Dopo i fatti di Nizza una delle dichiarazioni  più forti e significativa nel panorama romano,forse nazionale, è quella del  direttore della Moschea di Ostia Servi di Dio Yousef Al Moghazy che ha voluto chiamarci per rilasciare un’intervista che sa davvero di appello disperato alla Pace e al Dialogo ed una presa di distanza da integralismo e fonamentalismo veramente senza precedenti. “Fuori questi folli dall’Islam!”. Da sempre impegnato in percorsi di inclusione e incontro della numerosissima Comunità locale con la popolazione e soprattutto con le altre religioni, Yousef Al Moghazy ha promosso la firma del documento Pacis In Terris (nel Maggio 2012 presso il Castello Giulio II proprio lì dove nel 849 d.C. Cristiani e Musulmani si massacrarono nella Battaglia di Ostia) e diversi incontri sul Territorio affinché il messaggio dell’Islam non spaventi e si possa toccare con mano una diversità che non è una minaccia ma anzi una ricchezza e soprattutto una realtà pacifica in dialogo. Questi percorsi hanno dato vita all’Ufficio della Pace e del Dialogo in X Municipio (delibera n°10975/15) aperto il 30 Gennaio 2015 con atto formale e tutt’ora inattivo. Le parole di Al Moghazy Giuseppe (questo il nome se italianizzato) sono un fiume impetuoso e in piena e trattiene a stento l’emozione che quasi non lo fa esprimere. Mentre gli domandiamo, attorno a lui, si riunisce spontaneamente altra gente della Moschea che sente il loro Responsabile affannato dal dolore e si stringono intorno a lui sinceramente commossi.

 Yousef, perché hai voluto questa intervista?

«Per esprimere il nostro dolore e piango le vittime di questo orrore bestemmiato in nome dell’Islam. Piango ora le vittime Italiane di Nizza che in queste ore stiamo apprendendo dai giornali o di quelle di Dacca. Non avevo subito scritto al giornale perché ormai rimango di pietra dal dolore. Io piango i morti non solo per la blasfemia di quello che avviene, dicono questi pazzi assassini, nel nome del Profeta Mohammed, la Pace sia su di Lui, ma le piango come Cittadino Italiano. Sono cittadino Italiano da quasi tutta la vita. Da 40 ani sono qui. E sono sposato con mia moglie Italiana. Lei è Cristiana. E i miei figli sono italiani e vivono con i giovani di qui da sempre benissimo». 

Questi terroristi sono veramente musulmani?

«Chi commette queste cose non è dell’Islam e vada fuori dai Musulmani e dalle Moschee. Dove c’è la Moschea c’è la preghiera. Questi terroristi o sono folli o sono usati, preparati e non c’entrano con la nostra religione. L’Islam è Pace, l’Islam è Perdono, è Misericordia. I nostri Pilastri della fede ci insegnano questo e nelle Moschee noi insegnamo questo. Io ringrazio Papa Francesco che ha compreso questo e mi unisco alle sue parole quando dice di ‘avere rispetto per il sangue versato’ non accusare, né attaccare i Musulmani perché questo si vuole fare».

 Dalle parole di Al Moghazy emerge tutta la preoccupazione che vi sia invece l’intento di usare queste situazioni internazionali per dinamiche politiche legate ad altri fini come quelli economici collegati ai mercati del petrolio, delle armi e allo sfruttamento in genere dell’ambiente e dell’essere umano. Del resto le società connesse mani e piedi con le logiche materialistiche non vedono di buon occhio nessuna religione e nessun credo perché questi mette al centro valori non negoziabili e commerciabili cozzando quindi con le regole speculative e ciniche del consumismo sfrenato. In effetti assistiamo ad un attacco su scala globale verso le religioni: i cristiani perseguitati, i musulmani accusati, ora ghettizzati ora dispersi, gli ebrei minacciati e costretti a recintarsi protetti da misure di sicurezza sempre più robuste. Il pensiero e il sentimento religioso liberano le persone dalle mode globali e locali, dalle strutture, dalle filiere massoniche che seguono il commercio con le sue necessità e il suo idolo. E in effetti c’è da fare una profonda riflessione: “Cosa ci sarebbe di meglio, per chi vuole limitare il potere di una relazione con Dio, che o mettere contro le une alle altre, oppure, l’altra modalità, separarle, renderle incomunicabili, dividere per imperare. Questa forse sembra essere una possibile strategia alla base anche degli attacchi terroristici.”

Cosa si può fare nei Paesi e sui Territori affinché si combatta con forza questa piaga del terrorismo? Cosa fanno i veri musulmani in questo senso?

«I governanti, i capi degli stati si riuniscano per fare politiche di pace a livello locale, nazionale e globale – continua il direttore della Mosche di Ostia – chiamino i rappresentanti delle Religioni, lavorino anzitutto con loro. Perché non lo fanno? Gli Imam sarebbero presenti. Perché dai più preparati Imam arriva la condanna a quello che si defnisce lo Stato Islamico e a questi Terroristi. E noi ascoltiamo gli Imam più importanti, che hanno studiato in diverse Università. Così noi diciamo alla nostra gente nelle Moschee e insegnamo a vivere nelle società dove si trovano. Se noi vogliamo cacciare questi terroristi non chiudiamo le Moschee perché loro questo vogliono,  così fanno loro gruppi dicendo il falso sull’Islam». 

Come definite allora chi commette queste stragi?

«Questi sono folli e peggio degli animali. Quando un animale partorisce si scanza le zampe per non pestare inavvertitamente il suo figlio che nasce. Questa è la Misericordia che Dio ha messo in ogni creatura. Se invece uccidi come fanno questi tu sei fuori dalla Natura, gli animali sono migliori. Noi siamo perseguitati per colpa di questi terroristi».

Si, perché a mettersi veramente nei panni dei veri Musulmani c’è davvero da provare dei brividi tra tristezza profonda,sgomento incredulità, paura: molti li additano come fossero loro stessi gli autori di quest’odio strisciante. I messaggi che vanno spesso in giro li tirano dentro al più grave peccato che possa esserci per un Musulmano:uccidere e in nome di Dio.

Cosa dice il Corano circa l’assassinio e soprattutto verso quello in nome della Fede?

«Il Corano dice ‘chi uccide una vita uccide il mondo intero’ ed è per questo che Noi condanniamo fortemente questi atti terroristici compiuti contro ogni persona e ogni fede perpetrata contro persone innocenti. L’uomo è voluto da Dio e nessuno ha il diritto di violare questo. Il rispetto per le altre culture e religioni per un musulmano è sacro. Si racconta che il Profeta Mohammed si trovasse presso un corteo funebre  mentre passava. Si alzò’ per rispetto poiché era seduto. Gli fecero presente che si trattava di un non musulmano, ebreo. E lui disse chiaramente che bisognava alzarsi come di fronte a un Musulmano poiché stava passando un’Anima oltre che un corpo»

Youssef Al-Moghazi, direttore del centro culturale islamico di Ostia

Youssef Al-Moghazi, direttore del centro culturale islamico di Ostia

La logica della separazione dei credenti di diverse religioni non trova reale appiglio in nessun Testo Sacro. Nello stesso tempo emergono invece da ciascuna religione profondi elementi di contatto sui principi e sui valori fondamentali dell’essere umano e dell’ambiente ci dice Yousef. Poco si valorizzano i Ponti tra le Religioni e invece c’è l’interesse fortissimo ad evidenziarne criticità e punti di pseudo conflitto. L’altro pericolo è l’ateismo che dietro ad una non considerazione delle religioni prepara il terreno per l’instaurarsi del potere di piccoli gruppi di più forti e facoltosi. A questo invece si può dare un messaggio diverso:

Può esserci tra diverse religioni e diversi popoli una collaborazione in itinere, su che basi e contro quali nemici comuni?

«L’umanità è insieme per la vita di tutti. Il Corano dice che tutte le persone del Cielo insieme a quelle della Terra si coalizzassero per uccidere una persona soltanto tutti andrebbero nell’Inferno. C’è per questo bisogno che le religioni vivano vicine e non si abbia paura. E’ possibile. Nella vita di tutti i giorni possiamo aiutarci. C’è bisogno, per fare questo, di una grande alleanza pedagogica educativa che sia l’alternativa al materialismo assoluto, a che con i soldi possiamo comprare tutto e non ascoltare Dio.C’è bisogno di un grande patto. Dobbiamo mettere al centro i valori, la famiglia, l’amore che da Frutti nella società umana».

Infine Al Moghazy della Moschea di Ostia ci richiama alla pedagogia della prossimità, alle periferie esistenziali, care a Papa Bergoglio, delle società civili dove trovare la formula per la convivenza pacifica che, a iniziare dalla preghiera prima ancora che dalle istituzioni amministrative e dalle normative, ci porta ad una dimensione del reale e quotidiano dove non è possibile non essere tutti sulla stessa barca. Del resto chi ha paura del proselitismo religioso o culturale non esaurirebbe la sua preoccupazione cancellando l’Islam o qualche altra confessione. Quanto proselitismo esiste nella società che non riguardi questi ambiti specifici; il proselitsmo e perciò una forma di aggressività sociale non legata a questa o quella religione quanto invece alla psicologia di questo o quel gruppo (ndr, anche nella stessa Chiesa Cattolica gruppi di più numerosi o di “più giusti e puri” – come li definì proprio in Ostia Lido il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – si muovono applicando logiche e dinamiche di assimilazione o di separazione).

Dove trovare un terreno di contatto positivo tra la gente di diverse culture e religioni? I musulmani desiderano l’integrazione e come?

«La gente musulmana non ha interesse a fare guerre a obbligare qualcun altro ad abbracciare la fede – noi non possiamo fare questo perché ciascuno deve avere la sua – ma il nostro desiderio è semplicemente quello di uscire, lì dove ce ne sia, dalla povertà ed essere indipendenti, avere diritti. Anzitutto la Preghiera e il luogo. Le nostre preoccupazioni sono le esigenze quotidiane perché spesso siamo gente povera e umile, famiglie come tutti. Qui ci sentiamo di questo territorio e Italiani e vogliamo che noi e i nostri figli possano essere una risorsa per l’Italia. Nelle nostre Moschee questo anche diciamo che anzi possiamo aiutare a inserirsi nella società, insegnamo la lingua i costumi. Io voglio mettere la bandiera Italiana fuori dalla Moschea di Ostia già da tempo e penso che presto la vedrete. La Pace sia su di voi, su di noi. Insieme»

Stefano Di Tomassi