L’artista e critico d’arte è scomparso il 2 marzo all’età di 107 anni

Roma – Ricorrono oggi due mesi dalla scomparsa di Gillo Dorfles, rivoluzionario critico d’arte morto il 2 marzo all’età di 107 anni. Specializzato in psichiatria, amante dell’alchimia, filosofo e teorico d’arte, design e architettura, poeta di versi pornografici, Dorfles era una figura poliedrica, mai eclissatasi nel panorama culturale del Novecento.

Nonostante la laurea in medicina, la sua passione per la pittura e gli studi umanistici lo ha portato a insegnare estetica e arte nelle Università di Firenze, Milano, Trieste e Venezia. Eppure per lui l’insegnamento fu esperienza collaterale, il suo carisma e il suo curriculum non erano quelli di un professore, ma di un conoscitore dell’arte e dell’estetica, di mode e di modi. Da sempre affascinato dal cattivo gusto, per lui «un fatto sociale» in grado di divenire «un elemento di studio», era prima di tutto l’autore di Il Kitsch, antologia del cattivo gusto (1968) con cui ha contribuito al rinnovamento dell’estetica italiana.

La sua opera ha attraversato il secolo ed è arrivata al 2000 segnando la cultura a 360 gradi. Per felici coincidenze biografiche, nato a Trieste, ha avuto modo di entrare in contatto con i più grandi protagonisti dello scenario italiano ed europeo del Novecento: da Montale a Quasimodo, da Renzo Piano a Italo Svevo, e ancora Pavese, Saba, Frank Lloyd Wright e molti altri. La vita di Gillo Dorfles si è spenta dopo più di un secolo di contemporaneità. In una delle sue ultime interviste, rispondeva al giornalista colpevole di domandargli la sua età: «Ho dimenticato metà secolo e sto dimenticando l’altra metà perché voglio vivere nel futuro».

Serena Mauriello

Foto di Jacopo Naddeo