Dossier

GRAZIE MAESTRO

“L’arte per me è stata come l’olio in cucina, essenziale per dare gusto alla mia vita

Roma- Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. Prendiamo in prestito le parole di Luigi Pirandello, uomo di teatro, per ricordare un altro uomo di teatro, un volto e non una maschera: Giorgio Albertazzi.

Abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo e intervistarlo, momenti che resteranno impressi per sempre.

Artista, nel senso più nobile del termine, prerogativa di pochi; non solo attore come i tanti che calcano oggi i palcoscenici. Artista, per dirla con le parole del premier Renzi, classico e controcorrente. Sì, controcorrente, perché sfidando la “moda” continuava a proporre classici della drammaturgia, pagine di teatro senza tempo, quelle che donano allo spettatore, anche al meno colto, momenti di poesia e pensiero. Quelle che restano. E lo faceva da decenni anche attraverso il palcoscenico “finto” della Tv; dal piccolo schermo ha donato poesia e prosa, Pirandello e Shakespeare.

Controcorrente perché quando si apre un sipario, non necessariamente “devi far ridere il pubblico” e allora ecco riproporre le Memorie di Adriano, un testo dal quale attingere per capire l’attualità, la politica, il momento che stiamo vivendo. La conoscenza, sinonimo di non ignoranza e con Adriano, quanti hanno avuto la fortuna di vedere lo spettacolo, hanno potuto scoprire come la storia si ripeta e come la sete di giustizia e di libertà di Adriano era la stessa di Albertazzi.

Parlando con il Maestro inevitabilmente, pensammo alla sua Fiesole, alla sua Firenze. Luoghi della vera “grande bellezza”.

Non sono un campalinista – ci disse – ma è indubbio che ha avuto influenza su di me; Firenze è arte e inoltre la mia casa di San Martino a Mensola è vicina a quella di Gabriele D’annunzio. L’arte per me è stata come l’olio in cucina, essenziale per dare gusto alla mia vita”.

Controcorrente anche nella scelta, nella sua volontà, di non far celebrare un classico funerale, di quelli per far passerella, per vedere chi c’è e chi non c’è. Chi ha voluto rendergli omaggio lo ha fatto andando a teatro dove, proprio con le Memorie di Adriano, al termine della rappresentazione, dialogava con gli spettatori. Condividendo il dolore e la rabbia del passare inesorabile degli anni. Così è stato al teatro Nino Manfredi, poco prima di sospendere del repliche, quando (erano le idi di Marzo) annunciò al pubblico che i medici gli consigliavano di sottoporsi ad una serie di controlli.

Albertazzi e la donna. “Sono innamorato dell’ideale femminile – ci aveva detto – diquello che la donna rappresenta”. Le donne che ha amato, da Anna Proclemer ad Elisabetta Pozzi a Mariangela D’Abbraccio, sono state anche sue muse. L’ultima compagna e moglie, per uno strano regalo del destino, si chiama Pia de’ Tolomei, discendente della più celebre raccontata da Dante.

È una country girl – ci aveva detto di lei – vive in campagna dove non vedo l’ora di tornare per assaporare la meraviglia del silenzio”.

Straordinario Albertazzi quando ad una domanda, lo confessiamo, tutto sommato ovvia, rispose senza ovvietà. Se avesse una bacchetta magica. O se preferisce un incarico pubblico, politico. La prima cosa che farebbe per la cultura.Solo la poesia può salvarci. E il sorriso. Distruggerei la burocrazia perché abbiamo bisogno di un altro modo di governare. Siamo vittime di un demone che strangola e allontana i progetti”.

Tanto attaccato e riconoscente alla classicità e tanto moderno lo dimostra una conversazione una sera di autunno a cena. Lo avevamo di fronte. Parlando con un componente del suo staff si raccomandò di preparare la manifestazione estiva che ogni anno si tiene, se ricordiamo bene, in Calabria dove Albertazzi assisteva a rappresentazioni teatrali classiche di giovani compagnie che poi doveva “giudicare”. “Vorrei rendere tutto più veloce – disse assaporando un secondo di pesce – una compagnia entra ed un’altra esce. Come a X Factor….”. Beh, il Maestro Giorgio Albertazzi che conosceva X Factor fu una illuminazione. La dimostrazione di cultura e quindi conoscenza, apertura verso la leggerezza (ricordiamo la sua partecipazione a Ballando con le stelle. E perché no?). Leggerezza non sinonimo di vuoto ma intesa come delicatezza, levità, dolcezza. La stessa che Albertazzi portava in palcoscenico. Grazie Maestro.

Emanuela Sirchia

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Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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