Non è raro che coloro che amano lo sport nelle sue svariate forme e, più in particolare, coloro che amano le discipline che prevedono l’avere una tavola sotto i piedi, siano spesso alla ricerca di nuove emozioni. Emozioni che possono risolversi nello studio di nuovi Tricks (evoluzioni che richiedono abilità, precisione e talento) o nel ricercare nuovi strumenti per mettersi alla prova. Non essendo poche le persone che hanno questo pallino per le novità, le invenzioni certo non mancano. Una di queste è certamente il flyboard: un particolare macchinario che, composto da una tavola, degli stivali ben fissati alla tavola ed un sistema a propulsione connesso e dipendente da una moto d’acqua, permette letteralmente di volare a diversi metri dall’acqua compiendo le più svariate evoluzioni.

Il Flyboard  nasce da una brillante idea del campione di moto d’acqua Francky Zapata successivamente sviluppata dalla società francese Zapata Racing. I primi prototipi risalenti al 2011 hanno subito un grande processo evolutivo che ha permesso di sviluppare una tecnologia fruibile tanto dagli esperti di sport acquatici (che arrivano a sfidarsi anche in competizioni nazionali e internazionali) quanto da semplici curiosi. Un’importante innovazione, oltre chiaramente alle caratterstiche della tavola e dei sistemi a propulsione, riguarda il rapporto tra il flyboarder (mi si passi il termine) e la moto d’acqua. Fondamentalmente tale rapporto si può dividere in due diverse alternative. La prima prevede la guida della moto d’acqua da parte di una persona e l’utilizzo della tavola da parte di un’altra, mentre, la seconda (ovviamente indicata per i pro) che permette all’utilizzatore di guidare a distanza la moto attraverso un sistema di guida indipendete.

Insomma, tra back flip, rotazioni a 360°, tuffi, voli a 10 metri d’altezza e molto altro, il flyboard rappresenta un innovativo strumento per divertirsi e per alimentare il proprio amore per lo sport, un’esperienza indimenticabile da provare almeno una volta o una disciplina da approfondire e conoscere nei suoi più piccoli particolari.

Federico Molfese