L’UOMO CHE FECE PAURA AL DUCE

Roma-

Il 10 Giugno di novantatré anni fa fu ucciso da sicari fascisti il deputato socialista Giacomo Matteotti.

Matteotti fu il primo politico di un certo livello ad essere assassinato dalle squadre fasciste.

Nato a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, nel 1885, da una famiglia di patrioti che aveva avuto una parte importante nel Risorgimento Italiano, iniziò la sua carriera politica nella sezione del PSI, Partito Socialista Italiano, di Rovigo nel 1904.

Eletto sindaco di diverse realtà locali, sempre in provincia di Rovigo, durante la I Guerra Mondiale si schiera per la neutralità italiana per evitare una carneficina.

Nel 1919 è eletto deputato, ed a differenza di molti suoi colleghi, egli ha già una certa dose di competenza politica, dovuta alle passate esperienze da amministratore.

Nel 1921, dopo la scissione avvenuta all’interno del PSI, diventa leader del Partito Socialista Unitario, ossia della corrente dei riformisti, scissionista, che rifiutava un ricongiungimento con i comunisti.

Diventa subito un leader determinato, intransigente, battagliero, per questo viene soprannominato Tempesta, dai suoi colleghi ed avversari.

Comprende il fascismo sin da subito, come un movimento appoggiato dalla borghesia, dagli industriali e dai grandi latifondisti, che si faceva forza sul malcontento popolare di quegli anni e che andava contro le libertà individuali e civili dei lavoratori e dei contadini.

Capì da subito anche la forza eversiva che il fascismo portava con sé.

Matteotti siede in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e comincia ad indagare sulla corruzione del governo, in particolare sulla vendita del materiale bellico residuo della I Guerra Mondiale e sulla vicenda delle tangenti al governo della ditta Sinclair Oil, per delle concessioni petrolifere che coinvolgevano anche Arnaldo Mussolini, fratello del Duce.

Il 30 Maggio 1924, tenne il suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati denunciando i brogli da parte della milizia fascista, con le relative violenze, alle elezioni tenutesi il 6 Aprile 1924, terminando il discorso con una frase quasi profetica:

Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.”

Matteotti, voleva incitare tutti i partiti di opposizione ad essere più intransigenti ed attivi verso la dittatura fascista.

Il 10 Giugno 1924, alle 16:45, Giacomo Matteotti, venne rapito a Roma in Lungotevere Arnaldo da Brescia da una squadra della Polizia Politica Fascista (CEKA) agli ordini di Amerigo Dumini e, dopo una violenta rissa, venne ucciso da una coltellata sferratagli da Albino Volpi, altro membro della squadra.

Il corpo venne trovato due mesi dopo a Riano Romano, piccolo centro a circa 25 Km da Roma, sepolto a malapena, dal cane di un brigadiere dei Carabinieri.

Le indagini partono subito dopo il ritrovamento ed il riconoscimento del corpo e portano all’arresto di Amerigo Dumini e dei suoi complici, che verranno presto rilasciati e scagionati da ogni accusa per intercessione diretta del Duce.

Per l’opinione pubblica, il mandante del delitto è Benito Mussolini, il quale cerca, in un primo momento, di depistare le indagini tramite attraverso il Ministro dell’Interno Federzoni, poi il 3 Gennaio 1925, in un discorso alla Camera dei Deputati, si prende la responsabilità politica e morale del delitto Matteotti.

Il delitto di Giacomo Matteotti, rappresenta un evento storico molto importante, perché il fascismo si trasforma da movimento politico in regime autoritario.

Nella città di Roma, Giacomo Matteotti, viene particolarmente ricordato da un monumento posto sul luogo del suo rapimento ed assassinio realizzato da Jorio Vivarelli nel 51° anniversario della sua morte, e che i romani chiamano “Er Fiammifero”, per la somiglianza a tale oggetto.

La figura di Giacomo Matteotti, è un punto di riferimento per quanto riguarda la questione morale nella vita pubblica, che oggi molti politici, di tutte la fazioni , sembrano aver messo nel cassetto chiamato dimenticatoio e che, con i loro comportamenti indegni, denigrano le varie cariche pubbliche che essi ricoprono, per questo ci è parso doveroso ricordare Giacomo Matteotti.

Stefano Campidelli