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SALVIAMO LA “PICCOLA GERUSALEMME”

Una storia che arriva da Dublino. Nello storico quartiere di Portobello, cuore pulsante della comunità ebraica, i residenti dicono no all’ampliamento della Sinagoga.

Dublino- Gli abitanti del posto dicono che lo sviluppo minaccia l’armonia e distruggerà la “Piccola Gerusalemme” di Dublino. Per generazioni, il quartiere Portobello era il cuore pulsante della comunità ebraica della capitale irlandese, ma lì dove una volta c’era l’armonia, ora c’è rabbia e risentimento. Il quartiere verdeggiante di Dublino è la sede del Museo irlandese ebraico e ospita la Sinagoga più antica d’Irlanda, ma ora i residenti locali sono sul piede di guerra visto che il gruppo di fiduciari responsabili del museo vuole demolire l’edificio esistente per far posto a un nuovo museo.

Il museo è stato fondato e curato da Raphael Siev per 25 anni fino alla sua morte nel 2009. Si trova accanto a due case vittoriane, mentre la sinagoga d’Irlanda si trova nella parte al piano superiore della proprietà, con uno spazio espositivo sotterraneo dove sono conservati ricordi e cimeli. Il progetto prevede di abbattere i due edifici e le case a schiera più vicine per far posto a un museo che è sei volte più grande di quello esistente.

Maurice McConnell ha vissuto accanto al museo dal 1980 e lui è uno dei residenti che si sono battuti contro il nuovo sviluppo. “Non riusciamo a capire il progetto e l’utilizzo di questo spazio “, ha dichiarato. Tra i punti più caldi, c’è la realizzazione di un ulteriore sotterraneo. Il Museo Irish Jewish intende ospitare, infatti, una nuova cantina con ulteriori sei metri di profondità e McConnell teme che ciò potrebbe rappresentare una minaccia per la sua casa. “Ci sono questioni relative al rischio idrogeologico perché sussistono pozzi sotterranei e se si scende al di sotto di quella profondità si rischia che l’acqua arrivi fin dentro casa mia”, ha aggiunto. Un altro residente, Pauline Atkinson, ha preoccupazioni simili. Ha affermato che il sondaggio idrogeologico originale completato nel 2007 è stato fatto dopo un periodo di sei settimane di siccità e sostiene che l’indagine sarebbe dovuta ripetersi in un arco di tempo più lungo. “Stanno costruendo in una zona dove le altre case sono state costruite su fondazioni superficiali nel 18

Donal O’Donoghue passa spesso davanti al Museo Irish Jewish, quasi tutti i giorni dal 2006 e sostiene di aver notato un cambiamento nel modo in cui il museo interagisce con la gente del posto. “Prima – ha raccontato- la porta del museo era sempre aperta. Raphael il custode era  sempre fuori per quattro chiacchierare o per un saluto. Ora, non abbiamo più interazioni ed è diventato un caso circoscritto tra noi e loro “. Anche per lui ci sono dubbi sull’ampliamento: “Che bisogno c’è di aggiungere altri 17.000 metri quadrati? Che bisogno c’è di avere un ristorante che può ospitare 70-100 persone? Nel seminterrato hanno 14 servizi igienici. Più di quelli presenti nella National Gallery. E’ troppo ed eccessivo a mio avviso”.

Il museo è aperto cinque giorni alla settimana (Domenica a Giovedi) per quattro ore e mezza al giorno. Gli abitanti del posto sono d’accordo, però, che il museo resta un simbolo importante del passato della zona e non vogliono che questo patrimonio storico vada perduto. “Il Museo Irlandese ebraico è stata un grande attrazione della zona. E’ piccolo e si adatta perfettamente con l’area circostante”, ha spiegato la signora Atkinson, da anni residente di Portobello.

 Una storia di torti e ragione come spesso capita. Ma stavolta non viene strumentalizzata dalla religione, anzi quasi che la fede non c’entra. Si abbassano i toni e si relega il tutto quasi a una bega di convivenza difficile tra vicini di casa, con ognuno le sue motivazioni ma espresse in una dialettica civile e senza pregiudizi.

Chissà se in Italia sarebbe stata la stessa cosa…

 

Emanuele Cheloni

Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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