Dossier

Gli italiani che non credono alla Shoah

Rapporto choc Eurispes 2020: il 15,6% degli italiani crede che la Shoah non sia mai avvenuta

Roma – Il 30 gennaio 2020 è stato presentato il 32mo ‘Rapporto Italia 2020‘ dell’Eurispes. L’indagine ruota attorno a sei dicotomie, sei letture, in chiave positiva e negativa, della realtà rappresentative dell’attualità politica, economica e sociale del nostro Paese.

Dai dati e dalle rilevazioni emerge l’identikit di un Paese individualista che cerca di restare a galla, ma che si sente lontano dalla politica, dal Governo e dal Parlamento. Un popolo “incattivito”, in cui il senso di insicurezza e di minaccia è costante, che si è adattato allo stato di perenne crisi, ma che continua comunque a dilapidare i risparmi. Cresce la diffidenza e l’intolleranza verso gli stranieri che, in alcuni casi, giustifica addirittura i preoccupanti episodi di razzismo e antisemitismo. Continua a diminuire il tasso di natalità, ma cresce, allo stesso tempo, la percentuale di popolazione che ama la compagnia di animali e mostra una maggiore sensibilità nei confronti dell’emergenza climatica.

Secondo il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara: «La frattura tra Sistema e Paese che abbiamo segnalato nei precedenti Rapporti stenta a trovare elementi di ricomposizione; anzi, si è allargata nel corso dei mesi e pone nuovi problemi che rendono ancora più complessa ed incerta la prospettiva generale. Una frattura che produce numerosi danni anche sul piano economico e mette in discussione la stessa tenuta sociale del Paese. Ciò richiama l’urgenza di affrontare i nodi che sono all’origine di un disagio diffuso, che alimentano il pessimismo e il qualunquismo, che delegittimano la politica, che frenano la capacità di costruzione del futuro, che impediscono la possibilità di mettere a frutto le enormi potenzialità possedute dall’Italia».

LA NEGAZIONE DELLA SHOAH E L’ANTISEMITISMO DIFFUSO

In particolare, per quel che riguarda il problema ‘antisemitismo’, se nel 2004 una percentuale esigua di italiani, il 2,7%, negava che ci fosse stata la Shoah, oggi è ben il 15,6% di cittadini a ritenere che l’Olocausto non sia mai avvenuto. L’affermazione secondo cui la Shoah non avrebbe prodotto così tante vittime, come invece è storicamente dimostrato, trova addirittura una percentuale di accordo superiore: il 16,1%, a fronte dell’83,8% in disaccordo.

L’affermazione secondo la quale gli ebrei controllerebbero il potere economico e finanziario, raccoglie, invece, il quasi generale disaccordo degli italiani (76%), ma non manca però chi concorda con questa tesi (23,9%). Più di un quinto (22,2%) degli italiani intervistati ritiene invece che gli ebrei controllerebbero i mezzi d’informazione, mentre il 26,4% di loro sposano la tesi secondo cui gli ebrei determinerebbero le scelte politiche americane.

A distanza di oltre 15 anni dall’indagine condotta sempre dall’Eurispes su questi stessi temi, la percentuale di italiani secondo i quali gli ebrei determinano le scelte politiche americane è oggi scesa dal 30,4% al 26,4%. Nel 2004, inoltre, per il 34,1% del campione gli ebrei controllavano in modo occulto il potere economico e finanziario, nonché i mezzi d’informazione, mentre oggi la percentuale risulta inferiore ad un quarto. Risultano in aumento, anche se in misura meno preoccupante, anche coloro che ridimensionano la portata dell’Olocausto (dall’11,1% al 16,1%).

Rispetto ai recenti episodi di antisemitismo, secondo la maggioranza degli italiani, si tratta soltanto di casi isolati, che non sono indice di un reale problema di antisemitismo nel nostro Paese (61,7%). Al tempo stesso, il 60,6% ritiene che questi episodi siano la conseguenza di un diffuso linguaggio basato su odio e razzismo. Meno della metà degli intervistati (47,5%) ritiene che gli atti di antisemitismo avvenuti anche in Italia siano il segnale di una pericolosa recrudescenza del fenomeno. Il 37,2% del campione li ridimensiona a bravate messe in atto per provocazione o per scherzo.

LA NOSTALGIA DEL FASCISMO

Preoccupanti risultano anche i dati raccolti riguardo al giudizio sulla figura di Benito Mussolini e sul periodo fascista. Un sentimento di nostalgia misto al desiderio di ordine e sicurezza richiesto, per fortuna, da una parte minoritaria di italiani, sembra giustificare le nefandezze e le atrocità commesse da uno dei regimi totalitari più feroci del Novecento, nonché uno dei periodi più bui della storia del nostro Paese.

Al campione è stato chiesto quali affermazioni esprimono al meglio l’anima politica della maggioranza degli italiani. Trova un discreto consenso l’affermazione secondo cui “molti pensano che Mussolini sia stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio” (19,8%). Con percentuali simili seguono le seguenti affermazioni: “gli italiani non sono fascisti ma amano le personalità forti” (14,3%), “siamo un popolo prevalentemente di destra” (14,1%), “molti italiani sono fascisti” (12,8%) e, infine, “ordine e disciplina sono valori molto amati dagli italiani” (12,7%). Oltre un italiano su quattro (26,2%) non condivide, invece, nessuna delle opinioni presentate.

I dati raccolti da Eurispes e pubblicati all’indomani del toccante discorso tenuto dalla senatrice a vita e sopravvissuta all’Olocausto, Liliana Segre, di fronte al Parlamento europeo in seduta plenaria, in occasione del 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschiwtz, sembrano tracciare una fotografia, a tratti inquietante, della società italiana di oggi, dove una minoranza, che ha una percezione distorta della realtà, a causa della disinformazione dilagante e di un revisionismo storico falsato e di parte, arriva a negare gli orrori di un passato che ha lasciato in eredità ferite profonde ancora aperte.

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Alessandro Mancini

Direttore editoriale e fondatore di Artwave. Laureato in Letteratura e Linguistica italiana, appassionato di fotografia e di arte, inguaribile sognatore, ritardatario senza speranze. Cerco la bellezza nei dettagli.

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