I “Giorni della Merla” tra storia e tradizione. Il periodo più freddo dell’anno raccontato come è uso e costume nel nord Italia. Mentre il vortice polare colpirà il centro sud Italia, leggete questa storia magari davanti al calore di un camino.

Brescia- “..Zener zenerù.. Ta het finit..” La schersàa. La Merla… “Jù go ló.. E jù al pèrmùdèrò..” al ga rispùndìt Zener..e hé bianca ta hèt negra ta farò.. E zener l’ha fat fiocà tat ma tat… Che la Merla la hà mitida en jù camì per scaldass, e iscé lè nida negra…”  (trad.: “Gennaio Gennaioone…. Sei finito” scherzava la Merla bianca. “Uno ce l’ho e uno me lo farò prestare” ha risposto Gennaio che ha continuato “E da bianca ti farò diventar nera. Gennaio così ha fatto cadere moltissima neve. Tanta che la Merla ha dovuto nascondersi in un comignolo per proteggersi dal freddo)

Difficile per orecchie non bresciane comprendere questa antichissima filastrocca che arriva da Montisola, l’isola lacustre più grande dell’Europa Alpina, in provincia di Brescia. Si tratta di una cantilena che ho ascoltato dalle labbra di una vera isolana: la mia carissima amica Elga Epilotti, che a sua volta l’ha imparata dalla madre, cui venne insegnata da sua nonna. La filastrocca serve a spiegare perché i merli sono neri, perché i tre giorni finali di gennaio sono i più freddi dell’anno e perché febbraio ha solo 28 giorni. Perché ha fatto un prestito a gennaio. In tutte Italia si celebrano i cosiddetti “Giorni della Merla”, che secondo tradizione sarebbero i più freddi dell’anno (e difatti per il 2015 gli esperti del meteo hanno previsto neve).

A Lodi sulle rive opposte dell’Adda, dei cori si chiamano e rispondono. La strofa iniziale di questo botta e risposta dice: “ tra la ruca in mez a l’era, se ghe nigul se insirena” “Trad: butta la rocca in mezzo all’aia, se è nuvolo verrà il sereno » In Friuli invece i contadini facevano le previsioni del tempo in base ai tre “Giorni della Merla”. A Scano Montiferro in Sardegna si racconta, curiosamente come a Montisola, de “sas dies imprestadas”, le giornate prese in prestito.  In provincia di Cremona è tradizione riproporre i canti popolari della merla per rivivere l’antica atmosfera contadina. L’usanza rivive ogni anno ad Annicco, Cornaleto, Crotta d’Adda, Formigara, Gombito, Pizzighettone, Soresina, San Bassano, Sesto ed Uniti, Stagno Lombardo, Trigolo, Pianengo

Per qualcuno, infine, l’origine del nome è ben diversa, come per Sebastiano Pauli nei suoi “ Modi di dire toscani ricercati nella loro origine” che diceva: “I giorni della Merla” in significazione di giorni freddissimi. L’origine del quel dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un Cannone di prima portata, nominato la Merla, s’aspettò l’occasione di questi giorni: ne’ quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giugnere all’altra riva. Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una Nobile Signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a Marito, non lo poté fare se non in questi giorni, ne’ quali passò sovra il fiume gelato”.

Felici “Giorni della Merla”

Milla Prandelli