Storia di un piatto romano

Roma-Con l’avvicinarsi della primavera, a Roma è anche il tempo di mangiare le fave.

Le Fave, legumi originari dell’Asia, ma conosciute fin dall’antica Grecia ma immancabili sulle tavole degli antichi romani.

Grazie al loro alto contenuto proteico, alla facilità di coltivazione ed al loro prezzo alquanto economico, hanno rappresentato da sempre il cibo delle classi povere.

Ci sono numerose varietà di fave, quelle adatte al consumo animale, che completano il foraggio, e quella Major adatta al consumo umano.

Nella città di Roma, è tradizione mangiarle crude con il pecorino romano.

Una delle caratteristiche della cucina tipica romana, è la stagionalità e, da questa stagionalità, si prende spunto per le ricette di cucina.

Nel periodo primaverile, con le fave, a Roma, si preparano due tipiche ricette, la prima è la Vignarola Romana, ricetta a base di carciofi, fave ed altre verdure primaverili, la seconda è quella delle Fave con guanciale alla romana.

Questa ricetta, è stata presa, da appunti lasciati da mia nonna a mia madre.

INGREDIENTI

  • 800 grammi di fave sgranate

  • 70 grammi di guanciale

  • 1 bicchiere di vino bianco

  • 1 cipolla

  • Olio EVO

  • 2 bicchieri di acqua calda

  • Pepe q.b.

  • Sale q.b.

PREPARAZIONE

Lavare le fave sotto acqua fredda, asciugarle, tagliare il guanciale a listarelle e tritare la cipolla.

Mettere sul fuoco un tegame di coccio, versare l’olio e fare appassire la cipolla, poi unirci le listarelle di guanciale facendole rosolare per 3-4 minuti, mescolando di tanto in tanto.

A questo soffritto, aggiungere le fave, facendole insaporire per qualche minuto, poi aggiungere il vino bianco per farlo sfumare.

Bagnare con due bicchieri di acqua calda ed salare e pepare.

Abbassare la fiamma a fuoco moderato coprendola con un tegame per attendere la fine della cottura, circa 15 minuti.

A cottura ultimata, trasferire il tutto su un piatto da portata e spolverare con del pecorino romano grattugiato fresco.

Abbinare un vino ai legumi è sempre difficile, però, come capita spesso in questi casi, si finisce per scegliere un abbinamento territoriale, il mio consiglio, è quello di abbinare un Fontana Parata della Canina Pesoli Giulio.

L’uvaggio di questo vino, ossia Malvasia-Trebbiano-Bellone, formano un connubio che può adattarsi al piatto.

Stefano Campidelli