Diario di BordoMicro

“GESU’” NON PUO’ ‘VINCERE LE ELEZIONI’ PERCHE’ STA SEMPRE CON CHI PERDE:CHI LO AMA LO SEGUE

In attesa di una risposta ufficiale della Chiesa affetto per don Franco de Donno dopo  la scelta di candidarsi,ma ‘i discepoli’ di Gesù non ‘prendono parti’ perché il Maestro dei maestri è con chiunque e preferisce le ‘minoranze’

“GESU’” NON PUO’ ‘VINCERE LE ELEZIONI’ PERCHE’ STA SEMPRE CON CHI PERDE:CHI LO AMA LO SEGUE

Preghiere per il sacerdote della gente ma la Chiesa di Gesù non può ‘prendere una parte’ ed escluderne un’altra.Preoccupazione per le persone ‘violente’ vicine al gruppo dei sostenitori:tra chi dice di seguirlo e manifesta ‘pacificamente’ anche gli autori della pagina fb “Ostia anti clero”che scrivono:‘il solo prete buono è il prete morto’ 

In attesa che la Chiesa si esprima ufficialmente sulle conseguenze canoniche della scelta difficile di don Franco de Donno tanto affetto e preghiere vengono espresse nei confronti di un ‘sacerdote della gente’ e anche la personale dichiarazione di un parroco di Ostia che dice fuori dalla forma e a malincuore: “è un peccato perderlo per la chiesa speriamo che ci ripensi”. Meno teneri altri commenti che parlano di scelta incosciente e irresponsabile perché tende  a spaccare, ‘separare’ il popolo dei cristiani e quello civile in genere anche se in realtà mai come in questi anni la Chiesa del Territorio vive tempi di straordinaria Unità sia tra le Parrocchie sia con i Cristiani delle altre chiese, in un prezioso e forte incontro ecumenico, e di Dialogo anche con gli altri Culti.

 

Fredde in alcuni casi gelide le relazioni con tante realtà del mondo del volontariato che anzi negli anni scorsi hanno anche affiancato don Franco e che ne condividono la collaborazione in mezzo alla gente vicini agli ambiti della Chiesa. Nessuna parola dalla Comunità di Sant’Egidio. Imbarazzo in altri gruppi più legati al mondo giovanile ecclesiale perché ora prendono un po’ risalto quei ragazzi che hanno sempre seguito il don per il suo carisma sociale e politico piuttosto che i suoi carismi pastorali.Disorientamento se si è chiamati a guardare all’uomo o a Gesù.

 

Ma affetto comunque e sempre.

 

Dispiaciutissimo il Cardinale Agostino Vallini vicario per Roma di Papa Francesco che, insieme al Vescovo Paolo Lojudice, da anni segue con molta attenzione e tenerezza le vicende di questo Territorio lidense estremamente ‘tribolato’. In effetti anche la scelta di don Franco è, se ci si pensa, la conseguenza di una certa assenza tra la gente, le strade, i palazzi degli ‘uomini di Dio’e in futuro forse la Chiesa dovrebbe considerare l’idea di uscire davvero, non creando di fatto elité separate, magari organizzandoun Seminario Sacerdotale sul Territorio e dando più responsabilità a un ‘Vescovo Ostiense’ proprio come è stato fin a non molti anni fa con la cosiddetta ‘Diocesi SubUrbicaria’. Già Papa Francesco nella visita alla cattedrale del lido ‘Regina Pacis’ aveva cercato di ‘sfuggire’ ai protocolli prefissati visitando le persone delle vie circostanti e le suorine missionarie dando un messaggio forte con un gesto che Ostia deve rendere indelebile.

 

Uscire si, ma da sacerdoti, in mezzo al gregge sì, ma da pastori. Papa Bergoglio non ha mai confuso questo punto. E quindi è assai probabile, dalle indiscrezioni che ci giungono, che anche che Papa Bergoglio abbia accolto con amarezza le decisioni di don Franco e che potrebbe dunque mettere di fronte a un bivio, con determinazione ‘paterna’, il ‘cittadino pubblico politico e il sacerdote uomo di Dio al servizio di tutti e non di una parte’ per ‘proteggerlo’ farlo uscire ufficialmente da una situazione che se nell’ambiguità potrebbe dannerggiarlo, direttamente o indirettamente.

 

Così il Papa della Misericordia già ha fatto tante volte in Sud America quando alcuni sacerdoti, per un concetto di ‘amore’ troppo vicino allo spirito di questo mondo, alle passioni rivoluzionarie per la gente, volendo imbracciare addirittura i fucili, vennero addirittura rimproverati severamente, come fa un Padre verso un figlio che sta per mettersi in pericolo, per proteggere loro e proteggere la gente vicina a loro minacciata da rappresaglie e strumentalizzazioni. “… Chi prenderà ‘la spada’ morirà di spada…”. Proteggere, ricordare con forza la loro vocazione che Dio gli ha dato dal momento della loro nascita, di un Servizio coerente con la Missione Evangelica e per questo sulle orme del Maestro dei maestri, Gesù, che non seguì Barabba né si fece seguire da lui. Servizio Sacerdotale che ‘fa politica’ perché permette al Signore di operare secondo la Sua volontà, i Suoi tempi, i Suoi programmi. E verso tutti, non scegliendo  una parte, una lista e non escludendo nessuno anzi avvicinando soprattutto chi , si crede, possa essere nell’errore. Insomma il Sacerdote è uno che fa una politica al contrario rispetto alle regole del mondo: è con le minoranze, ama essere con chi perde. Per questo se in bilico un Sacerdote forse deve chiedere a Dio di fare Luce per smarcarsi da due Servizi diversi, due Amori diversi. E’ assai improbabile pensare di Servire prima l’uno e poi dopo un arco di tempo Servire l’altro.

 

Proteggere don Franco, proteggere un Sacerdote, un uomo di Dio, proteggere il popolo cristiano, proteggere il popolo di Dio, anche con un aut aut: proteggero dallo ‘spirito del mondo’ di cui il principe NON è Dio.  Questa è stata fin’ora la scelta di Papa Bergoglio, sempre.

 

E nel caso specifico forse sarebbe opportuno proprio a buon ragione, perché circola una certa preoccupazione non tanto per quello che don Franco fa o potrebbe fare (che non è né più ne altro che quello che ha sempre fatto, essere a suo modo tra la gente, seppure ora rinunciando agli ambiti della Chiesa o comunque legati ai centri di culto o alle associazioni e organizzazioni ecclesiastiche) ma si diffonde una certa ansia, legittimata da quanto si osserva, soprattutto per la vicinanza al sacerdote di alcuni gruppi e persone suoi sostenitori con tratti ‘violenti’; tra i cortei ‘pacifici’ infatti ci sono anche gli ideatori della fagina facebook “ Ostia Anti Clero” che postano slogan e immagini per i social davvero molesti, offensivi e mandano messaggi decisamente non tollerabili tanto che la pagina stessa è stata già segnalata più volte. Uno di questi recita: “il solo prete buono è un prete morto”.

 

La preoccupazione che intorno al pacifico e amato don Franco si aggreghino realtà con interessi davvero poco ‘evangelici’ è giustificata. La popolazione civile, oltre che quella laica confessionale o quella religiosa, teme che su Ostia e il suo Territorio si scateni in realtà un escalation di violenza e di rabbia, di odio, che dietro ai giovanissimi ‘colorati’, sorridenti, gioiosi si celi una ben altra compagine. E’ una dinamica già vista che porta poi benefici pratici ad alcuni mentre le masse vengono facilmente dimenticate una volta sfruttate. Già i muri delle strade, le Scuole  ‘ci parlano’ di uno scontro duro fatto di aggressioni da un lato e di aggrediti dall’altro e c’è il pericolo di una sfiaccante ‘deriva di carnefici e vittime’ che non rappresenta la collettività del tessuto civile e metropolitano. Spesso questo clima, inoltre, compromette il diritto allo Studio dei nostri ‘vivai’ giovanili.

 

Anche altri eventi di questi giorni – che avremo modo di approfondire successivamente –  suscitano una certa delusione e ci danno prova che realtà anche strutturate a livello cittadino strumentalizzino parte della popolazione per lanciare messaggi ‘ideologici’ di pessimo gusto. Ci si chiede, anche tra i sostenitori che furono di ‘Ostia Comune’, se veramente questa cittadina di fatto sia pronta a reggersi da sé ma non solo per il pericolo ‘mafioso’ quanto per la mancanza di maturità politica dei suoi rappresentanti informali.

 

L’appello dunque va alla società civile, competente, responsabile, che sappia dunque isolare ogni forma di violenza, fisica, mediatica, psicologica. In ogni ambito, da quello scolastico a quello politico, istituzionale, quotidiano, il messaggio è dunque quello di ‘proteggere’ la comunità civile, instaurare un dialogo serio rispondente al senso di realtà piuttosto che alla percezione che si intende dare della stessa attraverso l’uso multimediale o la logica dell’evento o dello slogan. In questo il compito dei mezzi di comunicazione è fondamentale per un Bene Comune edificato sulla maturità e sul futuro costruito con persone e idee davvero innovative perché a Ostia siano veramente nuove tutte le cose.

 

Affetto e preghiere intanto per don Franco affinché il suo Amore trovi un terreno maturo capace di accogliere al meglio i semi di una pace vera, un raccolto che si riconosce dai frutti che potranno vedersi. 

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Stefano Di Tomassi

Stefano Di Tomassi è Operatore Socio Pedagogico, Insegnante di Scuola Elementare con incarichi amministrativi, Capo Scout, Attore. E' membro dell'Associazione Pedagogisti Educatori Italiani. È il promotore socio culturale dell'Ufficio del Dialogo e della Pace nel X municipio di Roma, deliberato con doc. prot. 10975/2015 . Ha fondato la Ciurma Associazione.

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