Storie dall'Italia

FAENZA E IL CASO ORLANDI

IL REGISTA TORINESE PORTA NELLE SALE, DAL 6 OTTOBRE, IL RACCONTO DI UNO DEI GRANDI MISTERI ITALIANI: LA SCOMPARSA DI EMANUELA ORLANDI 

Roma – Nel giugno 1983 scomparve dalla Capitale una ragazza. Giovanissima, aveva infatti solo quindici anni e seguiva abitualmente lezioni di musica. Era una cittadina vaticana come suo padre, commesso presso la Prefettura della Casa Pontificia, e in quel giorno d’inizio estate parlò al telefono con la sorella di una proposta di lavoro da poco ricevuta. Avrebbe dovuto promuovere dei cosmetici Avon, in cambio di non poco denaro per una studentessa quasi al terzo anno di liceo scientifico. All’entusiasmo dell’adolescente però rispose lo scetticismo della parente, che la invitò a fare ritorno a casa per poterne discutere con i genitori, che l’avrebbero attesa con apprensione tutta la notte. Invano.

Quella ragazza si chiamava Emanuela Orlandi e la sua scomparsa divenne poi uno dei tanti misteri irrisolti della storia italiana.

Nel corso degli anni, tante sono state le ipotesi in merito. Dalla banda della Magliana fino a Roberto Calvi, passando per l’attentato a papa Wojtyla e la pista pedofila fortemente sollecitata dalle affermazioni rilasciate a La Stampa nel 2012 dall’esorcista Gabriele Amorth, per il quale la Orlandi morì in un’orgia di preti (una teoria confermata in qualche modo dal pentito Vincenzo Calcara che ai microfoni della trasmissione Chi l’ha visto, citando lo scandalo IOR e monsignor Paul Marcinkus, dichiarò che Emanuela sarebbe stata una delle tante minorenni vittime dei festini a base di droga e riti satanici, svoltisi proprio in Vaticano). Ed oggi, dal 6 ottobre, anche il regista torinese Roberto Faenza prova a dire la sua sul caso mai risolto. Lo fa con un film, il cui titolo fa riferimento alla frase “Emanuela sta in cielo”, detta da Papa Francesco al fratello della scomparsa, Pietro (che compare nella pellicola vestendo i suoi stessi panni).

Tuttavia, tanto per Faenza quanto per la famiglia lo scatolone contenente questa storia oscura dev’essere riaperto.

Prodotto da Jean Vigo Italia e Rai Cinema, La verità sta in cielo racconta perciò la sparizione della ragazza e ciò che è successivamente accaduto, attraverso l’indagine di una giornalista inglese che giunge in Italia poco dopo lo scandalo di Mafia Capitale e l’arresto di Massimo Carminati. Come è ovvio, nessuna teoria è esclusa e non mancano i riferimenti alla Chiesa (anzi, la reporter interpretata da Maya Sansa si domanda ad alta voce “Cosa può esserci di così terribile da indurre il Vaticano al silenzio?”), ai cosiddetti ‘testaccini’ e ai banditi della Magliana. Oltretutto, altra figura cardine della pellicola è Sabrina Minardi, ex compagna del boss Enrico ‘Renatino’ De Pedis (Riccardo Scamarcio), sepolto nella basilica romana di Sant’Apollinare e da sempre al centro delle discussioni legate al caso Orlandi.

Insomma il nuovo lavoro di Roberto Faenza percorre sentieri scomodi, analizzando la vicenda tra teorie, protagonisti e depistaggi, dubbi. Con una certezza: che si arrivi o meno alla verità conclusiva per quel che riguarda il mistero della Orlandi, dopo più di trent’anni evidentemente non si è ancora indagato a fondo. Ciononostante, secondo il film di Faenza la svolta potrebbe essere vicinissima.

Simona Cappuccio

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Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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