I quartieri di Roma come territorio di scambio di denaro, di riunioni, di riciclaggio di soldi sporchi. I personaggi e le zone della Capitale scelte come tappeto rosso per i traffici loschi di Carminati e compagni.

 

RomaTra le strade di Roma, dopo il crollo della banda della Magliana (operazione “Colosseo” del ’93), i rapporti di forza nella scacchiera criminale della capitale cambiano. I clan, le famiglie si spartiscono i quartieri della città, come un Risiko: i Fasciani, la famiglia sinti degli Spada e quella siciliana dei Triassi dispongono le loro truppe su Ostia; la ‘ndrangheta e i Romagnoli a San Basilio; Massimo Carminati a Roma nord; i Casamonica a Tor Bella Monaca, all’Appio e nella fascia sud-est; e il clan di Michele Senese a Ciampino e Centocelle. Di notte, quando le volanti della squadra mobile arrivano a fari spenti nelle piazze dello spaccio della periferia romana, sui tetti, come a Scampia, ci sono le vedette. Quando scattano i blitz, le donne urlano e difendono dagli agenti i loro mariti e i loro figli.

 I quattro Re. “Roma è in mano alle cosche”, diceva nel 2013 Giampiero Cioffredi, il presidente dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio. Roma è “diventata la prima stazione di riciclaggio delle mafie e della ’ndrangheta”. Borgate, rioni, quartieri, bar e ristoranti sono divisi in zone di influenza. È stato Lirio Abbate, giornalista de l’Espresso, con l’inchiesta I quattro re di Roma a tracciare le gerarchie criminali nella capitale. Il primo dei quattro poker di re è Massimo Carminati, Il Nero, Er Cecato, l’ex Nar e reduce della banda della Magliana. L’unico, scrive Abbate, “in grado di guardare dall’alto quello che accade nella capitale”. Nel mazzo criminale c’è anche Michele Senese, ‘o Pazzo, il killer dei cutoliani. Con una valigia piena di vestiti, silenziatori e pistole Senese, negli anni ’80  parte da Napoli e arriva a Roma, spedito come un pacco durante la guerra tra la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia, a caccia dei cutoliani.Qui, a Roma, con e dopo la banda della Magliana, Senese cresce e fa affari, con o senza la Nuova Famiglia. Lo chiamano il malato immaginario perché grazie alle perizie psichiatriche riesce sempre ad uscire dal carcere.

Mischi le carte ed esce l’altro re: Carmine Fasciani. Don Carmine. “Un malavitoso d’ altri tempi, don Carmine” – si legge in un vecchio articolo del Corriere della Sera – “capace di regalare chili di pane ai mendicanti e di accogliere i poliziotti che gli notificano a casa un avviso di reato offrendo loro champagne”. La famiglia Fasciani, insieme a quella siciliana dei Triassi e a quella sinti degli Spada, tesse le trame criminali tra le strade e le spiagge di Ostia. Affari gestiti all’ombra dei pericolanti palazzi ricotta  del costruttore Renato Armellini.

 “Una vita avventurosa”. È quella di Renato Armellini: indagato, arrestato e anche rapito dai calabresi ma, soprattutto, re dei mostri di cemento di Roma. I palazzi di Ostia, corrosi dalla salsedine, leggenda vuole che siano stati costruiti mischiando la calce con la sabbia presa dalla spiaggia di fronte. E poi c’è la famiglia sinti dei Casamonica. Il quarto re del mazzo. L’universo intorno al quale gravitano altre due famiglie sinti: gli Spada e i Di Silvio. Tra il Tuscolano, Tor Bella Monaca e l’Anagnina le loro ville svettano nel degrado urbano. A Tor Bella Monaca succede di tutto: la mamma con l’arsenale in cantina (una bomba a mano di fabbricazione sovietica, due pistole e un fucile), gli spacciatori, di cocaina o hashish, la ‘ndrangheta, la ‘ndrina dei Gallace e anche il night cinese con la coca sui tavoli e le pistole sui divani. Di certo i Casamonica nel quartiere non passano inosservati: pistole, catene d’oro, e poi le ville sfarzose e abusive con colonne di marmo e vasche Jacuzzi. Le famiglie sinti dei Casamonica e degli Spada alimentano anche la boxe locale. Romolo Casamonica, ex campione nazionale dei superwelter, viene arrestato con l’accusa di tentata estorsione nel 2012. Due anni dopo Domenico Spada, soprannominato Vulcano ex campione del mondo dei medi Silver Wbc – viene arrestato con l’accusa di usura aggravata nei confronti di un imprenditore romano.

Boxer e Malavita. Era un campione dei mediomassimi anche Orial Kolaj, classe ’83, accusato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli di essere “l’esecutore di atti d’intimidazione e violenza con l’aggravante mafioso” per conto “dei fratelli Guarnera, a loro volta legati al clan Iovine dei Casalesi”. Orial Kolaj è anche un grande tifoso della Lazio e in Curva Nord è una presenza fissa: lo chiamano Mr. Enrich, come il pupazzetto degli Irriducibili. La stessa curva di Fabrizio Piscitelli, Diabolik, arrestato nell’ottobre del 2013 a Casalotti. Quando lo arrestano nell’appartamento la polizia trova di tutto: Jammer, utilizzati per disturbare le frequenze radio, le comunicazioni telefoniche da fisso e da cellulare ma anche per impedire la localizzazione GPS e poi manganelli, accette e katane. Sempre a Casalotti, il 23 gennaio del 2014, viene ucciso Roberto Musci, crivellato di colpi davanti alla propria abitazione. “Le prima gesta criminali Roberto Musci – scrive Repubblica – le compì insieme a Massimo Pisnoli, ex suocero del calciatore Daniele De Rossi”. La notte di Capodanno del 2012 Musci viene arrestato perché “al volante di una Ferrari, aveva picchiato con un amico un automobilista su una Seicento che non voleva dargli strada”. Nel 2012 il suo nome compare in un’altra operazione (denominata “Plata”) contro una organizzazione criminale che faceva capo ad Antonio Maria Rinaldi, ucciso in un garage alla Pisana.

La batteria di Ponte Milvio. Quella di Diabolik, nelle carte dell’inchiesta “Mondo di mezzo”, viene chiamata la batteria di Ponte Milvio. “A Ponte Milvio – si legge tra le carte – opera una batteria particolarmente agguerrita e pericolosa con a capo Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, e della quale facevano parte soggetti albanesi (…) Questa batteria era al servizio dei napoletani insediati a Roma nord, tra cui i fratelli Esposito facenti capo a Michele Senese”. Una curva movimentata, quella della Lazio. Fabrizio Toffolo, un altro capo ultras degli Irriducibili – già coinvolto nel 2006 insieme a Diabolik e Giorgio Chinaglia nello scandalo per la tentata scalata alla Lazio di Claudio Lotito- viene gambizzato due volte tra il 2007 e il 2013.

L’arrivo di Giuseppe Pignatone. Nel cuore di Roma anche la camorra ricicla i soldi in pizzerie, gelaterie e ristoranti. Perché a Roma si investe, non si spara: è il gennaio del 2012 e i clan decidono che a Roma non si deve attirare l’attenzione. Una pax armata. “Non appena i giornali hanno fatto trapelare la possibilità che alla guida della procura capitolina potesse arrivare Giuseppe Pignatone – scrive Lirio Abbate – con decenni di esperienza nella lotta alle cosche, i boss hanno deciso di imporre la pace”. Ma a Roma Pignatone arriva lo stesso il 19 marzo del 2012. E con il nuovo procuratore inizia lo smantellamento della rete criminale che avvolge le strade di Roma. Il 27 gennaio 2013 viene arrestato Michele Senese, accusato di aver ucciso Giuseppe Carlino per vendicare l’omicidio del fratello Gennaro. Il 26 luglio 2013, con l’operazione “Alba Nuova”, vengono sgominate le famiglie criminali del litorale romano: quella dei Fasciani, degli Spada e dei Triassi. Cinquantuno arresti in totale. È la prima volta, dall’arrivo di Pignatone, che su Roma viene contestata l’associazione di stampo mafioso. Il 22 gennaio 2014 c’è l’operazione contro il Clan Contini. Novanta persone arrestate e ventotto locali sequestrati nel centro storico. E il 2 dicembre 2014 scatta l’operazione “Mondo di mezzo”.

Mafia Capitale. Quando l’hanno arrestato con la sua Smart, Massimo Carminati – Il Nero, Il Guercio, l’ex Banda della Magliana, l’ex Nar al centro dell’inchiesta “Mondo di mezzo” su Mafia Capitale – stava viaggiando in una stradina di campagna a Sacrofano, a Nord di Roma, poco lontano dalla sua abitazione. Il fermo immagine di Carminati che si sporge spavaldo dal finestrino dalla Smart alla vista della macchina dei carabinieri è diventato un simbolo di quest’inchiesta che ha squarciato i palazzi della politica romana. Trentasette arresti, cento indagati: questo il bollettino. Tra gli indagati anche l’ex sindaco Gianni Alemanno. Tra gli arrestati anche Salvatore Buzzi, direttore della cooperativa 29 giugno. Secondo le carte dell’inchiesta “Mondo di mezzo”, a capo del sistema ribattezzato “Mafia capitale” c’era proprio Er Cecato, il capo unico e indiscusso che “sovrintendeva e coordinava tutte le attività dell’associazione”, e manteneva “i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali operanti su Roma” nonché “con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario” e anche “con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti”.

Il braccio destro di Carminati, secondo le carte dell’inchiesta, è Riccardo Brugia, “dotato di una rilevante storia criminale personale (…) strutturalmente inserito nel sodalizio quale vero e proprio alter ego” del Cecato. Fabrizio Testa invece, secondo l’accusa, è la testa di ponte dell’organizzazione nel settore politico e istituzionale, coordina le attività corruttive dell’associazione e si occupa della nomina di persone gradite alla organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione”. Alla sinistra di Carminati, invece, c’è l’uomo dei soldi: Salvatore Buzzi. Arrestato nel 1980 per aver ucciso Giovanni Gargano con 34 coltellate, Buzzi si laurea in carcere (primo in Italia) il 29 giugno 1984. Tra le sbarre di Rebibbia, nel 1982 non c’è solo Buzzi. Nello stesso anno si trovano nello stesso carcere romano, con accuse diverse, anche Massimo Carminati e Gianni Alemanno. “Eravamo quattro amici al Nar: nell’ora d’aria di Rebibbia, in quell’autunno del 1982, cresceva il futuro di Roma e nessuno poteva immaginarlo”, scrivono Antonio Massari e Davide Vecchi del Fatto Quotidiano. Nel 1994 Buzzi viene graziato da Scalfaro e inizia la scalata economica di Roma con la sua cooperativa “29 giugno”. La cooperativa opera in ogni settore, come sintetizzava lo stesso Buzzi con un cinico e brutale sms : “Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale”. Evviva. E nel 2013 il fatturato supera i 50 milioni di euro. Buzzi incontra e cena con tutti: l’allora sindaco Gianni Alemanno, il futuro sindaco Ignazio Marino, il futuro ministro del Lavoro Giuliano Poletti e anche il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. “Ho ricevuto Buzzi – ha ammesso lo stesso Pecoraro – neanche sapevo chi fosse. Mi ha chiamato il dottor Letta dicendomi di riceverlo. Siamo senza paracadute, chiunque può venire da me”.

Il Mondo di Mezzo. Destra, sinistra o centro poco importa, tra gli indagati dell’inchiesta “Mondo di mezzo” c’è di tutto: il segretario di Alemanno, Antonio Lucarelli,  il capogruppo di Forza Italia al consiglio regionale Luca Gramazio e Angelo Scozzafava (ex direttore del Dipartimento Servizi sociali in Campidoglio), Daniele Ozzimo, assessore alla Casa della giunta Marino, Eugenio Patanè e anche Mirko Coratti presidente del consiglio comunale. Buzzi sintetizza in un’altra intercettazione il suo lavoro: “Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti, lunedì c’ho una cena da ventimila euro pensa… Se sbagli investimento, se punti sul cavallo sbagliato si finisce in un vicolo cieco”.

 È la teoria del “mondo di mezzo”, come racconta Carminati: “I vivi sopra, i morti sotto e noi nel mezzo. Un mondo di mezzo “in cui tutti si incontrano”. L’obiettivo dell’organizzazione guidata da Carminati è sempre lo stesso: vincere più appalti possibili. Ogni emergenza una miniera d’oro: immigrati, rifiuti, pioggia, case, neve. “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? – domandava Salvatore Buzzi alla sua segretaria – il traffico di droga rende meno”.

 E uomo chiave nel settore “guadagno sugli immigrati”, secondo i pm, era Luca Odevaine, ex vicecapo segreteria di Walter Veltroni ai tempi del Campidoglio e poi membro del “Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione”. La stessa Procura parla di sistema Odevaine: “Un panorama – si legge – costellato da conflitti di interesse, da connivenze istituzionali, dall’esistenza di cartelli ‘imprese, che gestiscono il settore dei lavori pubblici impedendo la crescita di altri soggetti economici”. Buzzi chiede aiuto anche a Luciano Casamonica per il campo nomadi di Castel Romano. L’organizzazione, si legge nella carte dell’inchiesta, “si avvaleva del supporto fornito dal clan Casamonica in modo da tenere sotto controllo le problematiche che sarebbero potute sorgere nel rapporto con i nomadi” e “a  fronte del sostegno prestato Luciano Casamonica aveva ricevuto un corrispettivo di circa 20mila euro al mese”.

Gianluca Pace