libertà fondamentali furono indicate come condizione necessaria per una pace internazionale durevole. Il documento sui diritti è composto da 30 articoli ma noi possiamo suddividerlo in sette parti: il preambolo descrive le cause storiche e sociali che hanno portato alla necessità di redigere il documento; gli articoli 1e 2 racchiudono i concetti basilari di libertà e uguaglianza; gli articoli dal3 all’11 sono un elenco di diritti individuali; gli articoli dal 12 al 17 enuncia i diritti dell’individuo nei confronti della comunità; gli articoli dal 18 al 21 sanciscono le libertà costituzionali come la libertà di pensiero, opinione, fede e coscienza; gli articoli dal 22 al 27 sanciscono i diritti economici, sociali e culturali dell’individuo; gli articoli dal 28 al 30 infine, stabiliscono le modalità generali di utilizzo dei diritti.

                                                                                                                           Emanuele Cheloni