Tonino, una storia che intreccia lo sport e il senso di comunità di un quartiere. Lui che amava il calcio e la “sua” Ostia. Ci sono ancora persone che fanno parte della città. Uno dei tanti amici “semplici”, lo vuole ricordare così

Roma- Come direbbe il buon Antonello Venditti c’è chi resta forever. In questi mesi abbiamo avuto due scomparse di due campioni del calcio che in molti abbiamo visto compiere gesta e ricevere tributi ma io vado fuori dagli schemi e vi parlerò di un personaggio del mio territorio venuto a mancare nello stesso periodo.

Solitamente i miei articoli parlano di campioni dello sport o di big della tv, che hanno smesso oppure che non ci sono più. Ma oggi il mio tributo speciale va ad una persona comune con cui ho condiviso tantissime giornate durante il lavoro. Una persona amata dall’intera comunità di Ostia. Sin troppo facile sarebbe parlare di Johan Cruyjff e Cesare Maldini due grandissimi del calcio, uno campionissimo dell’Ajax e fautore del calcio totale con la nazionale orange e con il club dei lancieri di Amsterdam,  mentre l’altro è stato una grande bandiera del Milan nonchè papà di Paolo e nostro Ct azzurro anche se quelli come mio padre lo ricordano per il trionfo di Wembley dove ha alzato la vecchia Coppa dei Campioni al cielo. Di loro sappiamo di tutto e di più e hanno ricevuto grandi celebrazioni da molti media televisivi. È per questo che vi parlerò, invece, di Tonino Di Michele personaggio lidense amato da molti nonostante quella sua tipica espressione un po’ corrucciata come fosse perennemente arrabbiato. Lo faceva passare per un cattivo ma per chi come me l’ha conosciuto sa che lui era un buono amante dello sport e della sua Ostia Mare,nonche’ della Lazio nonostante le sue origini fossero di Barletta, cosi mi ha sempre detto mio padre che era suo amico.

Durante le feste pasquali con i colleghi ci siamo presi una giornata di svago andando in un laghetto a pescare e a fare la brace. Al ritorno appena arrivo vedo mio padre un po’ rattristato. Mi dice: «Sai Michele, ieri sera hanno investito Tonino vicino casa sua. Ora è in coma». Ci sono notizie che ti spiazzano. Che ti fanno rimanere ghiaccio. Ripensi alle ultime risate con noi al bar, ai tanti gelati fatti. ai tanti ricordi che resteranno per sempre come le battute sulle corna oppure sulla Lazio che magari perdeva. Sono sincero non prego quasi mai ma quel giorno ho pregato pur sapendo che forse il Buon Tonino non l’avrei più rivisto. Non gli avrei più fatto il gelato, non gli avrei più gridato: «Cornuto!» oppure non lo avrei sbeffeggiato per il derby vinto dalla Roma né avrei scherzato con lui  gioito su un exploit della nostra Ostia. E pensare che ricordo qualche settimana prima la nostra squadra del Lido vincere sul Grosseto, che fino a due anni fa militava in B. Tu pieno di gioia  e come se nulla fosse per farmi partecipe mi continuavi a dire, nonostante stessi servendo i gelati, «abbiamo vinto 1 a 0». Chissà ora se sarai felice di sapere che la «nostra» Ostia ha vinto altre due volte, dopo che  te ne sei andato. Al tuo funerale c’erano persone di ogni tenore di vita tassisti e autisti dell’ATAC, vigili urbani e baristi, personaggi di quell’ Ostia Mare di cui sei stato custode e tanti amici e commercianti della zona che frequentavi a Lido centro. C’era anche il mio principale il Signor Ciotoli che ti voleva bene e mi diceva sempre: «Fai il cono a Tonino».

Si, quel cono che ora è solo dentro la scatola come se mi guardasse. La domenica allora mi metto in diretta e vedo il risultato dell’Ostia Mare. Se ha vinto, mi avvicino al cono e gli sussuro: «Abbiamo vinto!».

Perché il cono resterà per sempre il simbolo di uno dei miei migliori cliente a cui ho voluto bene. Ma soprattutto che mi ha voluto bene.

Ciao Tonino!

Michele Belsito