Concluso il complicato vertice di Taormina, contraddistinto da alcuni punti di contatto e distanze rimaste aperte fra gli Stati Uniti e Regno Unito, Francia, Canada, Italia, Giappone e Germania. Nel comunicato finale si parla di diritti dei migranti e difesa dei confini, argomenti in passato sottovalutati,  portati all’attenzione dalla delegazione italiana. Il presidente americano Trump non ha partecipato alla conferenza stampa finale.

 

Sicuramente  il più impegnativo tra i G7  degli ultimi anni, il primo che ha trovato una porta semi chiusa dagli Stati Uniti con Trump ed il suo  modo di rapportarsi al mondo. Si riparte da zero? Indubbiamente un vertice di falsi sorrisi e promesse. Terrorismo, clima, immigrazione e commercio i temi dibattuti. Trump  non ha preso parte alla conferenza stampa finale, ufficialmente il presidente americano è rientrato a Sigonella per un discorso alle truppe. Questo non giustifica il fallimento del vertice, ma dimostra che la spaccatura esiste.

Il  documento conclusivo è molto più conciso di quelli delle precedenti edizioni del vertice:  39 paragrafi, in cui vengono riportati solo i punti di convergenza. Il premier italiano Gentiloni, definisce più che soddisfacente il summit : « una discussione vera, più autentica che altre volte, il risultato più importante può essere definito l’impegno comune verso il terrorismo, abbiamo discusso molto su commercio internazionale e clima, sul primo ci sono stati passi avanti significativi, gli Usa sono ancora in fase di revisione della loro politica. Mi auguro che questa fase si concluda presto e bene».

Il tema del terrorismo –  dopo i recenti attentati di Manchester e in Egitto – ha messo d’accordo tutti i rappresentanti di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Canada, Italia, Giappone e Germania, il documento finale condiviso, riporta la volontà di tutti verso la sicurezza dei cittadini, i quali devono essere protetti e al sicuro, e che il loro stile di vita sia preservato. Intesa anche sulle questioni geopolitiche e sulle crisi più urgenti da affrontare, in Siria, Corea del Nord e Libia.

L’argomento clima, è quello in cui le distanze sono ancora abissali tra gli Stati Uniti ed il resto dei partecipanti, per Trump la crescita economica degli Stati Uniti non può prescindere da fattori esterni, il suo consigliere economico Gary Cohn si ritiene fiducioso che in futuro ci sarà un avvicinamento. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha definito le discussioni sul clima difficoltose e insoddisfacenti, una situazione di sei contro uno.  L’isolamento americano è esplicito, un paragrafo del comunicato dice: «Gli Stati Uniti stanno ripensando la loro posizione sul cambiamento climatico e al momento non possono dirsi d’accordo con gli altri Paesi su questo tema».

Il principale degli argomenti affrontati  è stato l’immigrazione. Il ruolo dell’Italia si è rivelato determinante, tanto da inserirlo tra i punti centrali dell’agenda, invitati per la prima volta delegati provenienti da Stati africani, Tunisia, Kenya, Etiopia, Niger e Nigeria, maggiormente esposti al fenomeno. Sicurezza e accoglienza i temi trattati. Nonostante una linea comune formale, anche in questo caso gli Stati Uniti sembra abbiano preso una posizione diversa dagli altri sei,  dopo che il mese scorso all’amministrazione Trump è stata rigettata la possibilità di riattivare la legge anti-immigrazione sulla libera circolazione di persone. Si è comunque parlato di progetto di innovazione e formazione professionale per i giovani imprenditori africani, sulle opportunità derivanti dagli investimenti prodotti da un buona collocazione e riqualificazione professionale della “intelligentsia” africana in un quadro politico strategico internazionale.

Altro argomento affrontato, il commercio. Si è trovato un punto di incontro, in cui viene sottolineata la necessità di tutelare le categorie più colpite dalla globalizzazione a favore di una radicale chiusura protezionistica.

Nella dichiarazione finale del vertice di Taormina viene evidenziato che gli Usa sono sensibili al processo di revisione delle loro politiche sul cambiamento climatico, in merito alla gestione dei flussi migratori, si  richiedono sforzi coordinati a livello nazionale e internazionale, pur sostenendo i diritti umani di tutti i migranti e rifugiati, sono fondamentali i diritti sovrani degli Stati, individualmente e collettivamente, impegnati a controllare i propri confini e stabilire politiche nell’interesse nazionale e per la sicurezza. Viene confermato l’impegno di tutti i partecipanti nel mantenere aperti i mercati e  combattere il protezionismo   contro tutte le pratiche scorrette del commercio.