Secondo il New York Times e il The Guardian, la Cambridge Analytica avrebbe usato una applicazione per influenzare le votazioni su Brexit e sulla elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. E il “sistema Facebook” finisce sotto accusa.

Roma- Tutto inizia il 14 Marzo, quando, sulle pagine del giornale inglese The Guardian, comparivano una serie di articoli che riguardavano l’uso scorretto dei dati personali di utenti da parte di una società inglese di marketing on-line chiamata Cambridge Analytica.

Secondo questi articoli, la Cambridge Analytica, avrebbe utilizzato una applicazione per smartphone per influenzare sia le elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America nel 2016 sia il referendum sulla Brexit.

Una settimana dopo, sul quotidiano statunitense New York Times, il social network Facebook veniva tirato in ballo per aver ceduto, con troppa facilità, i dati personali di alcuni utenti a questa applicazione.

La Cambridge Analytica è una società inglese di marketing on-line fondata da Robert Mercer nel 2013.

Il signor Robert Mercer è un miliardario americano di idee conservatrici, finanziatore sia della campagna elettorale di Donald Trump, sia del sito di estrema destra BreitbartNews.com, diretto da Steve Bannon, stretto collaboratore di Donald Trump durante la sua campagna elettorale per la Casa Bianca.

Questa società è specializzata in psicometria, ossia in quella parte della psicologia che misura, attraverso delle informazioni, i comportamenti e le abilità psicologiche creando dei profili psicologici molto accurati.

Nel 2014, un ricercatore dell’Università di Cambridge, il Dottor Michael Kosinski, sviluppa un algoritmo in grado di creare profili psicologici molto accurati e, nello stesso anno, il suo collega Aleksandr Kogan, crea una applicazione per smartphone chiamata “Thisisyourdigitallife” (tradotto Questa è la tua vita digitale) che utilizza l’algoritmo di Kosinski per la creazione di questi profili.

Questa applicazione veniva scaricata gratuitamente dagli store digitali, utilizzando, per la richiesta di informazioni personali, il sistema denominato “social login” per conto del social network Facebook.

Il “social login” è un sistema che permette ad una applicazione di utilizzare i dati personali dell’utente in possesso del social network per essere sia scaricata sia utilizzata dallo smartphone e dal suo proprietario, il quale accetta dei permessi, che il più delle volte non sono chiari.

I social network, vengono “pagati”, con le informazioni personali dell’utente, che non riguardano soltanto l’anagrafica e la reperibilità, ma anche i vari “Like” (Mi Piace”), i vari commenti che l’utente mette sul social, le proprie fotografie, le proprie amicizie e le proprie condivisioni.

Facebook, utilizza queste informazioni per fini commerciali, inserendo pubblicità personalizzata all’interno della pagina dell’utente.

L’applicazione incriminata, Thisisyourdigitallife, è stata scaricata da 270 mila persone e, grazie alle “amicizie” di queste 270 mila persone, ben 50 milioni di persone avrebbero ricevuto, inconsapevolmente, pubblicità da parte o del comitato pro-brexit o del comitato elettorale di Donald Trump.

Il fondatore ed Amministratore Delegato (C.E.O.) di Facebook, Mark Zuckerberg, dopo aver rimosso il capo della sicurezza informatica della propria azienda si è pubblicamente scusato ed ha accettato di comparire davanti la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati del Congresso degli Stati Uniti per chiarire la vicenda, ma si è rifiutato di comparire davanti la Commissione Cultura e Media del Parlamento Britannico.

La Commissaria Europea della Giustizia Vera Jourova, ha invitato Zuckerberg a far sapere quanti cittadini europei sono coinvolti in questa vicenda e le contromisure che Facebook intende adottare per evitare che queste vicende non si ripetano, prima che entri in vigore il nuovo regolamento europeo sulla privacy.

Dallo scoppio della vicenda, il titolo di Facebook, a perso circa 80 milioni di dollari di capitalizzazione a Wall Street e già cominciano ad esserci le prime cancellazioni di account, oltre alla varie Class Action per violazione della privacy.

La più importante è quella contro l’applicazione Messenger, altra applicazione gemella a quella di Facebook, la quale viene accusata di registrare non solo i messaggi, ma anche le chiamate, gli sms e le fotografie scattate da tutti quegli smartphone che hanno come sistema operativo Android.

Stefano Campidelli