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Gourmet, cura e ricerca gastronomica

La parola gourmet è molto utilizzata in ambiente enogastronomico, spesso in modo improprio. Cosa si intende quando si parla di gourmet e che differenza c’è tra la ristorazione e il cibo convenzionale? Oggi cercheremo di approfondire questo lato dell’enogastronomia rivolgendo l’attenzione anche agli accenni storici che lo riguardano.

Quella che è una delle realtà culinarie più blasonate ai nostri giorni, il gourmet, trova le sue origini in Francia più precisamente nel termine gromet, che in francese antico significa ragazzo, garzone. Da sempre visto come dispregiativo, anche successivamente l’incrocio con la parola gourmand (goloso), quando il suo significato cambierà in ingordo, sarà nel XIX che il gourmet sarà inteso come pregio, più vicino a come lo si intende oggi.

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Quello che si può considerare il ‘padre’ del gourmet in senso stretto è il gastronomo francese Alexandre Balthazar Laurente Grimod de la Reynière (1758-1837). Fu lui infatti, nell’Almanach des Gourmands, una guida gastronomica, pubblicata tra il 1803 ed il 1812, ad inserire il termine gourmet, e connotandolo di significato positivo, quello del buongustaio.

Risultato immagini per almanach des gourmandsCosa molto interessante è che l’Almanach des Gourmands fu la prima guida gastronomica della storia.

Oggi il gourmet veste i panni dell’élite: il consumatore; il ristorante; il cibo. Tutto può essere considerato gourmet. Ma cosa intendiamo oggi con gourmet? Semplicemente l’eccellenza, la ricercatezza. Il palato raffinato di chi gusta, la genuinità e la bontà dell’ingrediente e del piatto in sé. Tutto ruota attorno al mettere in risalto il buono vero, avere cura e rispetto dell’ingrediente, scegliere il meglio. Scegliere il meglio non significa necessariamente, come si potrebbe pensare, scegliere un prodotto dai nomi lunghi o difficili da ricordare, ma scegliere il buono e sano.

Il gourmet non descrive solo una tipologia culinaria, ma rappresenta un movimento. Movimento che ha origine nel 1980 negli Stati Uniti. Fu un fenomeno in controtendenza rispetto ad un’alimentazione poco ortodossa in senso ampio e ad una categoria ristorativa in particolare nata negli anni ’60 e rimasta in voga ancora oggi, il fast food. Necessario qui è aprire una breve parentesi.

Il fast food infatti, caratteristico dei paesi anglosassoni, si differenzia dalla normale ristorazione appunto per la velocità non solo nel consumare il pasto, ma anche nel prepararlo. Quello del fast food viene anche definito cibo spazzatura, dove si punta alla semplicità e alla velocità, senza tenere conto della qualità del cibo e dove la clientela non ha molte pretese.

Quello che è importante sapere rispetto alla categoria gourmet, è che non esiste gourmet senza genuinità, senza mangiar sano. Se non fosse così, il consumatore risulterebbe un semplice degustatore di piatti dal buon sapore e la cucina e le varie diete (la dieta mediterranea fa parte della categoria in quanto contiene tradizione, gusto e mangiare sano) sarebbero fini a sé stesse, solo buone da mangiare insomma.

                                                                                                                        Francesco Caruso

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Francesco Caruso

Mi chiamo Francesco Caruso, ho 24 anni e sono nato ad Ostia Lido (RM) il 1 dicembre 1995. Sono prossimo alla laurea in Scienze della comunicazione presso l'università Roma Tre, per dare le basi a quello che spero sarà il mio futuro nel mondo del giornalismo e critica nel campo enogastronomico. La mia passione nasce semplicemente dal mangiare e dalle emozioni che questo suscita mentre si è a tavola. Sono un grande estimatore della semplicità e grande amante dei piatti poveri (in realtà i più nobili che esistano). Nel 2014 ho frequentato un corso di alta cucina presso l'Italian Genius Academy di Roma. Qui, però, ho capito che il mio posto non è ai fornelli, ma fuori dalla cucina, dando voce a quelle che sono le storie che la riguardano, i piatti e chi al suo interno crea e vive gran parte del suo tempo. Al di fuori dello studio sono un catechista, frequento un corso di salsa, canto in un coro giovanile, suono il basso e amo la musica. Ho scritto alcuni articoli per il Metis Magazine, un mensile online lucano, e da settembre 2019 ho iniziato una collaborazione con il Kim International Magazine

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