MicroPianeta Cultura

L’AMERICA DEI SILENZI

EDWARD HOPPER IN MOSTRA A ROMA, PRESSO IL COMPLESSO DEL VITTORIANO, FINO A FEBBRAIO CON GLI ACQUERELLI PARIGINI E LA SUA AMERICA SILENZIOSA 

Roma – Le presidenziali americane sono ormai alle porte. Gli americani saranno presto chiamati al voto. Ebbene, Hillary Clinton o Donald Trump? Democratici o repubblicani? Questo è il problema. A dire il vero, se da un lato la Clinton sembra ipoteticamente destinata ad avere la meglio sull’avversario per una serie di plausibili ragioni, a discapito delle varie previsioni (è di qualche settimana fa la notizia apparsa sul Corriere della Sera, che pone in primo piano quella dello storico Allan Lichtman, secondo cui sarà invece il miliardario newyorkese a spuntarla), dall’altro ciò che aleggia intorno a questa battaglia politica è solo un guazzabuglio di emozioni sempre pronto a tramutarsi in smarrimento e, con ogni probabilità, nel pensiero comune “voterò il meno peggio”. Come mai?

Battute ironiche su Trump a parte, potrebbe spiegarcelo con cristallina – e, al contempo, mesta – chiarezza la ricerca del Pew Researcher Center che conferma tristemente i sentimenti nutriti dalla popolazione statunitense nei riguardi dei due probabili presidenti e di queste stesse elezioni. Clinton, per il 32% di alcuni votanti, merita la vittoria perché la sua esperienza è significativa e rappresenta il politico giusto per la nazione; Trump, del resto, dovrebbe prendere il posto di Barack Obama perché è un “outsider” e ciò potrebbe bastare a garantire una ventata di novità per il 27% delle persone che lo voteranno. Ma veniamo al dato più sconcertante, forse prevedibile, della ricerca. Ovvero quello in cui vengono elencati con le relative percentuali i sentimenti, per lo più negativi, degli elettori a un passo dal verdetto finale: in ordine di prevalenza, troviamo la frustrazione (57%); il disgusto (55%); la paura (43%); l’interesse (31%); l’ottimismo (15%); l’eccitazione (10%); e, fanalino di coda, l’indifferenza (9%).

Dunque proprio ora che qui in Italia, a Roma, arriva una mostra dedicata al pittore per eccellenza della solitudine a stelle e strisce sarebbe stato interessare ammirare la visione hopperiana di un cittadino o una cittadina USA, poco prima di novembre. In che maniera Hopper avrebbe oggi reso su tela quella paura, quel senso di disgusto e quella silenziosa indifferenza? Di sicuro ritraendoli immobili in qualche bar o per le vie notturne di una metropoli che, pian piano, si sta spegnendo. Persi in una solitudine incolmabile e in quel classico mistero della sua pittura che, nel 2016, dovrebbe tuttavia cedere il posto alla nuda e sconfortante realtà dei fatti.

Dopo la tappa bolognese dei mesi scorsi, la mostra dedicata ad Edward Hopper vi aspetta dal 1 ottobre fino al 12 febbraio 2017, presso il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini con ben sessanta opere come Summer Interior del 1909, South Carolina Morning del 1955 e lo studio per Girlie Show del 1941. Dagli acquerelli parigini alle città tra gli anni ’50 e ’60, i visitatori potranno ammirare quindi l’arte di Hopper in quest’esposizione a cura di Barbara Haskell del Whitney Museum of American Art con Luca Beatrice, tra l’altro prodotta e organizzata da Arthemisia Group col sostegno dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Per ulteriori informazioni: http://www.ilvittoriano.com/mostra-hopper-roma.html

Simona Cappuccio

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Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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