Mentre le luci dei riflettori sono puntate sulle tarantelle politiche pre elezioni, dal mondo della medicina arriva la notizia che la tecnologia Car T sta manifestando i suoi primi successi, facendo ben sperare sulla validità di questo approccio sperimentale contro alcuni tumori del sangue, tra cui la leucemia.

Roma – Nulla è ancora certo ma i passi avanti ci sono e la notizia arriva proprio dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove un bambino di 4 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta, è stato sottoposto all’infusione delle cellule riprogrammate e oggi, ad un mese di distanza, i medici dichiarano che il bambino sta bene, che è stato dimesso e nel midollo non sono più presenti  cellule staminali.

Il piccolo aveva avuto già due ricadute, una dopo il trattamento chemioterapico, un’altra dopo il trapianto di midollo da parte di un donatore esterno.

Non si può però parlare ancora di guarigione. Il tempo ci darà le sue risposte. Intanto proseguono le analisi sull’avveniristica terapia basata sulla riprogrammazione cellulare.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio in cosa consiste.

Il sistema di riprogrammazione

Studio di diverse sperimentazioni in tutto il mondo, la tecnica Car T in Italia prevede il prelievo di linfociti T dagli stessi pazienti in cura e la loro riprogrammazione genetica in laboratorio. Si tratta di una vera e propria manipolazione genetica data dall’utilizzo di specifici virus che di fatto potenziano la funzionalità antitumorale dei linfociti che vengono poi iniettati nuovamente nel paziente sottoforma di cellule T Car.

L’infusione del primo paziente, il bambino di 4 anni, è stata frutto di un lavoro pre – clinico durato 3 anni e sviluppato all’interno dell’Officina Farmaceutica dell’Ospedale Bambino Gesù con l’autorizzazione dell’Agenzia del Farmaco.

Dopo 2 settimane di produzione e 10 giorni di analisi e controlli sulla sicurezza del prodotto ottenuto, il farmaco biologico è pronto per l’infusione.

Prossimi passi

È già prevista la preparazione delle cellule Car T per un adolescente affetto da leucemia linfoblastica acuta e per una bambina affetta da neuroblastoma.

Non ci resta che aspettare e sperare veramente che questa cura alternativa dia i suoi risultati concreti ma soprattutto che se ne continui a parlare e che non vada a finire tutto nel dimenticatoio come sempre.

                                                                                                                                                                                                                                                      Francesca Interlandi